Yemen: gli ultimi aggiornamenti

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 11:37 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre l’esercito yemenita ha riferito di essere riuscito ad avanzare nel Sud del governatorato di Ma’rib, anche i ribelli Houthi hanno affermato di aver preso il controllo dei distretti di al-Juba e Jabal al-Murad, nella medesima regione. Nel frattempo, le forze di difesa aerea saudita hanno annunciato di aver intercettato e distrutto 5 missili balistici lanciati, presumibilmente dai ribelli Houthi, contro Jizan, città del Sud-Ovest del Regno.

L’ultimo annuncio di Riad è giunto oggi, giovedì 28 ottobre, dopo che anche il giorno precedente, il 27 ottobre, la coalizione a guida saudita aveva riferito di aver intercettato due droni carichi di esplosivi diretti contro l’aeroporto internazionale di Abha e la città di Najran. Alla luce di ciò, l’alleanza internazionale ha sottolineato la necessità di adottare le misure necessarie per contrastare minacce simili, in conformità con le norme del diritto umanitario internazionale. Episodi di tal tipo si sono verificati sin dall’intervento dell’alleanza internazionale nei fronti yemeniti, il 26 marzo 2015, e hanno talvolta interessato anche obiettivi energetici sauditi.

Nel frattempo, sebbene siano diversi i fronti yemeniti ancora accesi, anche nelle aree di Shabwa, Taiz e al-Jawf, è il governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, a destare particolare preoccupazione. L’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale rappresenta una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale.

Gli scontri sul campo vedono impegnati, da un lato, le forze filogovernative, sostenute dalla coalizione internazionale e da tribù locali, e, dall’altro lato, i ribelli Houthi, appoggiati da Teheran. In tale quadro, in una conferenza stampa del 27 ottobre, il portavoce dell’esercito yemenita, Abdo Majali, ha affermato che le proprie forze hanno contrastato i ribelli Houthi presso i fronti di Murad, Harib e al-Juba, mentre gli aerei della coalizione hanno lanciato raid contro veicoli miliari, depositi di armi e rinforzi Houthi. A detta del portavoce, il gruppo sciita ha subito ingenti perdite soprattutto presso i fronti di Sirwah e al-Mashjah, nell’Ovest di Ma’rib. A tal proposito, la coalizione guidata da Riad ha riferito di aver condotto altre 27 operazioni contro al-Juba e al-Kassara nelle 24 ore precedenti. Dall’altro lato, anche media affiliati ai ribelli sciiti hanno affermato che i combattenti sono riusciti ad entrare nel distretto di Jabal al-Murad, a seguito di un presunto accordo con i residenti locali, in base al quale gli Houthi si sarebbero impegnati a risparmiare tale distretto dai combattimenti.

In tale quadro, nella sera del 27 ottobre, un’organizzazione filogovernativa di Ma’rib, impegnata nella difesa dei diritti umani, ha riferito che la perdurante escalation ha provocato circa 300 vittime, tra morti e feriti, nel solo distretto di al-Juba, mentre altre 10.000 famiglie sono state costrette a sfollare. Parallelamente, la medesima fonte ha riferito di un attacco perpetrato dagli Houthi, il 27 ottobre stesso, contro la località di Jerash, colpita con circa 20 colpi di mortaio e missili Katuysha. Sono state “decine” i feriti rimasti uccisi, mentre più di 500 famiglie sono fuggite dopo aver assistito alla distruzione delle proprie abitazioni.  

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021 nel solo governatorato di Ma’rib. Da parte sua, il governo yemenita, il 22 ottobre, ha nuovamente messo in guardia da una “imminente tragedia umanitaria”, provocata dalla seconda e terza ondata di sfollamento a Marib e Shabwa, a sua volta conseguenza dei bombardamenti e della crescente escalation. Stando a quanto riportato dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, il numero di famiglie sfollate nei distretti di Harib, al-Juba e al-Rahba, nel governatorato di Marib, e nei distretti di Bayhan, Ain, e Asilan a Shabwa, ha raggiunto quota 3.011, per un totale di 20.284 sfollati. Come evidenziato dal medesimo ministro, Ma’rib ospita oltre due milioni di sfollati, che costituiscono il 7,5% della popolazione totale dello Yemen.

Inoltre, in uno dei distretti della regione, al-Abadiya, dal 21 settembre, gli Houthi hanno imposto un duro assedio che ha lasciato “migliaia di persone in una situazione miserabile”, secondo quanto riportato anche dall’inviato dell’Onu, Hans Grundberg. Secondo la “Rete yemenita per i diritti e le libertà”, dal 23 settembre al 13 ottobre, sono circa 35.000 le persone poste sotto assedio, mentre 9 civili risultano essere stati uccisi e altri 123 feriti, tra cui donne e bambini. Al contempo, 400 abitazioni sono state distrutte o danneggiate, accanto a 182 fattorie, 6 pompe idriche e più di 320 veicoli e ambulanze.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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