Donbass: morto un altro soldato ucraino

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 14:15 in Russia Ucraina

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Mentre l’Ucraina ha annunciato, mercoledì 27 ottobre, la morte di un proprio militare nel Donbass, a causa degli attacchi sferrati dai separatisti, la Russia ha condannato l’utilizzo di droni turchi da parte delle Forze Armate di Kiev nella medesima area dell’Ucraina Orientale.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ucraina Ukrinform, il medesimo mercoledì, le Joint Forces Operations (JFO) hanno registrato un totale di 13 violazioni del cessate il fuoco perpetrate da “militanti filo-russi” a Donetsk e a Lugansk, regioni del Donbass. A seguito degli scontri, un soldato è rimasto ucciso mentre un altro ha riportato gravi ferite. L’ufficio stampa delle JFO ucraina ha inoltre reso noti i luoghi dei bombardamenti, menzionando le cittadine di Hranitne, Zaitseve, Travneve, situare nella regione di Donetsk, e i villaggi di Novozvanivka, Troitske e Krymske, a Lugansk. A seguito degli attacchi, l’Estercito di Kiev ha risposto al fuoco “servendosi di armi conformi agli Accordi di Minsk”, ha riferito il quartier generale delle JFO.

Nel frattempo, il medesimo mercoledì, lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine ha ordinato l’utilizzo, per la prima volta, del drone Bayraktar, di fabbricazione turca. Sulla pagina Facebook dello Stato Maggiore è stato pubblicato un video che mostra l’arma in azione. Tuttavia, non è chiaro quando e dove l’Esercito di Kiev avrebbe sferrato l’attacco con il drone. Secondo quanto reso noto dalla Forze Armate, citate da RIA Novosti, Bayraktar non avrebbe attraversato la linea di contatto. In tale quadro, è importante sottolineare che l’attuale accordo di cessate il fuoco tra Kiev e i separatisti ,vieta alle parti in conflitto servirsi di droni da combattimento, sebbene le violazioni degli Accordi siano molto frequenti, come è avvenuto il 21 ottobre. In tale data, le autorità dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) avevano annunciato la neutralizzazione di un drone ucraino Phantom, nei pressi della città di Vasilyevka.

Dall’altra parte, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che le forniture dei droni turchi Bayraktar all’esercito ucraino “potrebbero portare a conseguenze negative e ad una destabilizzazione della situazione sulla linea di contatto nel Donbass”. In precedenza, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, aveva affermato che Kiev aveva acquistato droni d’attacco dalla Turchia per “contenere” la Russia e difendere il proprio territorio.

È importante ricordare che, a partire dal 27 luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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