Colpo di Stato in Sudan: quale futuro per la normalizzazione con Israele

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 6:38 in Israele Sudan

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Il Sudan è stato tra i Paesi che, il 23 ottobre 2020, ha normalizzato le relazioni con Israele, grazie all’intermediazione degli Stati Uniti. Tuttavia, è stata Washington stessa ad affermare che, a seguito del tentato colpo di Stato contro il governo del primo ministro, Abdalla Hamdok, del 25 ottobre, tale normalizzazione potrebbe dover essere rivalutata.

In particolare, il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, il 25 ottobre, ha riferito che Washington e Tel Aviv avrebbero prestato attenzione al susseguirsi degli eventi nel Paese africano e gli USA avrebbero potuto riconsiderare l’accordo di normalizzazione. Questo perché, a detta del portavoce, “l’arresto di funzionari governativi civili e di altri leader politici, incluso il primo ministro Hamdok, mina la transizione del Paese verso un governo civile democratico” e “il licenziamento di funzionari governativi e lo scioglimento delle istituzioni governative violano la dichiarazione costituzionale”.

Da parte sua, Israele non ha rilasciato commenti a riguardo, ma, secondo quanto riferito dall’emittente israeliana pubblica “Kan”, il governo israeliano ha tenuto diversi incontri sulla questione. Il Paese mediorientale starebbe, quindi, seguendo gli sviluppi, ma senza commentarli ufficialmente, il che, secondo diversi analisti, rappresenta l’unico approccio che al momento Israele può adottare. Ad ogni modo, è stata la medesima emittente a rivelare che, con lo scoppio degli eventi del 25 ottobre, la finalizzazione degli accordi di normalizzazione potrebbe essere ritardata. Ciò avverrebbe in un momento in cui, a detta di fonti diplomatiche, il premier Hamdok era pronto a recarsi a Washington per siglare formalmente l’alleanza.

Tuttavia, si è parlato di ritardo, ma non di cancellazione. A tal proposito, un alto diplomatico sudanese fedele ad Hamdok, in condizione di anonimato, ha dichiarato che il colpo di stato militare non influenzerà in modo drammatico il processo di normalizzazione tra Sudan e Israele. Questo perché diversi leader militari saliti al potere sono a favore della normalizzazione con lo Stato ebraico. Far avanzare i contatti con Israele, però, risulterà essere difficile nel breve periodo e, a lungo andare, ciò potrebbe provocare un indebolimento del sostegno della popolazione sudanese agli accordi abramitici, non particolarmente entusiasta per tale normalizzazione già in passato.

Al contrario, altre fonti israeliane, riportate dal sito di informazione Ynet, ritengono che il golpe possa avere gravi conseguenze per lo sviluppo dei rapporti tra Israele e Sudan. Per tali fonti, i militari sudanesi sono a favore della normalizzazione con Israele semplicemente per vedersi revocare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti durante l’era del presidente deposto, Omar al-Bashir, mentre la componente civile della leadership è ancora meno entusiasta. Pertanto, potrebbero essere proprio tali oppositori a minare il processo di normalizzazione. Inoltre, specificano le fonti, è improbabile che l’Occidente accetti un eventuale governo militare in Sudan, il che potrebbe ulteriormente deteriorare le relazioni tra Khartoum e Washington, e infine anche con Tel Aviv. Non da ultimo, secondo le medesime fonti, con l’inizio del processo di normalizzazione, gli Stati Uniti avevano iniziato a revocare le sanzioni contro il Paese africano, oltre ad averlo rimosso dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, ma il colpo di stato militare potrebbe ostacolare questo processo e provocare una nuova re-imposizione delle sanzioni, nella loro interezza, il che potrebbe portare Khartoum a ritirarsi dall’affare israeliano mediato dagli USA.

Ad ogni modo, è stato evidenziato da più parti come il patto con il Sudan, diversamente dagli accordi siglati con Emirati Arabi Uniti, Marocco e Bahrein, abbia ricevuto uno slancio minore da parte di Israele stesso. A tal proposito, mentre gli altri Paesi che hanno normalizzato i rapporti con Tel Aviv hanno stabilito vari livelli di rappresentanza diplomatica nel territorio israeliano, con il Sudan, fatta eccezione per l’abrogazione di una legge del 1958 che boicotta Israele, poco è stato fatto per formalizzare i rapporti. Per alcuni, ciò è stato conseguenza di disaccordi nel consiglio di governo e della precarietà dell’esecutivo stesso.

Gli osservatori ritengono che i vantaggi che Khartoum riceverebbe dalla piena normalizzazione delle relazioni con Israele si limitino alla facilitazione della cooperazione economica con istituzioni finanziarie internazionali e all’utilizzo di tecnologia israeliana avanzata nel settore agricolo, volta a diversificare le colture e aumentare i tassi di produttività. Quanto a Israele, Tel Aviv potrebbe semplicemente aggiungere un altro Paese alla lista degli Stati arabi con cui ha normalizzato le relazioni. Secondo l’ex ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, invece, il riavvicinamento con Khartoum avrebbe portato diversi vantaggi soprattutto in termini strategici e di sicurezza. Come evidenziato, stabilendo relazioni diplomatiche e di sicurezza con il Sudan, Israele avrebbe avuto accesso a informazioni su attività considerate terroristiche e ostili anche nelle aree confinanti, come il Ciad, il Mali e il Niger. Un altro beneficio, infine, potrebbe essere quello di allontanare completamente il Sudan dall’alleanza iraniana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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