L’India schiera armamenti USA al confine con la Cina

Pubblicato il 31 ottobre 2021 alle 7:05 in Cina India

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L’India ha schierato armi di fabbricazione statunitense di recente acquisizione lungo il confine con la Cina, anche noto come Linea di controllo effettivo (LAC), mentre i due Paesi restano bloccati sulla risoluzione di tensioni di confine.

In particolare, Nuova Delhi ha posizionato elicotteri Chinook, obici trainati ultraleggeri e fucili di fabbricazione statunitense, così come missili da crociera supersonici di fabbricazione nazionale e un sistema di sorveglianza new age a sostegno delle truppe indiane nelle aree confinanti con il Tibet orientale.  Le armi sono state tutte acquisite negli ultimi anni mentre i legami di difesa tra Stati Uniti e India si sono rafforzati a causa delle crescenti preoccupazioni relative alla Cina. Tra il 18 e il 24 ottobre, il personale militare indiano ha accompagnato un gruppo di giornalisti nella regione per evidenziare le nuove capacità offensive del Paese. Il comandante dell’esercito orientale, il tenente generale Manoj Pande, ha affermato che stivali, armature, artiglieria e supporto aereo saranno combinati per rendere la forza “agile, snella e meschina in modo da poterla impiegare più velocemente”. Nell’ultimo anno, l’India ha dispiegato una formazione di almeno 30.000 soldati e una nuova brigata dell’aviazione dell’Esercito nella sezione orientale della LAC.

Il rafforzamento militare indiano si concentra nel Nord-Est dell’India ed è incentrato sull’altopiano di Tawang, vicino al Bhutan e al Tibet, un’area rivendicata dalla Cina ma controllata dall’India, nel settore orientale della LAC. La zona rappresenta un nodo centrale delle dispute che riguardano l’area nota come Arunachal Pradesh, i cui oltre 83.000 km2 di estensione sono considerati dalla Cina parte del proprio territorio, al punto che li ha ufficialmente definiti “Tibet meridionale”, mentre, per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Il 3 novembre 1914 in tale territorio fu tracciata la Linea McMahon con l’accordo di Simla, firmato dall’allora amministrazione britannica dell’India e dal Tibet, la quale definiva il confine dell’India con la Cina. In seguito all’indipendenza indiana, Nuova Delhi riconobbe unilateralmente tale demarcazione ma Pechino, dal canto suo, non la ritenne mai valida, né nel 1914, né dopo l’annessione del Tibet nel 1951.

 Fu proprio tale confine conteso a determinare lo scoppio della guerra sino-indiana combattuta dal 10 ottobre al 21 novembre 1962 e conclusasi con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio di Aksai Chin, che era stato oggetto del conflitto insieme alla ex North East Frontier Agency, diventata poi l’attuale Arunachal Pradesh. Nel 1975, poi, sempre in tale regione del settore orientale, furono sferrati gli ultimi colpi d’arma da fuoco lungo la LAC, prima del 7 settembre 2020, causando la morte di 4 soldati indiani.

L’India ha rafforzato le sue difese lungo il confine con la Cina dopo le tensioni del 2020.  In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, aveva annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime. Alla luce di tali eventi, Cina e India hanno rinforzato il confine con decine di migliaia di truppe in più.

Le parti sono al momento impegnate in trattative per il disimpegno militare ma devono ancora concordare sul ritiro da un punto critico chiave in un’altra area di confine vicino all’area contesa tra India e Pakistan del Kashmir, alla luce dell’esito inconcludente dell’ultimo dialogo a livello militare tra le parti, il 10 ottobre scorso. Secondo il direttore del Center for Security, Strategy and Technology presso la Observer Research Foundation di Nuova Delhi, Rajeswari Pillai Rajagopalan, gli schieramenti dell’India mostrerebbero una frustrazione per la mancanza di progressi nei colloqui con la Cina, ha affermato. Il direttore ha affermato: “Il fatto che stiamo assistendo ad un secondo inverno impegnato al confine spiega perché l’India deve lavorare per costruire le sue capacità e infrastrutture al confine e procurarsi più attrezzature da partner come gli Stati Uniti”, ha affermato.

Ad aumentare lo stato di attrito tra le parti vi è poi stata “Legge sui confini terrestri della Repubblica Popolare Cinese”, approvata il 23 ottobre scorso, che Pechino ha definito uno “standard unificato per rafforzare la gestione delle frontiere”. L’India ha avvertito che questa potrebbe interrompere la risoluzione delle tensioni tra Cina e India.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione