Libia, Tripoli: presa d’assalto la sede del Ministero dello Sport

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 10:24 in Africa Libia

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Un gruppo di uomini armati, non ancora identificato, ha preso d’assalto la sede del Ministero dello Sport nella capitale libica, Tripoli.

A riferirlo, nella sera del 27 ottobre, è stato il ministro dello Sport del governo di unità nazionale, Abdul Shafi’ al-Juweifi, il quale ha dichiarato che gli assalitori hanno fatto irruzione nell’edificio durante l’orario lavorativo, “aggredendo e intimidendo” i dipendenti presenti al suo interno. Al-Juwefi, oltre a condannare “con la massima fermezza” quanto accaduto, ha chiesto al Ministero dell’Interno di avviare un’indagine e di perseguire i colpevoli. Sino ad ora, non sono stati diffusi ulteriori dettagli in merito all’episodio, né è chiaro chi possa esservi dietro e le motivazioni che avrebbero spinto uomini armati ad agire contro membri dell’esecutivo.

Tuttavia, si pensa che episodi simili possano alimentare ulteriormente le tensioni in un governo che, oltre ad avere carattere temporaneo, risulta essere segnato da divergenze interne. A tal proposito, come riportato da al-Arabiya, al-Juwefi farebbe parte del gruppo di ministri provenienti dalla Libia orientale che ha accusato il primo ministro ad interim, Abdulhamid Dabaiba, di negligenza verso la regione orientale e di una distribuzione non equa di ricchezze e quote all’interno delle istituzioni statali. Proprio tali accuse hanno dato il via ad una disputa, tuttora in corso, che vede coinvolti in prima linea il premier Dabaiba e il suo vice, Hussein al-Qatrani.

Quanto accaduto mette poi in luce un’ulteriore problematica del Paese Nord-africano, la perdurante presenza di milizie armate a Tripoli e in altre città della Libia occidentale e l’assenza di un apparato militare unificato. Ancora oggi, nella capitale, i gruppi armati che hanno combattuto contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) controllano le strade dellacittà. Sin dal cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020, e dalla successiva formazione del nuovo esecutivo ad interim, le milizie locali della Libia occidentale sono state protagoniste di una crescente mobilitazione, alimentata da divergenze e interessi contrapposti, nel tentativo di guadagnarsi un ruolo all’interno dell’apparato militare statale e delle istituzioni in via di unificazione.

A tal proposito, è stata l’emittente “al-Arabiya” a riferire che, nella tarda serata del 25 ottobre, la città di al-Zawiya, nella Libia occidentale, è stata nuovamente teatro di violenti scontri tra milizie locali, che hanno provocato altresì danni a una raffineria. In particolare, ad affrontarsi sono state, da un lato, le milizie fedeli a Muhammad al-Bahrun, soprannominato “Il topo”, legate alla città di al-Zawiya stessa, e, dall’altro lato, la milizia Ghaniwa, a sua volta parte dell’Autorità di sostegno alla stabilità. Quest’ultima è guidata da Abdel Ghani al-Kikli, definito uno dei combattenti tripolini più noti, ed era stata fondata dal primo ministro del precedente Governo di Unità Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, altresì ex capo del Consiglio presidenziale, prima della fine del suo mandato e della cessione dei poteri alle nuove autorità ad interim. Lo stesso gruppo di al-Kikli era stato al centro di scontri a Tripoli, il 22 luglio, contro le Forze speciali di deterrenza, un’unità di polizia militare islamista guidata da Abdul Raouf Kara. In tale occasione, secondo quanto riportato dal canale libico 218, le forze di al-Kikli erano riuscite a prendere il controllo della nuova sede del Ministero dell’Interno, chiusa per lavori di manutenzione da circa un anno.

Un primo segnale positivo in tal senso è giunto il 25 agosto, data in cui la 166esima Brigata di Misurata, dell’Ovest libico, e la Brigata Tareq bin Ziyad, affiliata all’Esercito Nazionale Libico, hanno formato una forza congiunta per mettere in sicurezza il Grande fiume artificiale (GMR), un acquedotto che preleva acqua dolce dal Sahara per portarla verso la costa. Come evidenziato anche dalla missione di Sostegno dell’Onu, UNSMIL, quanto accaduto il 25 agosto rappresenta un passo significativo verso la riunificazione dell’apparato militare e del Paese Nordafricano in generale. Il risultato, raggiunto in collaborazione con il Comitato militare congiunto 5+5, “garantirà non solo la sicurezza del Grande fiume artificiale e flussi di forniture idriche continui, ma spiana la strada verso ulteriori misure che rafforzeranno la fiducia tra le parti belligeranti, fino alla piena realizzazione dell’accordo di cessate il fuoco e alla riunificazione delle istituzioni statali”, ha dichiarato il capo della Missione, Jan Kubis.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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