L’UE impone una sanzione giornaliera record alla Polonia

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 16:16 in Europa Polonia

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La Polonia è stata colpita da una sanzione record, da 1 milione di euro al giorno, per non aver rispettato un ordine del tribunale dell’Unione Europea di sospendere un controverso meccanismo disciplinare per i giudici. 

La decisione arriva in un momento decisivo nel conflitto durato anni tra Bruxelles e Varsavia sullo stato di diritto, poiché la Commissione Europea sta studiando come utilizzare diverse forme di pressione finanziaria per far sì che il governo polacco annulli alcune delle sue contestate riforme giudiziarie. La multa è la sanzione giornaliera più elevata che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea abbia mai imposto a uno Stato membro nella sua storia.

Il tribunale ha constatato che la Polonia non ha ottemperato alla sua ordinanza, che richiedeva a Varsavia di sospendere un meccanismo disciplinare giudiziario – noto come la “Camera disciplinare della Corte suprema” – fino a quando i giudici non emetteranno il verdetto finale sul caso verificandone la legalità . La Corte ha affermato che la mossa “è necessaria per evitare danni gravi e irreparabili all’ordinamento giuridico dell’Unione Europea e ai valori su cui si fonda, in particolare quello dello stato di diritto”.

Il governo polacco ha rapidamente respinto la sentenza dopo che è stata annunciata. Piotr Müller, il portavoce del governo, ha dichiarato che il potere di regolamentare la magistratura spetta ai Paesi membri, non all’UE stessa. “La punizione e il ricatto nei confronti del nostro Paese non sono la strada giusta”, ha scritto. “Questo non è il modo in cui l’Unione europea dovrebbe funzionare”, ha aggiunto.

Fino a quando lo scontro tra Varsavia e Bruxelles non sarà risolto, è improbabile che la Polonia veda arrivare i 23,9 miliardi di euro in sovvenzioni e i 12,1 miliardi di prestiti a basso costo che ha richiesto come parte del Recovery Fund europeo messo a punto per risollevarsi dalla pandemia di COVID-19. L’Unione potrebbe persino bloccare l’accesso della Polonia alle sovvenzioni del blocco per progetti di sviluppo e strutturali nel bilancio 2021-2027, per un valore di circa 70 miliardi di euro.

Già il 19 ottobre, la presidentessa della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva messo in guardia Varsavia, condannando una sentenza della Corte costituzionale polacca, secondo cui alcune parti del diritto europeo sarebbero incompatibili con la Costituzione del Paese. “Lo stato di diritto è il collante che unisce la nostra Unione”, aveva affermato la presidente, avvisando che l’UE non permetterà che i suoi valori vengano messi a rischio. “La Commissione Europea agirà”, aveva assicurato. 

Le relazioni tra Varsavia e Bruxelles sono precipitate dopo che la Corte costituzionale del Paese ha stabilito, il 7 ottobre, che le leggi polacche hanno la precedenza su quelle del blocco, cui la Polonia ha aderito nel 2004. La mossa ha intensificato le persistenti tensioni sugli standard democratici tra Bruxelles e il governo nazionalista di destra della Polonia, guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS).

Il diverbio ha raggiunto il culmine, martedì 19 ottobre, durante la plenaria del Parlamento europeo, dove Von der Leyen ha inasprito i toni del confronto e il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha difeso con forza la posizione del suo Paese. Quest’ultimo ha insistito sul fatto che Varsavia si attiene ai trattati dell’UE e ha respinto le preoccupazioni sollevate dagli oppositori del governo, i quali temono che la sentenza della Corte abbia messo il Paese sulla strada di una possibile “Polexit”, ovvero di un’uscita dal blocco delle 27 nazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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