Sudan: la Banca Mondiale blocca i finanziamenti

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 11:06 in Africa Sudan

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La Banca Mondiale ha interrotto gli esborsi per le operazioni in Sudan, il 27 ottobre, in risposta al colpo di Stato militare. Intanto, i lavoratori delle compagnie petrolifere statali, i medici e i piloti sono in sciopero. 

Migliaia di persone sono scese in piazza dopo che il generale Abdel Fattah al-Burhan ha fatto arrestare il primo ministro civile di un governo ad interim che avrebbe dovuto supervisionare una transizione verso la democrazia. Burhan dichiara di aver agito per fermare una possibile guerra civile nel Paese, tuttavia, la decisione della Banca Mondiale di sospendere i pagamenti al Sudan e interrompere l’elaborazione di nuove operazioni rappresenta una battuta d’arresto per i piani del generale, considerata l’importanza di questi fondi per uno degli Stati più poveri dell’Africa.

Dopo l’isolamento dal sistema finanziario internazionale, durante tre decenni di governo del precedente sovrano, Omar al-Bashir, il Sudan aveva raggiunto un accordo con la Banca Mondiale a marzo e aveva avuto accesso a finanziamenti per 2 miliardi di dollari. “Sono molto preoccupato per i recenti eventi in Sudan e temo il drammatico impatto che questo potrà avere sulla ripresa e sullo sviluppo sociale ed economico del Paese”, ha dichiarato il presidente della Banca mondiale, David Malpass, in una nota inviata da Washington. Una portavoce del Fondo Monetario Internazionale, che a sua volta aveva garantito un prestito al Sudan, ha affermato che è in corso un monitoraggio degli sviluppi, ma è “prematuro” commentare la situazione. 

Il Sudan è stato governato per la maggior parte della sua storia post-coloniale, iniziata con l’indipendenza nel 1956, da leader militari che hanno preso il potere tramite colpi di Stato. Inoltre, il Paese era stato inserito nella lista nera del terrorismo degli Stati Uniti sotto Bashir, accusato di aver ospitato Osama bin Laden negli anni ’90 e ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia per crimini di guerra. Dopo trent’anni al potere, le proteste contro l’ex sovrano sudanese erano scoppiate il 19 dicembre 2018 e, in pochi mesi, avevano causato grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni di piazza, l’11 aprile 2019, l’esercito era intervenuto per deporre al-Bashir, e aveva instaurato un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel Fattah Al-Burhan. Questo aveva inizialmente cercato una mediazione con i manifestanti, ma le proteste contro l’esecutivo militare erano continuate senza sosta. 

Nel corso di ulteriori manifestazioni di piazza per chiedere un governo democratico, il 3 giugno del 2019, le forze di sicurezza nazionale hanno utilizzato proiettili veri contro la folla, provocando circa 128 morti, secondo il bilancio fornito dal Comitato dei Medici Sudanesi. Dopo altri scontri e successive negoziazioni, l’accordo di pace che ha garantito un precario equilibrio di potere è stato raggiunto il 17 luglio 2019. A partire dal 2021, le tensioni sono tornate ad aumentare nel Paese. Già prima del colpo di Stato del 25 ottobre, il primo ministro civile aveva riferito di aver sventato un tentato golpe, il 21 settembre, per il quale erano stati accusati un gruppo di lealisti del deposto sovrano al-Bashir. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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