L’India critica la legge sui confini terrestri cinese

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 18:39 in Cina India

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Il 27 ottobre, l’India ha dichiarato che la “Legge sui confini terrestri della Repubblica Popolare Cinese”, approvata cinque giorni prima, potrebbe interrompere la risoluzione delle tensioni tra Cina e India riguardanti la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra i due Paesi. Il 28 ottobre, la Cina ha risposto a tali dichiarazioni.

Il portavoce del Ministero degli Esteri indiano, Arindam Bagchi, ha espresso preoccupazione per la “decisione unilaterale della Cina di introdurre una legislazione che può avere implicazioni sui nostri accordi bilaterali esistenti sulla gestione delle frontiere e sulla questione dei confini”. Il portavoce ha poi aggiunto di aspettarsi che la Cina eviti di intraprendere azioni con il pretesto di questa legge che potrebbero alterare unilateralmente la situazione nelle aree di confine.

In risposta, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha dichiarato che la legge è in linea con la pratica internazionale e che non “cambierà le posizioni e le proposte della Cina su questioni rilevanti relative ai confini”. Wang ha poi espresso la speranza che “il Paese interessato si attenga alle norme di base che regolano le relazioni internazionali e non faccia speculazioni sulla normale legislazione cinese”.

La legge sui confini terrestri della Repubblica Popolare Cinese afferma che Pechino “combatterà qualsiasi atto che minaccia la sovranità e i confini territoriali” della Cina. In base a quanto da essa previsto, gli agenti delle forze dell’ordine possono utilizzare strumenti e armi di polizia su coloro che attraversano illegalmente i confini e che hanno aggredito, resistito all’arresto o eseguito altre mosse violente che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza di persone o proprietà. Oltre a questo, eventuali droni, palloni e velivoli ultraleggeri sono vietati lungo i confini. La legge prevede inoltre che lo Stato costruisca strutture di base ai fini del blocco, dei trasporti, della comunicazione, del monitoraggio, della deterrenza, della difesa e dell’assistenza quando necessario. Lo Stato può anche costruire strutture per i blocchi al confine dopo i negoziati con un eventuale Paese vicino. 

I governi indiano e cinese hanno schierato decine di migliaia di soldati con artiglieria, carri armati e aerei da combattimento lungo la LAC, in Ladakh. Tale area era stata teatro dell’apice delle tensioni di confine sino-indiane del 2020 quando,  il 15 giugno, uno scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, aveva annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime. La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. 

Le ultime dichiarazioni sino-indiane sono arrivate in seguito all’interruzione dell’ultima tornata di colloqui tra i comandanti militari cinesi e indiani, il 10 ottobre scorso, quando le parti hanno continuato ad accusarsi l’un l’altra per le tensioni di confine. Mentre Pechino e Nuova Delhi si sono entrambe impegnate a risolvere la situazione in modo pacifico, i progressi sono stati bloccati dopo che il 12esimo incontro a livello militare era stato organizzato lo scorso 31 luglio ed era stato definito “costruttivo e utile a rafforzare la comprensione reciproca”. Al tempo, India Today aveva affermato che la Cina e l’India avevano firmato un accordo di principio che stabiliva la smobilitazione dei rispettivi eserciti da due punti di primaria importanza nella parte occidentale della LAC, nella postazione denominata PP17A. In particolare, la Cina avrebbe accettato di ritirarsi da tale area, nota anche come Gogra Post. Tuttavia, Pechino si sarebbe rifiutata di ritirare i propri uomini dalla postazione PP15, nota come Hot Springs.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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