Libia: nuovi problemi per il settore petrolifero

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 14:53 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale della Libia, ha riferito che la produzione di greggio nel giacimento di al-Sidra, nel Nord del Paese, è diminuita del 72%. Al contempo, NOC ha chiesto l’approvazione della legge di bilancio per evitare un blocco generale della produzione.  

L’annuncio di NOC è giunto nella sera del 27 ottobre. In particolare, la compagnia ha fatto riferimento a un calo su base giornaliera della “energia disponibile”, mentre il presidente, Mustafa Sanalla, ha aggiunto che la riduzione potrebbe proseguire per altri dieci giorni, il che provocherebbe perdite pari a circa 177 milioni di dollari per la tesoreria pubblica in tale lasso temporale. Come spiegato da Sanalla, basandosi sulle informazioni della sala di controllo di Waha Oil Company, vi è stato un improvviso calo di pressione presso l’oleodotto di Sidra, il che lascia presagire che la perdita sia stata ingente. L’oleodotto è stato successivamente chiuso per condurre una corretta valutazione e le operazioni di manutenzione straordinarie. “Oggi i rischi sono molto amplificati, e abbiamo perso circa 208 mila barili al giorno di energia disponibile” sono state le parole del direttore, il quale ha specificato che, in tal modo, le perdite totali registrate dall’inizio del 2021 andrebbero a superare il miliardo di dollari.

Di fronte a tale scenario, NOC si è detta rammaricata per il deterioramento delle infrastrutture petrolifere, definite obsolete, e ha invitato l’esecutivo libico a pagare debiti accumulati per anni, anziché posticiparne la liquidazione. Tuttavia, la compagnia si è impegnata a svolgere un ruolo “tecnico e apolitico”, sollecitando tutti i dipartimenti statali coinvolti a sostenere il settore petrolifero nazionale. “Anni fa ci siamo accorti che abbiamo un bisogno urgente di stanziare un budget per riparare l’infrastruttura fatiscente”, ha dichiarato Sanalla, il quale ha riferito che la propria compagnia si è più volte rivolta ai governi che si sono susseguiti e al Ministero del petrolio e del gas.

Come evidenziato dal direttore, l’unico modo per preservare i livelli di produzione attuale, pari a 285.000 barili al giorno, e aumentare la capacità di ulteriori 40.000 barili, toccando, così, quota 325.000 barili, è liquidare il budget proposto secondo le scadenze previste. Fino ad ora, la compagnia “non ha ricevuto nemmeno un dirham”. È stato lo stesso Sanalla a dichiarare che “ridurre o posticipare il bilancio ha causato enormi perdite” e che “l’interruzione del budget ha esacerbato le difficoltà” dell’istituzione petrolifera.  Ad ogni modo, per il direttore “preservare le capacità petrolifere del Paese è una priorità assoluta”.

Le parole di Sanalla trovano giustificazione nella mancata approvazione della legge di bilancio unificato per l’anno in corso, il 2021, conseguenza delle divergenze tra governo e Parlamento. Tuttavia, approvare la legge risulta essere essenziale per portare avanti i progetti pianificati e rispondere alle esigenze della popolazione, riguardanti, in particolare, elettricità, salute, infrastrutture e risorse alimentari. Tale problematica è stata presentata dal direttore della NOC, sempre il 27 ottobre, anche durante due incontri distinti con alcuni parlamentari, con cui è stata messa in luce la necessità di approvare il bilancio petrolifero, “per evitare che tutte le operazioni si fermino a causa del mancato ottenimento della società dei fondi di cui necessita”. A tal proposito, la compagnia ha sottolineato che la mancanza di budget “ha portato all’incapacità della NOC di pagare i suoi debiti e i suoi obblighi contrattuali nazionali e internazionali”.

Non da ultimo, il 26 ottobre, la società libica ha condannato gli “atti di sabotaggio” perpetrati il giorno precedente, il 25 ottobre, nei pressi di una raffineria della città occidentale di al-Zawiya, la quale è stata teatro di scontri tra milizie locali. Stando a quanto riferito da NOC, il complesso petrolifero, da una capacità di produzione di 120.000 barili al giorno, è stato gravemente danneggiato a seguito di azioni “criminali e irresponsabili”. Nello specifico, ad essere stati colpiti sono stati otto serbatoi di greggio e prodotti petroliferi, cinque di oli base, un trasformatore elettrico e i soffitti dei padiglioni delle linee di produzione nell’impianto di miscelazione e riempimento.

Nel commentare quanto accaduto, Sanalla ha affermato: “Tali atti criminali non possono essere tollerati all’interno o vicino ai nostri siti”, considerato che “potrebbero volerci anni per riparare i nuovi danni e potrebbero costare allo Stato libico una quantità esponenziale di denaro, difficile da ottenere”. Sanalla ha poi aggiunto: “Le infrastrutture del settore petrolifero rappresentano la linfa vitale dello Stato libico. Pertanto, vandalizzare queste strutture, distruggerle o mettere in pericolo i loro dipendenti, è un crimine che non può essere tollerato”.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.