Libano: la disputa con i Paesi del Golfo continua

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 12:31 in Arabia Saudita Libano

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A seguito delle dichiarazioni del ministro dell’Informazione libanese, George Kordahi, i Ministeri degli Esteri dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno convocato gli ambasciatori del Libano nei propri Paesi, consegnando loro una nota di protesta. Kordahi, dal canto suo, si è rifiutato di scusarsi.

Le divergenze tra Beirut e i Paesi del Golfo sono sorte dopo che, nel corso di un’intervista televisiva registrata nel mese di agosto scorso, quando Kordahi non era ancora membro dell’esecutivo, e trasmessa il 26 ottobre su social network legati ad al-Jazeera, al ministro libanese è stata fatta una domanda riguardante il conflitto civile yemenita e il relativo ruolo delle milizie sciite Houthi. In particolare, è stato chiesto quale fosse la differenza tra i ribelli in Yemen e il gruppo paramilitare sciita di Hezbollah attivo in Libano, entrambi sostenuti dall’Iran.

Nella sua risposta, Kordahi, oltre a ritenere il conflitto in Yemen “assurdo” e futile, ha affermato che gli Houthi agiscono per “autodifesa” e che non dovrebbero essere considerati “aggressori”, in quanto questi mirano semplicemente a difendersi da attacchi esterni, perpetrati “nelle proprie abitazioni, durante funerali e matrimoni”, e, in realtà, i ribelli non attaccano nessuno. Con tali dichiarazioni, il ministro libanese avrebbe fatto riferimento alla coalizione internazionale guidata da Riad, intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015 per sostenere le forze filogovernative e in cui partecipano anche gli UAE.

Dopo la condanna del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), il 27 ottobre, il Ministero degli Esteri saudita ha consegnato all’ambasciatore libanese a Riad, Fawzi Kabbara, una nota di protesta contro delle affermazioni ritenute essere “offensive”. Per Riad, le dichiarazioni di Kordahi mostrano una chiara tendenza verso le “milizie terroristiche Houthi”, accusate di “minacciare la sicurezza e la stabilità della regione”. Inoltre, quanto affermato è in contrapposizione con le norme politiche di base e non sono coerenti con le relazioni storiche tra due popoli “alleati”. Non da ultimo, fonti saudite, riportate da al-Jazeera, hanno riferito che il gigante mediatico saudita Middle East Broadcasting Center Group (MBC) sposterà “presto” i propri uffici dal Libano a Riad, come reazione alle dichiarazioni di Kordahi. In particolare, l’ufficio libanese di MBC, situato a Zouk Mosbeh, a circa 12 chilometri a Nord di Beirut, avrebbe dato allo staff la possibilità di essere trasferito a Riad o di dimettersi dalla società. Stando a quanto specificato, rimarrà un ufficio MBC in Libano ma solo per scopi amministrativi e non per attività di produzione.

Poco dopo la mossa del Regno, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato le dichiarazioni del ministro libanese e hanno reso noto di aver richiamato l’ambasciatore del Libano nel proprio Paese. Per Abu Dhabi, i commenti “faziosi e deplorevoli” di Kordahi costituiscono una “offesa” nei confronti dei membri della coalizione a guida saudita. Anche il Bahrein e il Kuwait hanno agito nello stesso modo, condannando le dichiarazioni e consegnando note di protesta ai diplomatici libanesi. “Queste affermazioni sono incompatibili con la realtà, non hanno nulla a che fare con la verità e contraddicono le più semplici regole di interazione tra Paesi”, ha riferito il Kuwait nel giustificare il proprio comportamento.

Sul fronte libanese, il premier Najib Mikati ha, fin da subito, espresso il rifiuto per le affermazioni del ministro dell’Informazione, le quali “non riflettono la posizione del governo di Beirut”, e ha ribadito il suo impegno a instaurare “relazioni fraterne” tra il Libano e i Paesi arabi, come già affermato nella dichiarazione ministeriale presentata in Parlamento al momento del giuramento dell’esecutivo. Come chiarito dal premier, Kordahi ha rilasciato le contestate dichiarazioni “alcune settimane prima di assumere il suo incarico ministeriale”.

Il ministro coinvolto, da parte sua, si è rifiutato di rivolgere scuse per quanto affermato, in quanto egli non avrebbe nessuna colpa e non avrebbe commesso alcun errore. “Non ho attaccato nessuno. Perché dovrei scusarmi?”, ha dichiarato Kordahi ai media locali, impegnandosi a porre l’interesse del Libano al di sopra di ogni cosa e ribadendo il proprio rispetto verso la politica estera libanese e quanto affermato nella dichiarazione ministeriale circa il mantenimento di buone relazioni con i Paesi arabi, in particolare con l’Arabia Saudita, i Paesi del Golfo e lo Yemen. Il ministro ha poi fatto riferimento a una presunta campagna diffamatoria messa in atto da “persone note”, che starebbero agendo contro di lui sin dal suo ingresso al governo. Ad ogni modo, Kordahi ha evidenziato che le dichiarazioni riflettono un’opinione personale e che sono state rilasciate quando ancora non era in carica. In particolare, si è trattato di un’intervista registrata il 5 agosto a Istanbul, in Turchia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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