Donbass: l’Esercito ucraino riporta due feriti

Pubblicato il 29 ottobre 2021 alle 13:06 in Russia Ucraina

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Nonostante il cessate il fuoco, nel Donbass continuano gli scontri tra i separatisti e l’Esercito ucraino. Il 29 ottobre, quest’ultimo ha denunciato numerose violazioni che hanno provocato gravi ferite a due militari. Intanto, anche le autorità dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) hanno accusato le Forze Armate ucraine di aver violato la tregua.

A riportare quanto dichiarato dalla DPR, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa Ria Novosti. Donetsk ha dichiarato che le Forze Armate dell’Ucraina servendosi di “lanciagranate e armi di piccolo calibro”, avrebbero violato il cessate il fuoco 3 volte, nel corso della giornata di giovedì 28 ottobre. Inoltre, le autorità di Donetsk hanno reso noto che Kiev avrebbe denotato un totale di 16 mine, nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale. Dall’altra parte, l’agenzia di stampa Ukrinform, citando quanto dichiarato dalle Joint Forces Operations (JFO) di Kiev, ha denunciato un totale di 14 attacchi sferrati da “militanti filorussi” nella regione di Donetsk e Lugansk. Durante gli scontri, due soldati dell’Esercito ucraino hanno riportato gravi ferite. Inoltre, i dispositivi di sicurezza di Kiev hanno rilevato la presenza di un drone, probabilmente un orlan-10, sorvolare lungo la linea di contatto nella regione di Lugansk.

Tali sviluppi giungono dopo che la Russia e le autorità della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LPR) hanno condannato, il 27 ottobre, l’utilizzo di un drone Bayraktar, di fabbricazione turco, da parte delle Forze Armate dell’Ucraina. In tale data, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva dichiarato che le forniture dei droni turchi Bayraktar all’Esercito ucraino “potrebbero portare a conseguenze negative e ad una destabilizzazione della situazione sulla linea di contatto nel Donbass”. In precedenza, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, aveva affermato che Kiev aveva acquistato droni d’attacco dalla Turchia per “contenere” la Russia e difendere il proprio territorio.

Il 9 settembre, a causa dell’incremento delle violazioni del cessate il fuoco, è stata registrata una “riacutizzazione” del conflitto nel Donbass, dove, da una parte, vi sono i militanti separatisti delle autoproclamare Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk , sostenuti militarmente ed economicamente dalla Russia, e dall’altra le Forze Armate dell’Ucraina, le quali tentano di riottenere la sovranità del territorio. In tale occasione, le autorità ucraine avevano dichiarato che i militanti indipendentisti avevano lanciato una serie di bombardamenti a Donetsk, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti avevano rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Il bombardamento del 9 settembre era iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo era stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale aveva aggiunto che, a causa dei raid, erano stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno. Nonostante non fossero stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili erano stati fatti evacuare dall’area. La cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Dall’altra parte, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, aveva rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, aveva dichiarato Basurin.

È importante ricordare che, a partire dal 27 luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione