Missile ipersonico della Cina: un “momento Sputnik” per gli USA

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 9:50 in Cina USA e Canada

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Il generale statunitense, Mark Milley, ha definito il test missilistico ipersonico della Cina un “evento tecnologico molto significativo”, facendo un paragone con il lancio del satellite Sputnik da parte dell’URSS nel 1957. 

Il capo del Joint Chiefs of Staff degli USA, in un’intervista a Bloomberg del 27 ottobre, ha definito “il test di un sistema d’arma ipersonico” – riportato per la prima volta dal Financial Times il 16 ottobre – un “evento tecnologico molto significativo”.

“Non so se è un ‘momento Sputnik’, ma penso che sia molto vicino a ciò”, ha aggiunto nell’intervista, riferendosi al lancio di un satellite da parte dell’Unione Sovietica, nel 1957, che aveva sancito un sostanziale vantaggio di Mosca nella cosiddetta “corsa allo spazio” con gli Stati Uniti. Come il lancio dello Sputnik, gli analisti hanno affermato che il test cinese potrebbe avviare una continua corsa agli armamenti tecnologici tra le due superpotenze. Milley ha quindi sottolineato che lo sviluppo di un tale sistema da parte della Cina è “molto preoccupante”.

Il 17 ottobre, il Financial Times aveva citato cinque fonti in base alle quali la Cina, ad agosto, avrebbe lanciato un missile ipersonico in grado di trasportare una testata nucleare. Il quotidiano aveva poi aggiunto che tale tecnologia può volare in orbite basse attorno alla terra ed eludere il sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti, progettato per missili balistici con traiettorie paraboliche fisse. In base a quanto riferito da Financial Times, tali progressi avrebbero colto di sorpresa le agenzie di intelligence statunitensi.

Da parte sua, Pechino ha negato di aver testato un missile ipersonico con capacità nucleari, affermando che si è trattato di un veicolo spaziale. Tuttavia, il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, aveva dichiarato che non avesse senso discutere della veridicità di tali affermazioni ma che fosse importante notare che la Cina sta riducendo il divario con gli USA rispetto a tecnologie militari fondamentali, grazie al suo continuo sviluppo economico e tecnologico. Il quotidiano aveva poi dichiarato che Pechino non ha comunque bisogno di lanciarsi in una corsa agli armamenti con Washington e, in futuro, la Cina non ha intenzione di sfidare a livello globale la posizione dominante degli Stati Uniti in ambito militare. 

Tuttavia, negli ultimi mesi, i funzionari militari statunitensi hanno messo in guardia le proprie agenzie ed il mondo sulle crescenti capacità nucleari di Pechino, in particolare dopo il rilascio di alcune immagini satellitari che mostrano che la Cina sta costruendo più di 200 silos per missili intercontinentali. A tale proposito, è importante ricordare che Pechino non è vincolata da alcun accordo sul controllo degli armamenti, nonostante le richieste al riguardo degli Stati Uniti. 

Inoltre, è necessario specificare che la crescente preoccupazione per le capacità nucleari della Cina arriva a seguito di un crescendo di attività militari nei pressi di TaiwanPechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese.

Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino ha finora incoraggiato la riunificazione con mezzi pacifici, ma ha anche ripetutamente avvertito che l’isola sarebbe soggetta ad attacchi se dichiarasse formalmente l’indipendenza.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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