La Bielorussia risponderà al dispiegamento militare della Polonia

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 13:18 in Bielorussia Polonia Russia

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dichiarato, giovedì 28 ottobre, che Mosca e Minsk “agiranno in modo duro” per rispondere alla militarizzazione di Varsavia lungo i confini Occidentali della Bielorussia.

A riportare le parole del leader, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa bielorussa Belta. Tali dichiarazioni sono state rilasciate da Lukashenko durante un incontro con il procuratore generale russo, Igor Krasnov, giunto il 28 ottobre a Minsk in occasione del vertice. Il dispiegamento militare a cui il leader bielorusso ha fatto riferimento è quello della Polonia che, secondo Lukashenko, intende “combattere l’immigrazione illegale collocando carri armati Leopard lungo il confine con la Bielorussia”, la quale continua ad essere accusata dall’Unione Europea e dalle Repubbliche Baltiche di alimentare il flusso di migranti per esercitare pressioni sul blocco a seguito delle sanzioni del 21 giugno. Lukashenko ha continuato, affermando che quella della crisi migratoria sarebbe solo una “scusa” che la Polonia starebbe sfruttando per collocare le proprie truppe lungo i confini. “Risponderemo molto duramente” a tale dispiegamento, ha ribadito il leader bielorusso, aggiungendo che la Polonia sarà “avvertita” e che, dopo, Minsk “agirà”.

I timori di Lukashenko sono da collocare nel quadro del recente viaggio di lavoro che ha fatto a Lida, una città bielorussa al confine con la Polonia, il 26 ottobre. In tale occasione, il leader ha visto da vicino il dispiegamento militare di Varsavia, esprimendo “preoccupazione” per la militarizzazione lungo la frontiera. Tale dispiegamento era stato annunciato dal ministro della Difesa di Varsavia, Mariusz Blaszczak, il 25 ottobre, attraverso una dichiarazione pubblicata su Twitter, a seguito dei crescenti scontri tra migranti e autorità frontaliere polacche. Di conseguenza, Blaszczak aveva annunciato la mobilitazione di altri 2.500 soldati, portando a un totale di 10.000 militari lungo il confine che la Polonia condivide con la Bielorussia, ai quali sono da aggiungere anche le autorità frontaliere che pattugliano le recinzioni.

Analoghe misure erano state adottate dal Ministero della Difesa di Varsavia anche il 19 ottobre, quando era stato annunciato il dispiegamento di altri 3.000 soldati al confine, ponendo una stretta sulle misure di sicurezza per far fronte alla crescente crisi migratoria, acuitasi dallo scorso agosto. Il giorno prima, i ministri degli Esteri dell’UE, riunitisi nel formato del Consiglio, avevano affrontato la questione relativa alla crisi migratoria. Sebbene il blocco non avesse in programma di imporre un nuovo pacchetto di sanzioni, il ministro degli Esteri della Lettonia, Edgars Rinkevics, aveva suggerito la mossa, sottolineando che si tratterebbe di una misura appropriata per rispondere alla “guerra ibrida” condotta dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. A margine del Consiglio del 18 ottobre, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea, Josep Borrell, aveva poi annunciato che il blocco era pronto ad adottare sanzioni contro Belavia, la compagnia aerea bielorussa, perché “utilizzare i migranti per scopi politici è una pratica inaccettabile”. Infine, oltre a colpire la compagnia aerea e il regime bielorusso, l’UE starebbe anche pensando di applicare nuove sanzioni contro alcuni funzionari bielorussi, come il ministro degli Esteri, perché accusati di svolgere un ruolo chiave nella campagna ibrida di Minsk.

La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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