Iraq: attacco dell’ISIS a Diyala provoca vittime civili

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 10:28 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 14 persone sono state uccise e circa altre 15 sono rimaste ferite a seguito di un attentato terroristico perpetrato dallo Stato Islamico a Diyala, nell’Est dell’Iraq. Per il presidente iracheno, Barham Salih, si è trattato di un tentativo di destabilizzare il Paese.

L’attacco è stato effettuato nella sera del 26 ottobre contro il villaggio di al-Rashad, nella città di Miqdadiyah, situata nel Nord-Est della regione. Secondo fonti della sicurezza locali, tra le vittime vi sono stati anche diversi civili, residenti del luogo colpito, oltre a membri dell’apparato di sicurezza. Stando a quanto riportato da fonti irachene, uomini armati dell’ISIS hanno attaccato con armi leggere e di medio calibro un raduno nel villaggio di al-Rashad, aprendo il fuoco contro le abitazioni locali, per poi fuggire via. Una fonte della sicurezza a Diyala ha raccontato che, poco prima dell’attentato, i militanti jihadisti avevano rapito 3 civili, chiedendo un riscatto in cambio del loro rilascio. Tuttavia, al momento della consegna degli individui sequestrati, non avendo ricevuto la somma richiesta, i terroristi hanno sparato contro la folla, scatenando caos e provocando vittime. Tra queste, ha aggiunto la medesima fonte, vi sono stati anche membri di una tribù locale, Bani Tamim. Ad ogni modo, è stato specificato che il villaggio di al-Rashad e quelli circostanti non assistevano da tempo ad incidenti terroristici e che l’attacco del 26 ottobre è stato il più violento degli ultimi anni.

L’accaduto è stato condannato da diverse personalità politiche irachene, dal presidente Salih al premier uscente, Mustafa al-Kadhimi, fino al clerico sciita, Muqtada al-Sadr, risultato essere il vincitore delle ultime elezioni legislative, del 10 ottobre scorso. Per il capo di Stato, quanto verificatosi a Diyala mette in luce la necessità di unire le forze, supportare i servizi di sicurezza, e non sottovalutare la minaccia dell’ISIS, oltre all’importanza di continuare a profondere sforzi a livello nazionale “per porre fine alla presenza dello Stato islamico in ogni regione del Paese”. “Non dovremmo essere distratti dalle lotte per le poltrone politiche e dimenticare il terrorismo”, ha invece dichiarato il leader del movimento sadrista, al-Sadr, aggiungendo: “Il terrorismo è ancora in agguato”. A sua volta, al-Kadhimi ha affermato che “il crimine di Muqdadiyah non rimarrà impunito” e che le forze irachene inseguiranno gli attentatori, ovunque essi siano fuggiti, “dentro e fuori l’Iraq”.  

Nelle ultime settimane, le forze irachene hanno effettuato ripetute operazioni nel Nord e nell’Est del Paese, al fine di limitare i ripetuti attacchi dell’organizzazione terroristica. Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier iracheno, il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare il Paese probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Nel solo mese di settembre, sono stati 16 gli attentati registrati in tale area, tra cui esplosioni, agguati e attacchi armati. In totale, sono state registrate 45 vittime, tra morti e feriti.

Come spiegato da al-Araby al-Jadeed, le autorità irachene ritengono che i militanti dell’ISIS abbiano apportato modifiche ai propri canali di comunicazione e abbiano formato un mini-comando gerarchico, che ha consentito loro di comunicare e coordinarsi, effettuando attentati simultanei in diverse regioni dell’Iraq. Al contempo, è stata monitorata una più intensa attività a livello mediatico, che vede l’organizzazione diffondere dati e comunicati soprattutto attraverso Telegram. Secondo quanto rivelato da un funzionario iracheno, Baghdad continua a collaborare con Washington nella lotta contro lo Stato Islamico e, al momento, le attività si concentrano anche sull’identificazione dei militanti ancora attivi. Sebbene circa l’80% dei leader risulti essere stato ucciso, arrestato o scomparso, vi sono combattenti a piede libero che si pensa si nascondano all’interno della società irachena e non in aree desertiche o montuose. A detta di un esperto di sicurezza iracheno, questi sono perlopiù di nazionalità irachena o siriana, diversamente dal passato, quando vi erano militanti originari di Giordania, Egitto, Maghreb ed Europa. 

Uno degli ultimi attentati più letali rivendicato dallo Stato Islamico è stato perpetrato nella notte tra il 4 e il 5 settembre a Kirkuk, e ha causato la morte e il ferimento di 15 agenti della sicurezza irachena. In tale regione le dispute territoriali tra il governo federale di Baghdad e quello regionale di Erbil hanno indebolito l’apparato di sicurezza. Leader e politici curdi hanno richiesto più volte la partecipazione delle forze peshmerga al mantenimento della sicurezza di Kirkuk e la loro integrazione nell’apparato di sicurezza centrale, da cui le forze curde sono state espulse nel 2017, a seguito del referendum sulla secessione della regione del Kurdistan in Iraq. Ciò ha provocato continue controversie, mentre non è stato mai del tutto chiaro chi dovesse occuparsi della sicurezza della regione, consentendo all’ISIS di far leva sulla precaria stabilità per condurre le proprie operazioni. Anche a Diyala la mancanza di una “leadership unificata” rende l’intera regione sempre più instabile. A tal proposito, alcuni hanno evidenziato che le Forze di Mobilitazione Popolare sembrano agire su propria iniziativa, senza seguire le indicazioni delle forze di sicurezza irachene, alimentando ulteriormente una situazione di caos. 

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Parallelamente, come segnalato dai “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. A detta del medesimo report, la campagna condotta dall’ISIS mira a ristabilire il cosiddetto califfato, un obiettivo che viene perseguito facendo leva sul sostegno delle popolazioni di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.