L’India testa un missile balistico in grado di trasportare testate nucleari

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 12:01 in Asia India

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L’India ha testato il missile balistico Agni-5 alle 19:50, ora locale, del 27 ottobre. Secondo vari media, il test sarebbe stato un segnale per Pechino, con cui Nuova Delhi ha dispute di confine aperte che stanno provocando tensioni tra i due Paesi.

Il missile Agni-5 è decollato dall’isola di Abdul Kalam, situata al largo della costa orientale dell’India ed è atterrato nel Golfo del Bengala. In base a quanto riferito dal Ministero della Difesa indiano, si tratta di un missile balistico superficie-superficie sviluppato in modo indipendente dall’India, è in grado di colpire bersagli situati ad oltre 5.000 km di distanza, ha una lunghezza di 17 metri, è largo due metri, pesa al lancio 50 tonnellate e può trasportare più testate nucleari.

Il Ministero della Difesa indiano ha affermato che il test è stato eseguito con successo e che è in linea con la politica indiana di avere una “deterrenza minima credibile”, politica che sostiene l’impegno a non usare per primo le armi nucleari. Il missile Agni-5 era già stato testato diverse volte, ma non di notte.

Il fatto che il missile possa trasportare una testata nucleare fino a 5.000 km è stato visto da più media come un segnale rivolto alla Cina. Pechino e Nuova Delhi tanno attraversando una fase di stallo nei colloqui per risolvere le tensioni lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, dopo l’esito inconcludente dell’ultimo dialogo a livello militare tra le parti, il 10 ottobre scorso. La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Nel 2020, le tensioni di confine tra gli eserciti indiano e cinese si sono riaccese in più segmenti della LAC. In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, aveva annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime. Alla luce di tali eventi, Cina e India hanno rinforzato il confine con decine di migliaia di truppe in più.

Parallelamente, l’India ha approfondito la cooperazione in materia di difesa con più Paesi occidentali, con particolare attenzione al Quadrilateral Security Dialogue (Quad) con Stati Uniti, Giappone e Australia. Nuova Delhi è anche un importante acquirente di strumentazione militare russa e ha ordinato il sistema di difesa missilistico S-400 di Mosca nonostante la minaccia di sanzioni statunitensi per l’accordo da 5,4 miliardi di dollari.

Il test indiano si colloca a poca distanza da quando, il 17 ottobre scorso, il Financial Times aveva riferito che la Cina avrebbe lanciato un missile ipersonico in grado di trasportare una testata nucleare ad agosto 2021, affermando che il mezzo avrebbe orbitato intorno alla terra in orbita bassa prima di scendere verso il bersaglio, mancandolo. Pechino ha negato la notizia diffusa dal Financial Times, insistendo sul fatto che si trattasse di un test di routine di un veicolo spaziale riutilizzabile.

I missili ipersonici sono la nuova frontiera della tecnologia missilistica, perché volano più in basso e sono più difficili da rilevare rispetto ai missili balistici, possono raggiungere i bersagli più rapidamente e sono manovrabili. Gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e la Corea del Nord hanno tutti testato missili ipersonici e molti altri Paesi stanno sviluppando tale tecnologia, inclusa l’India, secondo indiscrezioni citate da The Straits Times.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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