Libia, il premier si rivolge ad Est: “No alle divisioni”

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 16:35 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In un discorso rivolto alla popolazione della Cirenaica, il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, ha ribadito che il proprio esecutivo è un esecutivo nato per servire tutti i libici e che la Libia “non può essere divisa in alcun modo”.

Le parole del premier sono giunte nella sera del 26 ottobre, in un discorso trasmesso in diretta televisiva e sulle piattaforme social del governo, dopo che, il 10 ottobre scorso, il vice primo ministro, Hussein al-Qatrani, aveva affermato che l’istituzione di un esecutivo parallelo a Est era un’ipotesi “reale e vicina”. Per Dabaiba, invece, il Paese non può essere diviso, né a livello territoriale né come popolo. A tal proposito, è stata messa in luce “l’equa distribuzione geografica della maggior parte delle regioni e tribù” all’interno dell’apparato governativo, un fenomeno che si è verificato “raramente” in passato. Nel suo discorso, il premier ha poi parlato di “un conflitto puramente politico, non regionale”.

In tale quadro, a detta del primo ministro ad interim, è dalla Cirenaica che proviene il 43% degli ambasciatori recentemente nominati dal governo. Inoltre, alla regione è stato destinato il 45% dei progetti di sistema di trasporto, il 45% dei contratti per realizzare strade, il 37% degli stanziamenti per i comuni, compreso un 8% per la sola Bengasi. Ciò si è verificato nonostante il peso demografico della Libia orientale sia pari al 29% circa della popolazione libica totale. A tal proposito, il ministro di Stato per gli affari del primo ministro, Adel Jumaa,  ha aggiunto che 11 ministri e il 40% di membri del governo provengono dall’Est, mentre i rappresentanti della regione occupano il 29% delle società di investimento e 24 posizioni di leadership nella società libica per gli investimenti esteri. Il ministro dell’Istruzione superiore, Imran al Qib, ha ricordato che sette università nella regione orientale hanno ricevuto il 30% degli stanziamenti nazionali per il settore, mentre il ministro dell’Interno, Khaled Mazen, ha affermato che il 40% degli stanziamenti del ministero dell’Interno è stato destinato alla Cirenaica.

Per Dabaiba, si tratta di cifre che mirano a “chiarire i fatti” e a rispondere alle recenti contestazioni. Un’altra mossa è stata inviare una squadra governativa in missione a Bengasi, il 22 ottobre, per fare un’analisi dei settori pubblici e intraprendere un dialogo con al-Qatrani, così da comprendere la sua posizione ed esortarlo a tornare al lavoro. Il vicepremier, però, non ha accolto con favore l’iniziativa, affermando che le sue richieste erano chiare e che non vi era bisogno di una visita in Cirenaica.

Al-Qatrani, insieme ad altri funzionari del governo di provenienza orientale, ha precedentemente accusato Dabaiba di non riuscire a gestire le divergenze a livello politico e di non aver rispettato clausole dell’accordo politico del 2015 e i principi guida della road map stabilita a Tunisi a novembre 2020, il cui obiettivo è, tra gli altri, garantire l’unificazione delle istituzioni.

Dabaiba, nello specifico, è stato accusato di aver preso decisioni a nome del Consiglio dei Ministri, consultando una ristretta cerchia di persone, e violando, in tal modo, la competenza di alcuni ministri. Anche il bilancio di Stato, a detta di al-Qatrani, sarebbe stato presentato solo ad alcuni membri dell’esecutivo e, in generale, il premier risulta avere pochi contatti con lo stesso vice. Alla luce di ciò, al primo ministro è stato chiesto di rispettare la tabella di marcia e un’equa distribuzione delle posizioni tra le regioni. Inoltre, è stata evidenziata la necessità di ripristinare le istituzioni sovrane e le unità amministrative centrali, precedentemente trasferite a Tripoli, in Cirenaica. In caso contrario, il rischio è una escalation con conseguenze negative per la popolazione libica e la comunità internazionale, oltre che per l’unità del Paese Nord-africano.

A seguito delle parole di al-Qatrani, la Missione di Sostegno dell’Onu, UNSMIL, ha invitato il governo di unità nazionale ad affrontare senza indugio i problemi menzionati nella dichiarazione dei funzionari della Cirenaica, dal vice primo ministro, a ministri, agenti e sindaci dei comuni. In una dichiarazione diffusa il 10 ottobre stesso, la Missione ha invitato tutte le parti in Libia a impegnarsi in un dialogo diretto e costruttivo. L’obiettivo, per UNSMIL, è rispondere alle aspettative della popolazione libica, la quale attende di eleggere i propri rappresentanti e proseguire la strada verso una democrazia, con nuove istituzioni e autorità che traggono legittimità e forza dal popolo stesso. 

Le elezioni presidenziali e legislative sono al momento calendarizzate per il 24 dicembre 2021, sebbene la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk abbia proposto di tenere quelle parlamentari a distanza di 30 giorni, presumibilmente a gennaio 2022. Al di là della data effettiva e delle divergenze che continuano a caratterizzare il processo elettorale, le elezioni rappresentano il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.