Uganda: nuovo attentato, si incolpa ancora l’Isis

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 12:29 in Africa Uganda

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In Uganda, dopo l’attacco contro un bar della capitale, Kampala, rivendicato dallo Stato Islamico il 24 ottobre, la polizia sta indagando su un’altra esplosione, avvenuta il giorno seguente contro un autobus della compagnia Swift Safaris. In questo secondo caso, le autorità hanno parlato di un attentato suicida che ha provocato, al momento, un morto e diversi feriti. Entrambi gli attacchi sono stati attribuiti alle Forze Democratiche Alleate (ADF), un gruppo armato storicamente anti-Kampala che si dichiara affiliato all’Isis. 

Martedì 26 ottobre, in una conferenza stampa, il portavoce della polizia ugandese, Fred Enanga, ha affermato che il comandante delle ADF, Muhammed Nkalubo, avrebbe coordinato gli attentati. Enanga ha poi specificato che 3 uomini, coinvolti nell’organizzazione degli attacchi, sarebbero stati arrestati. “Finora siamo riusciti ad arrestare tre collaboratori che ricevevano denaro da membri delle ADF e lo distribuivano ai loro destinatari e agenti nel Paese”, ha detto il portavoce, aggiungendo che l’attentatore responsabile dell’esplosione contro l’autobus era “nella lista dei ricercati delle Forze Democratiche Alleate”. I tre sospettati, identificati come Abdulrahman Waibi, Sanyu Nakitende e Aisha Katushabe, avrebbero distribuito 114.000 dollari per sostenere finanziariamente gli attacchi.

Pochi giorni prima, il 23 ottobre, un attentato contro un bar della capitale aveva ucciso una persona (una cameriera di circa vent’anni) e ferito almeno 3 clienti. Enanga ha dichiarato che le autorità hanno stabilito “un’elevata connettività” tra i due attacchi. “Ci sono individui o gruppi di individui, che preparano questi ordigni esplosivi improvvisati, che appartengono allo stesso gruppo di aggressori”, ha detto il portavoce della polizia. Quest’ultima ha definito l’attacco del 23 ottobre un “atto di terrore interno” e lo Stato islamico, il giorno dopo, ne ha rivendicato la responsabilità. L’ordigno utilizzato conteneva chiodi e schegge ed era stato nascosto in un sacchetto di plastica lasciato sotto un tavolo del bar.

Un esperto di sicurezza nella regione dei Grandi Laghi, intervistato da France24, Dismas Nkunda, non si è detto sorpreso dalla notizia che gli attacchi sarebbero stati opera delle ADF, considerato che il gruppo ha sede nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. L’organizzazione opera in quella regione specifica da circa 20 anni, dopo essere stata cacciata dall’Uganda. Le autorità affermano che il gruppo si sta espandendo anche in altri Paesi dell’area. Nkunda, in particolare, sostiene che i due recenti attentati in Uganda potrebbero mostrare una nuova spinta propulsiva da parte del gruppo. “É un nuovo capitolo che ci farà capire quale sarà la minaccia in Uganda e se si tratterà di un’organizzazione terroristica decisa a causare il massimo danno in quel Paese”, ha osservato l’analista.

Le ADF, che si oppongono al governo del presidente Yoweri Museveni, sono affiliate allo Stato Islamico dal 2016, quando il loro comandante, Nkalubo, ha promesso fedeltà al califfato. Il gruppo è stato accusato di aver ucciso migliaia di civili nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. La Chiesa cattolica congolese sostiene che le Forze ribelli abbiano ucciso circa 6.000 civili dal 2013, mentre il Kivu Security Tracker, un centro che si occupa della raccolta dati su incidenti, attacchi e violazioni dei diritti umani nel Paese, attribuisce all’organizzazione oltre 1.200 omicidi nella sola area di Beni, dal 2017.

A marzo, gli Stati Uniti hanno iniziato a riferirsi alle ADF con la sigla “ISIS-DRC”, aggiungendole alla lista nera delle organizzazioni terroristiche. L’ONU, tuttavia, non ha ancora trovato prove che dimostrino che l’Isis abbia preso il controllo delle operazioni delle Forze Democratiche Alleate. Queste sono state sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite nel 2014 per le violenze e le atrocità commesse.  

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Chiara Gentili

di Redazione

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