Yemen: uno scenario di tensioni immutato

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 8:15 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre continuano scontri e bombardamenti nel governatorato di Ma’rib, a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, la coalizione a guida saudita ha riferito di aver intercettato due droni carichi di esplosivi, presumibilmente lanciati dai ribelli Houthi, diretti contro l’aeroporto internazionale di Abha e la città di Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita. Nel frattempo, una delegazione europea si è recata ad Aden, capitale de iure dello Yemen, per una visita non annunciata.  

L’ultima dichiarazione della coalizione, la quale coadiuva le forze filogovernative nella cornice del conflitto civile in Yemen, è giunta all’alba di mercoledì 27 ottobre e fa seguito a una serie di episodi simili, verificatisi sin dall’intervento dell’alleanza internazionale nei fronti yemeniti, il 26 marzo 2015. In tale quadro, è stato il portavoce della medesima alleanza ad annunciare, il 20 ottobre scorso, un’operazione a Sana’a, capitale posta tuttora sotto il controllo del gruppo sciita, volta a impedire ai ribelli di attaccare civili e condurre offensive contro obiettivi chiave nel Regno saudita. “Negli ultimi mesi, le forze congiunte della coalizione hanno esercitato il massimo grado di moderazione di fronte alle massicce violazioni umanitarie e alle brutali ostilità sistematiche e deliberate da parte della milizia Houthi”, ha dichiarato il colonnello, il quale ha specificato che la propria operazione è stata condotta nel rispetto del diritto umanitario internazionale.

Nel frattempo, a Ma’rib gli scontri sul campo non sono ancora cessati. Questi vedono impegnati, da un lato, le forze filogovernative, sostenute dalla coalizione internazionale e da tribù locali, e, dall’altro lato, i ribelli Houthi, appoggiati da Teheran. Nella giornata del 26 ottobre, fonti mediatiche dell’esercito hanno riferito di aver inferto ulteriori perdite al gruppo sciita nel Sud di Ma’rib, provocando la morte di “decine di combattenti”, comandanti inclusi, e perdite in termini materiali. La coalizione, da parte sua, ha affermato, sempre il 26 ottobre, di aver provocato la morte di 85 Houthi e di aver distrutto 9 veicoli militari, nel corso di 21 operazioni contro i distretti di al-Kassara e al-Juba. Il giorno precedente, il 25 ottobre, l’alleanza aveva riferito della morte di altri 105 ribelli, a seguito di raid aerei perpetrati nelle 24 ore precedenti contro Ma’rib.

L’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

Nella medesima giornata del 26 ottobre, poi, una delegazione dell’Unione Europea, formata perlopiù da ambasciatori, ha visitato la capitale temporanea, Aden, dove ha tenuto incontri con membri dell’esecutivo yemenita, tra cui il premier Maeen Abdulmalik. La visita si colloca nel quadro dell’impegno europeo a garantire il completamento e la piena applicazione del cosiddetto accordo di Riad. Quest’ultimo è stato siglato, il 5 novembre 2019, dal governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e dai gruppi secessionisti dei territori meridionali, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

Nel corso dei colloqui del 26 marzo, da un lato, i Paesi europei hanno espresso il proprio sostegno agli sforzi profusi dal governo per far fronte alle difficoltà riscontrate soprattutto a livello economico e umanitario. Dall’altro lato, il primo ministro ha riferito che la propria squadra si sta impegnando per prevenire un completo collasso della situazione e completare la messa in atto dell’accordo di Riad, alcune cui clausole, soprattutto a livello militare, non sono state ancora concretizzate. Tuttavia, il primo ministro ha evidenziato l’importanza di una posizione unificata a livello internazionale e di pressioni da attori esterni contro gli Houthi, i quali, nonostante i numerosi appelli, continuano a mostrare intransigenza, minando il percorso di pace.

È stato l’accordo di Riad a porre fine alle violente tensioni che, dal 7 agosto 2019, avevano avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, non sono mancati scontri tra gruppi rivali e tensioni popolari sfociate da crisi di diverso tipo, carenza di elettricità e risorse idriche in primis. Inoltre, sebbene il premier e alcuni membri della squadra governativa abbiano fatto ritorno nella capitale provvisoria, altri si sono astenuti dal farlo, e si sono detti in attesa dell’applicazione della parte militare dell’accordo di Riad. Il riferimento va, in particolare, alla redistribuzione delle forze e all’integrazione dei membri dell’esercito e dell’apparato di sicurezza, sia governativi sia del STC, sotto la guida dei Ministeri dell’Interno e della Difesa.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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