Francia e USA impegnate a migliorare le regole sull’export di armi

Pubblicato il 30 ottobre 2021 alle 9:14 in Francia USA e Canada

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La Francia e gli Stati Uniti hanno concordato di prendere in esame regole più efficaci per l’esportazione di armi, affrontando un argomento che da tempo causa attriti tra i due Paesi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, e l’omologo statunitense, Joe Biden, si sono incontrati, venerdì 29 ottobre, a Roma, per la prima volta dopo la cosiddetta “crisi dei sottomarini”, ovvero la disputa sorta dopo la firma di un accordo trilaterale sulla sicurezza tra USA, Regno Unito e Australia, che ha portato alla cancellazione di una commessa di sottomarini francesi da 40 miliardi di dollari. 

“I presidenti intendono avviare un dialogo strategico sul commercio in materia di Difesa tra Stati Uniti e Francia per promuovere una visione condivisa sull’accesso al mercato della Difesa e sulle questioni relative all’esportazione”, hanno affermato Biden e Macron, in una dichiarazione congiunta, al termine dei colloqui bilaterali organizzati a margine del G20. I due leader si sono impegnati a “individuare misure per migliorare l’efficienza e l’efficacia delle autorizzazioni all’esportazione per la Difesa”, ha aggiunto la nota.

La Francia, in particolare, intende cercare chiarezza su una serie di controlli che interessano le esportazioni di armi statunitensi, noti come International Traffic in Arms Regulations (ITAR), e che consentono a Washington di bloccare la riesportazione di componenti sensibili statunitensi incorporati in armi straniere. Le società francesi ed europee impegnate nel settore della Difesa ritengono che gli ITAR ostacolino le loro esportazioni verso Paesi terzi, mentre le aziende di armi USA cercano di portare avanti una campagna finalizzata a mantenere le regole abbastanza flessibili da evitare di mettere un freno alle proprie vendite di armi.

“Abbiamo raggiunto una serie di accordi di cooperazione bilaterale, molti dei quali sono essenziali a mio avviso, in primo luogo sulle esportazioni di armi”, ha detto Macron ai giornalisti, aggiungendo: “Perché? Perché abbiamo bisogno di chiarire le regole ITAR, in mancanza delle quali le nostre politiche possono essere completamente bloccate. Quindi abbiamo aperto un processo per risolvere il problema e lavorare insieme”.

In passato, ci sono stati sporadici tentativi da parte delle nazioni europee di rendere le loro armi “ITAR-free”, per aggirare le regole, ma gli analisti della Difesa sostengono che questa pratica sia poco efficace nel concreto data la grande quantità di componenti high-tech fabbricati negli Stati Uniti, soprattutto nel settore aerospaziale. Le tensioni sui controlli ITAR erano esplose nel 2012, quando il gruppo di Difesa francese Thales (TCFP.PA) aveva bloccato l’esportazione di satelliti lanciati da razzi cinesi. Secondo indiscrezioni, anche i negoziati per la vendita dei caccia Rafale, costruiti dall’azienda francese Dassault per l’Egitto, erano stati ritardati nel 2018 a causa delle restrizioni ITAR sui loro missili. L’importanza globale della normativa è riemersa lo scorso anno, quando il produttore di aerei Airbus (AIR.PA), con sede in Francia, è stato multato per violazioni ITAR nell’ambito di un accordo multinazionale per corruzione.

Relativamente alla questione della crisi dei sottomarini con la Francia, il presidente Biden, dopo l’incontro con Macron, ha riconosciuto che gli Stati Uniti sono stati “goffi” nel tagliare Parigi fuori dall’accordo. Il leader USA non si è scusato formalmente con la controparte, ma ha ammesso che Washington non avrebbe dovuto agire in questo modo con uno dei suoi più storici alleati. “Penso che quello che è successo, quello che abbiamo fatto, sia stato, per usare una frase inglese, goffo”, ha detto Biden, specificando che l’accordo sui sottomarini non sarebbe stato concluso “con molta grazia”. “Avevo l’impressione che la Francia fosse stata informata molto prima”, ha aggiunto il presidente USA. Macron, dal canto suo, ha affermato che i due alleati svilupperanno una “cooperazione più forte” per evitare che si ripeta in futuro un simile malinteso. “Abbiamo chiarito insieme cosa dovevamo chiarire”, ha detto il presidente francese, rispondendo alle domande dei giornalisti e precisando: “Ciò che conta davvero ora è cosa faremo insieme nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, nei prossimi anni”, ha detto.

Il 15 settembre, Australia, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato una nuova alleanza trilaterale in materia di sicurezza (AUKUS), che comprende uno sforzo congiunto per aiutare l’esercito australiano ad acquisire sottomarini a propulsione nucleare, nell’apparente tentativo di contrastare la Cina. Finora, gli USA hanno condiviso la tecnologia della propulsione nucleare con il Regno Unito, attraverso un accordo del 1958. Ora, hanno annunciato i leader, la nuova alleanza a tre stabilirà nuovi canali di condivisione delle informazioni. Insieme a sforzi congiunti per sviluppare tecnologie avanzate, anche in settori come sicurezza informatica, intelligenza artificiale, informatica quantistica e, appunto, capacità sottomarine. L’escalation è stata aggravata dal fatto che il 16 settembre, giorno successivo all’annuncio della partnership trilaterale, l’Australia ha comunicato che avrebbe annullato un accordo da 60 miliardi di dollari, firmato nel 2016 con una società navale francese, per costruire una flotta di sottomarini. Canberra ha annunciato che, invece, avrebbe invece commissionato la costruzione di almeno otto sottomarini a propulsione nucleare con tecnologia statunitense e britannica, poichè questi rispondevano maggiormente alle necessità del Paese in fatto di sicurezza. La Francia ha reagito immediatamente a quello che ha considerato un affronto, definendo gli accordi che hanno portato a questa situazione “una pugnalata alle spalle”.

Il Consigliere per la Sicurezza nazionale USA, Jake Sullivan, parlando dell’incontro del 29 ottobre tra Biden e Macron, ha affermato che i due leader avrebbero “coperto letteralmente il fronte delle questioni sull’alleanza tra Stati Uniti e Francia”, tra cui l’antiterrorismo in Medio Oriente e le questioni commerciali ed economiche, inclusi i problemi con la Cina. “Ci sentiamo molto bene per l’intenso impegno che abbiamo avuto con la Francia nel corso delle ultime settimane”, ha detto Sullivan ai giornalisti mentre era in viaggio con il presidente. Macron ha ringraziato Biden per “le decisioni molto operative e molto concrete” prese nelle ultime settimane con l’obiettivo di aiutare i militari francesi nella regione africana del Sahel. Parigi possiede attualmente circa 5.100 soldati stanziati tra il Ciad e il Mali e impegnati in operazioni militari contro i gruppi legati ad al-Qaeda e all’Isis nella regione. Entro il 2022, il presidente francese, che sta cercando una maggiore cooperazione militare e di intelligence con gli USA nelle missioni antiterroristiche saheliane, ha in programma di ridurre le sue forze nell’area ad un contingente di circa 2.500-3.000 soldati.

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Chiara Gentili

di Redazione