USA-Giappone: esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 12:51 in Giappone USA e Canada

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La settima flotta della Marina statunitense ha annunciato che il gruppo d’attacco della portaerei USS Carl Vinson condurrà esercitazioni congiunte con il cacciatorpediniere giapponese JS Kaga per elicotteri nel Mar Cinese Meridionale, il 25 ottobre.

I mezzi schierati da Washington e Tokyo effettueranno operazioni di volo, addestramento tattico coordinato tra unità di superficie e aeree ed esercitazioni di attacco marittimo. Il comandante del gruppo d’attacco della USS Carl Vinson, il contrammiraglio Daniel Martin, ha affermato che le operazioni sono state una “componente chiave nella nostra prontezza marittima collettiva”. Martin ha definito l’Indo-Pacifico una regione dinamica in cui, continuando a condurre operazioni di routine con i propri alleati e partner nelle acque e nello spazio aereo internazionali, gli USA stanno dimostrando il loro impegno a sostenere il diritto internazionale e a garantire che tutti le Nazioni possano fare lo stesso senza paura o competizione.

L’esercitazione di Tokyo e Washington è arrivata dopo che navi russe e cinesi hanno preso parte a un’esercitazione congiunta condotta dai due Paesi nel Mar del Giappone dal 14 al 17 ottobre scorsi. A conclusione delle operazioni, il 18 ottobre, 10 imbarcazioni russe e cinesi hanno poi attraversato per la prima volta lo Stretto di Tsugaru, situato tra l’isola principale di Honshu e la prefettura settentrionale di Hokkaido. Quest’ultimo si restringe fino a raggiungere 19,5 km di distanza tra le due sponde, collega il Mar del Giappone all’Oceano Pacifico e si tratta di acque internazionali aperte alle navi straniere. Durante la Guerra Fredda, Tokyo decise di limitare le sue acque territoriali a sole tre miglia nautiche dalla costa sia di Honshu sia di Hokkaido, nonostante potesse rivendicare i propri diritti fino a 12 miglia nautiche. La striscia di acqua non reclamata ha permesso alle navi statunitensi che trasportano armi nucleari di transitare nello stretto senza violare l’impegno del Giappone nei confronti dei “Tre principi non nucleari” di non sviluppare o schierare armi atomiche, oltre a non consentire alle armi nucleari di entrare nel suo territorio. Successivamente, il 23 ottobre le parti hanno concluso il primo pattugliamento congiunto nel Pacifico Occidentale e, il 25 ottobre, cinque navi della marina russa sono entrate nel Mar del Giappone attraverso lo Stretto di Tsushima nel Sud-Ovest del Paese.

Alla luce di tale scenario e di fronte ad una crescente presenza regionale cinese, Tokyo e Washington stanno intensificando la propria alleanza su varie questioni regionali quali le isole Senkaku/Diaoyu contese tra Giappone e Cina nel Mar Cinese Orientale e una crescente presenza militare cinese nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale, che comprende lo Stretto di Taiwan. Nel Mar Cinese Orientale, ad esempio, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale aperta riguardante un gruppo di isole, chiamate dalla prima Diaoyu e dalla seconda Senkaku. Tali territori, rivendicati anche da Taiwan, sono, al momento, amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno ripetutamente ribadito che in caso di scontro sosterrebbero il Giappone, in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza concluso tra Tokyo e Washington, il 19 gennaio 1960. L’Articolo 5 di tale documento prevede che, nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.

Il Mar Cinese Meridionale, invece, è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. Per Pechino la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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