Siria: la Turchia invia rinforzi nel Sud di Idlib ed estende la missione

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 9:42 in Siria Turchia

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Più di 200 veicoli militari della Turchia sono stati visti entrare, nella sera del 26 ottobre, dal valico di Kharbet al-Jouz, e dirigersi verso la periferia Sud del governatorato Nord-occidentale di Idlib. Ciò è avvenuto in concomitanza con l’annuncio del Parlamento turco, il quale ha approvato l’estensione, per altri due anni, delle missioni militari di Ankara in Siria e in Iraq.

La prima notizia è stata riferita dal centro di monitoraggio con sede a Londra, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), il quale ha specificato che i rinforzi turchi sono giunti in due lotti nell’arco di un’ora. Il primo convoglio, hanno affermato gli osservatori, era composto da circa 100 veicoli, tra cui anche carri armati, e trasportava materiale di tipo sia logistico sia militare, armi pesanti e artiglieria inclusi. A questo ha fatto seguito un secondo convoglio, composto da un numero simile di veicoli, il quale, al pari del primo, si è diretto verso le postazioni turche nella periferia occidentale di Idlib e nel Sud del governatorato, presso Jabal al-Zawiya. Sempre il 26 marzo, il SOHR ha dato notizia di un altro convoglio entrato in mattinata da Kafr Luceen e diretto anch’esso verso le zone interne di Idlib. In tal caso, si è trattato di 30 veicoli militari, con a bordo blocchi di cemento, munizioni e attrezzatura logistica.

Con l’arrivo dei nuovi rinforzi militari turchi, secondo quanto riportato dal SOHR, sale a oltre 555 il numero di veicoli militari, carri armati e camion carichi di armi pesanti e artiglieria entrati nella cosiddetta area “Putin-Erdogan” dalla fine di settembre 2021, il che rifletterebbe la crescente preoccupazione della Turchia di una possibile operazione militare del governo siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, e del suo alleato russo a Idlib. La mobilitazione di Ankara nel Nord-Ovest della Siria, in realtà, è in corso da settimane. I combattenti di Ankara, al momento, risultano essere dispiegati in 79 basi e postazioni militari nella cosiddetta “safe-zone” stabilita con i precedenti accordi con la parte russa. Tale mobilitazione mira, secondo alcuni, ad impedire all’esercito damasceno di avanzare a Idlib, visto il continuo desiderio di Damasco di portare avanti i propri piani espansionistici, e, al contempo, di allentare la pressione della Russia.

Idlib rappresenta tuttora l’ultima roccaforte controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. Sono stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a raggiungere un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, le tensioni non si sono mai del tutto placate.

Di fronte a uno scenario sempre più incerto, il Parlamento turco ha ratificato, il 26 ottobre, una mozione con cui Ankara è autorizzata a lanciare “operazioni antiterrorismo transfrontaliere” nel Nord dell’Iraq e in Siria per altri due anni, mentre continuerà a partecipare in una missione di mantenimento della pace in Libano. La mozione è stata approvata per la prima volta nel 2013 per sostenere la campagna internazionale contro l’ISIS, ma da allora è stata rinnovata ogni anno. Tra i sostenitori del rinnovo del 26 ottobre vi sono stati il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AK), il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) e il Partito Buono (IYI), mentre il Partito Repubblicano del Popolo (CHP) e il Partito Democratico dei Popoli (HDP) hanno votato contro.

La mozione, precedentemente presentata dalla presidenza della Repubblica, con a capo Erdogan, consente all’esercito turco di effettuare operazioni transfrontaliere nel Nord dell’Iraq e in Siria fino 30 ottobre 2023. Questo perché, a detta dei sostenitori, vi sono crescenti minacce e conflitti vicino ai confini meridionali della Turchia, che minacciano la sicurezza, la pace e la stabilità del Paese. Particolare riferimento è stato fatto al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), alle Syrian Democratic Forces (SDF) e allo Stato Islamico. Anche a Idlib, a detta dei parlamentari turchi, la pace e la stabilità stabilite attraverso il processo di Astana continuano a essere minacciate.

Seppur approvando la mozione, il partito IYI ha messo in guardia il governo turco da  un’offensiva militare in Siria, definendola “un’avventura prima delle elezioni”. “Una nuova operazione militare in Siria non servirebbe a nessun obiettivo politico. Una zona sicura in Siria non risolverebbe nulla. Quello di cui hai bisogno è una soluzione globale in Siria, e questo può essere fatto solo attraverso il dialogo con Assad”, ha dichiarato un esponente del partito, Ahmet Kamil Erozan, aggiungendo: “La pace in Siria non passa semplicemente da Washington e Mosca, ma da Damasco. Voteremo per un sì in considerazione della sicurezza delle nostre truppe che sono già lì, ma il nostro sì non deve essere interpretato come un sostegno alla politica del governo (turco) in Siria”.

La Siria è teatro di un conflitto civile dal 15 marzo 2011, data in cui parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.   

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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