La Russia interrompe le forniture di carbone all’Ucraina

Pubblicato il 29 ottobre 2021 alle 20:29 in Russia Ucraina

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Il Parlamento dell’Ucraina ha reso noto, venerdì 29 ottobre, che la Russia, a partire dal primo novembre, interromperà le sue forniture di carbone verso l’Ucraina, replicando quanto avvenne nel 2014, anno in cui è stata annessa la Crimea.

Ad annunciare le nuove strategie energetiche di Mosca, il medesimo venerdì, è stato il capo del Comitato per l’Energia e l’Edilizia dell’Ucraina, Andriy Gerus, citato da Ukrinform. Il funzionario di Kiev ha poi spiegato: “Le misure annunciate dalla Federazione Russa sono simili a quelle applicate nell’autunno del 2014“. In tale anno, Mosca ha annesso “illegalmente” la Crimea, regione dell’Ucraina Orientale, e ha iniziato a supportare militarmente ed economicamente i separatisti in altre due regioni ucraine, Donetsk e Lugansk, nel Donbass. Nel dettaglio, la Federazione non consegnerà più al vicino il carbone termico utilizzato per fini energetici di tipologia A (anthracite) e P (lean).  Successivamente, il Ministero dell’Energia dell’Ucraina ha reso noto che le riserve di carbone garantite nelle Centrali Termoelettriche Statali (TPP) del Paese sono inferiori alla norma. “Dovrebbero essere di 150.500 tonnellate, ma nei depositi vi sono 101.100 tonnellate”, ha dichiarato il Dipartimento. Inoltre, seconod quanto reso noto, a partire dal mese di agosto, le centrali termoelettriche statali sono in funzione al livello minimo consentito: su 23 unità sono solo tre quelle in funzione. Nonostante ciò, le unità delle società private sono operative sono circa 28.

Dall’altra parte, il quotidiano russo Izvestija ha riportato la posizione del Cremlino in merito alla questione. A fornire maggiori spiegazioni è stato il primo vicepresidente del Comitato per l’Energia della Camera Bassa, Igor Ananskikh. Quest’ultimo ha sottolineato che la Russia non consegnerà all’Ucraina ulteriori volumi di carbone termico perché Kiev non ha firmato nuovi contratti con le società della Federazione. “Perché la Russia dovrebbe fornire qualcosa senza un accordo? Se ci fosse un contratto, vi sarebbero anche le forniture. Nessun contratto, invece, equivale a nessuna fornitura. Le società ucraine non hanno firmato in anticipo nuovi contratti con le società carbonifere private russe. Pertanto, non riceveranno forniture. Non c’è politica qui, solo economia “, ha dichiarato Ananskikh. Il 14 ottobre, i media ucraini hanno annunciato che il paese è stato coinvolto in una grave “tempesta” economica , dove, da un lato, vi è una crisi di gas e, dall’altro, quella di carbone. Il giorno prima, Ukreenergo aveva pubblicato un report in cui si affermava che le riserve di carbone nelle TPP erano 3,9 volte inferiori al necessario. Come si legge nel documento della società, le riserve totali di carbone sono diminuite del 6,5%.

L’Europa, a partire dal mese di agosto, ha iniziato a registrato un’impennata dei prezzi di gas, ancora in corso, che ha provocato una crisi energetica nel mercato del blocco, mettendo a rischio l’approvvigionamento energetico dei Paesi UE durante il periodo invernale. Così come il 21 settembre, anche il 18 ottobre la società energetica russa Gazprom aveva annunciato che anche per il mese di novembre non avrebbe messo a disposizione la capacità aggiuntiva del gasdotto Yamal-Europa, che corre lungo il territorio della Polonia. In tal modo, Gazprom, per il secondo mese consecutivo, si è “rifiutato” di massimizzare le proprie vendite di gas verso il mercato europeo, mettendo a disposizione 31 milioni di metri cubi di gas al giorno, valore che rappresenta un terzo della capacità totale del gasdotto in questione.

A causa di ciò, la Russia è stata accusata di aver limitato le forniture di gas verso l’Europa con lo scopo di sfruttare la situazione di crisi per ottenere la rapida approvazione dell’UE del controverso gasdotto Nord Stream 2. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che il Paese è pronto a fornire più gas al continente. Inoltre, Gazprom ha riferito che le forniture verso l’UE si stanno avvicinando a volumi record e ha giustificato il carente approvvigionamento, che comunque è conforme ai contratti sottoscritti con il blocco, con il fatto di voler dare la precedenza al rifornimento degli impianti di stoccaggio del gas della Federazione. Tale mossa ha portato ad un incremento del 30% della fornitura di gas verso il mercato interno.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione