Russia: i Paesi dell’Asia Centrale non devono ospitare truppe NATO e USA

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 13:14 in Asia Russia USA e Canada

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Il 27 ottobre, la Russia ha esortato i Paesi dell’Asia Centrale, confinanti con l’Afghanistan, ad adottare misure per prevenire la presenza militare degli Stati Uniti e della NATO sul proprio territorio.

Ad annunciare la posizione di Mosca, il medesimo mercoledì, è stato il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, rivolgendosi ai rappresentanti di Afghanistan, Cina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. “Ancora una volta, chiediamo ai Paesi confinanti con l’Afghanistan di impedire che gli Stati Uniti e la NATO possano collocare militari sul loro territorio”, ha sottolineato Lavrov, affermando che l’Alleanza e Washington starebbero “pianificando di trasferirvi le proprie truppe”, che sono state ritirate dall’Afghanistan a partire dallo scorso maggio. “Il desiderio dell’Occidente di rimodellare l’Afghanistan secondo i propri schemi ha portato a tristi conseguenze: fratture interne e spargimento di sangue, che ha provocato la polarizzazione della società, nonché il collasso socio-economico e l’attuale catastrofe umanitaria. Tale atteggiamento ha anche rafforzato i gruppi terroristici internazionali, sia in termini di produzione di droga sia di corruzione”, ha riferito il ministro russo. Intanto, nel corso della medesima conferenza stampa, Lavrov ha anche affrontato la questione legata alla crescente minaccia terroristica in Afghanistan e al fatto che numerose organizzazioni starebbero accedendo ai Paesi vicini, tentando di attraversare i confini come rifugiati. “L’obiettivo principale è quello di controllare i flussi migratori” provenienti dall’Afghanistan perché numerosi terroristi “stanno tentando di oltrepassare le frontiere passando per rifugiati”, ha dichiarato Lavrov.

Le parole del capo degli Affari Esteri russo giungono a seguito dei Colloqui di Mosca sull’Afghanistan, tenutisi il 20 ottobre, e delle ultime dichiarazioni rilasciate dall’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, circa il possibile riconoscimento del governo talebano. Quanto a Kabulov, il funzionario ha dichiarato, il 25 ottobre, che quasi tutti i Paesi che hanno preso parte ai Colloqui sarebbero pronti a riconoscere ufficialmente il nuovo esecutivo, soprattutto per la “positiva gestione” di alcune questioni. Tra queste, l’inviato speciale russo ha sottolineato la lotta al terrorismo e al traffico di stupefacenti, nonché la necessità di garantire che il territorio dell’Afghanistan non venga utilizzato per lanciare attacchi che minacciano la sicurezza degli Stati vicini. “Si tratta di aspetti chiave”, ha affermato Kabulov, chiarendo che è per tali ragioni che, a margine dei Colloqui, i Paesi hanno concordato di “continuare a lavorare in modo congiunto” con il nuovo esecutivo talebano.

Inoltre, è importante ricordare che i Colloqui di Mosca si sono svolti alla presenza di rappresentanti di Cina, Pakistan, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Russia. Gli Stati Uniti, anch’essi invitati al Formato, non hanno preso parte ai Colloqui per “motivi logistici”. L’incontro si è altresì concluso con l’adozione di una dichiarazione congiunta in cui i dieci Paesi hanno promesso di rispettare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan. Altrettanto importante è sottolineare che, a margine del multilaterale, le dieci delegazioni hanno affermato di considerare i talebani le nuove autorità afgane, nonostante l’assenza di un riconoscimento ufficiale, e che, di conseguenza, interagiranno con loro.

Nonostante le parole positive di Kabulov, però, le dieci delegazioni hanno sottolineato che il riconoscimento ufficiale avverrò solo se i talebani miglioreranno il sistema di gestione statale e formeranno “un governo inclusivo che rifletta adeguatamente gli interessi di tutte le principali forze etnopolitiche del Paese”, si legge nella dichiarazione. Inoltre, il nuovo esecutivo dovrà adottare un atteggiamento “moderato e saggio” sia nel campo della politica estera sia interna. Nella dichiarazione, inoltre, si sottolinea quanto sia importante che il nuovo esecutivo stringa “legami amichevoli” con i Paesi vicini” e che “instauri pace duratura, sicurezza e prosperità, nel rispetto dei diritti dei gruppi etnici, di donne e di bambini”.

I colloqui del 20 ottobre hanno segnato uno degli incontri internazionali più significativi per i talebani, interessati ad ottenere riconoscimento internazionale da quando hanno assunto il controllo dell’Afghanistan, il 15 agosto scorso. Il fatto che la conferenza si sia svolta a Mosca, inoltre, secondo analisti di al-Jazeera, riflette il ruolo chiave svolto dal Cremlino rispetto alle questioni Centro-Asiatiche.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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