L’Armenia è pronta alla demarcazione dei confini con l’Azerbaigian

Pubblicato il 29 ottobre 2021 alle 6:36 in Armenia Azerbaigian Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo armeno ha annunciato, giovedì 28 ottobre, di essere “pronto” a cooperare con l’Azerbaigian per stabilire ufficialmente la demarcazione dei confini tra i due Paesi che, nell’autunno del 2020, hanno combattuto una guerra di 44 giorni a causa di dispute sulla sovranità di regioni frontaliere.

A riferire la posizione di Erevan, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Secondo quanto reso noto, l’Armenia intende incentrare la demarcazione delle frontiere partendo da “mappe sovietiche” possedute dalla Russia e risalenti agli anni ’20 del 900. “Siamo pronti ad avviare il processo di delimitazione e demarcazione, siamo pronti a discutere di tutte le proposte del gruppo di lavoro [azero-armeno] e siamo in attesa di segnali positivi dall’Azerbaigian”, ha dichiarato, giovedì, il segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, Armen Grigoryan, dopo la riunione del gabinetto.

Secondo Grigoryan, le operazioni di delimitazione sulla base di tali mappe sovietiche, le quali hanno “valore legale”, rappresentano un ottimo punto di partenza per appianare la disputa. È per tale ragione che, il medesimo giovedì, il presidente armeno, Armen Sarkissian, ha dichiarato di aver contattato il leader russo, Vladimir Putin, in merito alla questione delle mappe sovietiche. Queste ultime sarebbero conservate presso la Federazione Russa, come Putin stesso aveva dichiarato il 21 ottobre, durante il Valdai International Discussion Club. “Dopo la guerra [nel Nagorno-Karabakh del 2020] ho scritto una lettera a Putin perché sapevo che tali carte erano conservate In Russia, sebbene non sapessi con precisione dove” ha dichiarato Sarkissian. Tuttavia, il medesimo 21 ottobre, il leader russo aveva spiegato che le carte erano conservate dallo Stato Maggiore russo. Infine, il presidente armeno ha posto l’accento sul ruolo chiave che la Russia è chiamata a svolgere anche in tale processo di demarcazione territoriale. “Condividiamo una storia comune, sia nell’Impero russo sia nell’Unione Sovietica [..] la questione non può essere risolta senza la Russia”, ha concluso Sarkissian.

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugno e il 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

In precedenza, a partire dal 27 settembre 2020, l’Armenia E L’Azerbaigian hanno combattuto un duro conflitto, durato 44 giorni. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione