Cina: al via il finanziamento di una base militare al confine afghano-tagiko

Pubblicato il 28 ottobre 2021 alle 18:14 in Afghanistan Cina Tajikistan

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La Cina finanzierà la costruzione di una base militare in Tagikistan, lungo il confine con l’Afghanistan, la quale ospiterà un’unità speciale delle Forze Armate tagike. Ad annunciarlo, giovedì 28 ottobre, è stato il Parlamento della Repubblica dell’Asia Centrale.

La notizia è stata riportata, il medesimo giovedì, dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, citando quanto appreso da un suo corrispondente. La struttura militare, dal valore di circa 8,9 milioni di dollari, sarà collocata nella provincia autonoma Orientale Gorno-Badakhshan, lungo il corridoio di Wakhan e a ridosso della catena montuosa del Pamir. Tale area confina con la provincia cinese Xinjiang e con la provincia Nord-Orientale afgana di Badakhshan. Il Parlamento tagiko ha altresì chiarito che presso la struttura militare “non stazioneranno truppe dell’Esercito cinese”.

L’accordo che ha formalizzato il finanziamento di Pechino è stato concordato dal Ministero degli Affari Interni del Tagikistan e il Ministero della Pubblica Sicurezza della Cina il 27 ottobre, ha riferito il primo vicecapo delle Forze dell’ordine tagike, Abdurahmon Alamshozoda. Quest’ultimo ha rivelato che la base militare ospiterà le unità speciali tagike del Dipartimento per la lotta alla criminalità organizzata del Ministero degli Interni del Paese. “In conformità con l’accordo, tutte le attrezzature importate dalla Cina verso il Tagikistan, durante la costruzione della base, saranno esentate da tasse e da dazi doganali”, ha sottolineato Alamshozoda.

Nell’ambito del progetto, è prevista la costruzione di 12 edifici, tra cui una sede amministrativa, un dormitorio, una mensa, locali per la residenza dei militari tagiki e dei loro familiari, un serbatoio d’acqua e due torri di osservazione. Inoltre, la superficie totale del complesso sarà di 3550 metri quadrati. In tale quadro, è importante menzionare quanto riportato, il 27 ottobre, dall’agenzia di stampa indipendente RFE/RL. La testata ha spiegato che la Cina dispone già di una base militare in Tagikistan, in un’area remota vicino al corridoio di Wakhan, nella regione di Murghab, vicino al confine con l’Afghanistan. Si presume che tale struttura sia operativa da almeno cinque anni, tuttavia, sia il governo cinese sia quello tagiko ne hanno sempre negato l’esistenza. Per tale ragione, le informazioni che a disposizione sulla base sono limitate. Nonostante ciò, RFE/RL, recentemente, ha avviato un’importante indagine per comprendere le modalità di funzionamento della struttura. Stando a quanto rinvenuto dalle ricerche, la base, di proprietà tagika, ospiterebbe anche personale cinese.

Secondo i documenti, il presidente tagiko, Emomali Rahmon, avrebbe proposto al ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, di trasferire alla Cina la proprietà della base quando Fenghe ha visitato la capitale tagika, Dushanbe, lo scorso luglio. Tuttavia, nelle documentazioni a disposizione della testata non è specificato se Pechino abbia, di fatto, accettato o meno la proposta. Ciò che è emerso, però, riguarda un’altra offerta avanzata da Rahmon: la Cina avrebbe finanziato la costruzione di basi militari tagike lungo in confine con l’Afghanistan. Dushanbe, in cambio, avrebbe ceduto a Pechino il pieno controllo delle strutture esistenti senza nessun costo.

Tali sviluppi giungono in un momento di crescenti tensioni tra il governo tagiko e il nuovo esecutivo talebano. Da parte sua, Rahmon ha annunciato che non avrebbe riconosciuto il nuovo governo di Kabul finché quest’ultimo non avrebbe rappresentato tutti i gruppi etnici dell’Afghanistan, dove i tagiki si collocano al secondo posto per maggioranza. Kabul, a sua volta, ha messo in guardia Dushanbe, esortandola a non “infierire negli affari interni”. Secondo i media russi, i talebani avrebbero stretto un’alleanza con un gruppo militante di etnia tagika con sede nel Nord dell’Afghanistan, che tenterebbe di rovesciare il governo di Rahmon. I timori di Mosca e Dushanbe erano aumentati dopo le notizie diffuse l’8 ottobre, data in cui il Ministero degli Esteri russo aveva dichiarato di essere “pronto ad adottare misure decisive” per proteggere il Tagikistan. In tale occasione, la stampa locale aveva reso noto di un presunto attacco che i militanti dei talebani tagiki, il gruppo Jamaat Ansarullah, stavano pianificando. Di conseguenza, il Cremlino aveva riferito di monitorare attentamente la situazione lungo il confine afghano-tagiko, ribadendo che la 201° base militare russa nel Paese Centro-Asiatico disponeva di tutte le attrezzature militari necessarie per fornire assistenza al Tagikistan.

A seguito di ciò, l’alleanza militare dell’Asia Centrale, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ha avviato, dal 18 al 23 ottobre, esercitazioni militari strategico-operative Combat Brotherhood 2021, che si sono svolte lungo il confine che il Tagikistan condivide con l’Afghanistan. Quelle del 18 ottobre non rappresentano le prime esercitazioni militari su larga scala avviate dai Paesi dell’Asia Centrale. In precedenza, dal 2 al 10 agosto, Russia, Tagikistan e Uzbekistan hanno tenuto manovre a causa dell’avanzata dei talebani, culminata con la presa di Kabul, il 15 agosto. Tali esercitazioni avevano coinvolto 2.5000 militari dei tre Paesi alleati e si erano svolte nei pressi della base uzbeka di Termez, confinante con il vicino belligerante. Successivamente, sullo sfondo della crisi in Afghanistan, la Russia ha avviato altre sessioni di manovre militari, soprattutto presso la 201° base tagika. Tra queste, è importante ricordare le operazioni avviate il 17 agosto e concluse il 30 dello stesso mese, e quelle lanciate il 9 settembre.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione