Mali: notizie riguardanti l’arresto del vicepresidente del Parlamento

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 17:22 in Africa Mali

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Le autorità del Mali sono state accusate di aver arrestato Issa Kaou N’Djim, vicepresidente del Parlamento, per aver condiviso “osservazioni sovversive” sui social media. 

Secondo quanto riferito da AfricaNews, il 27 ottobre, citando un funzionario del tribunale che ha preferito rimanere anonimo, N’Djim è stato arrestato il 26 ottobre nella capitale, Bamako. Secondo la fonte, l’accusa è quella di aver condiviso “osservazioni sovversive”, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli.

N’Djim è un sostenitore dell’uomo forte dell’esercito del Mali, Assimi Goita, ma è noto per le sue aspre critiche nei confronti del primo ministro ad interim, Choguel Kokalla Maiga. Kassoum Tapo, l’avvocato del vicepresidente arrestato, ha sottolineato che la detenzione del suo cliente è illegale perché l’uomo dovrebbe godere dell’immunità parlamentare. N’Djim è vicepresidente della legislatura ad interim istituita a seguito del colpo di Stato militare guidato da Goita, che risale al 19 agosto 2020 e che ha deposto il presidente Ibrahim Boubacar Keita.

L’esercito ha successivamente consegnato il potere a un governo provvisorio, guidato da civili, incaricato di guidare la transizione democratica del Paese. Tuttavia, il 24 maggio, i militari avevano arrestato l’ex presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro, Moctar Ouane, i quali avevano poi presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi, il 27 maggio. Gli arresti arrivavano a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza.

Goita aveva dichiarato che le forze armate erano dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito aveva quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando la nomina di primo ministro a Choguel Maiga. Il 26 settembre, quest’ultimo aveva ha annunciato un posticipo delle elezioni presidenziali e legislative, che si sarebbero dovute tenere entro fine febbraio del 2021. Secondo il premier, tale rinvio è necessario per evitare il rischio che la validità della consultazione possa essere contestata. 

Nonostante le pressioni internazionali, tra cui quelle della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), la transizione verso la democrazia del Mali appare lenta e disseminata di ostacoli. I Paesi africani della regione avevano concordato, insieme all’esecutivo militare guidato da Goita, un periodo di transizione di 18 mesi, che sarebbe dovuto culminare in elezioni presidenziali e legislative, entro il 27 febbraio. Una prima scadenza doveva essere quella del 31 ottobre, data entro la quale si sarebbe dovuto tenere un referendum costituzionale. 

Intanto, il Mali è anche uno dei teatri più violenti dell’insurrezione jihadista in Africa. L’epicentro degli attacchi riguarda soprattutto la cosiddetta “triborder area” o zona di Liptako-Gourma, dove si incontrano le frontiere del Paese con quelle del Burkina Faso e del Niger. Nonostante la presenza di truppe straniere e di un contingente delle Nazioni Unite, il conflitto negli anni si è espanso in tutta la regione desertica del Sahel, minacciando la stabilità dell’area ed inasprendo le rivalità tra gruppi etnici locali. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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