Brasile: il Parlamento chiede l’incriminazione di Bolsonaro

Pubblicato il 27 ottobre 2021 alle 14:14 in America Latina Brasile

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La commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sulla gestione della pandemia in Brasile ha approvato un rapporto in cui si raccomanda l’incriminazione del presidente Jair Bolsonaro, e di altri 78 funzionari, per nove possibili crimini legati alla sua gestione dell’emergenza Covid. Si tratta di reati che vanno dall’attentato alla Costituzione a crimini contro l’umanità. 

Il rapporto, approvato martedì 26 ottobre da 7 senatori su 11, è lungo più di 1.300 pagine ed è stato preparato dall’opposizione in circa sei mesi. Dovrà ora essere sottoposto al Procuratore generale della Repubblica (Pgr), Augusto Aras, perché lo inoltri agli organi competenti rispetto al tipo di reato evocato. L’accusa di “crimine contro l’umanità” potrebbe finire davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia.

Nella bozza del documento, circolata già dalla scorsa settimana, si chiedeva che Bolsonaro fosse incriminato anche per genocidio ed omicidio. Tuttavia, i senatori hanno deciso di far cadere quelle accuse per via di ragioni che i legislatori hanno definito di tipo tecnico. Nel documento finale, inoltre, sono state aggiunte altre 10 persone all’elenco dei funzionari che dovrebbero essere incriminati. Tra queste, Wilson Lima, governatore dello stato dell’Amazzonia, dove la mancanza di forniture di ossigeno agli ospedali locali avrebbe provocato la morte per asfissia dei malati di Covid. Il suo governo è attualmente sotto inchiesta federale per un caso di presunta corruzione legata all’acquisto di attrezzature mediche. Nella lista degli accusati, ci sono anche tre figli del presidente: il senatore Flávio Bolsonaro, il deputato Eduardo Bolsonaro e il consigliere municipale di Rio de Janeiro, Carlos Bolsonaro. Per i tre l’ipotesi di reato è quelli di istigazione a delinquere. 

“Il caos creato dal governo di Jair Bolsonaro entrerà nella storia come il livello più basso di indigenza umana”, ha affermato il senatore Renan Calheiros, relatore del rapporto, aggiungendo che il presidente era “dalla parte” di dittatori come Adolf Hitler e Augusto Pinochet. Flávio Bolsonaro, uno dei figli del presidente, ha definito il documento giuridicamente debole e politicamente motivato. “L’intento di alcuni senatori della commissione d’inchiesta è quello di causare il massimo danno al presidente”, ha detto ai giornalisti. Il presidente, dal canto suo, ha negato ogni illecito.

Nella relazione, si parla del reato imputabile a chi causa una pandemia diffondendo i germi patogeni. É il caso della ricerca dell’immunità di gregge tramite i “ripetuti” appelli del presidente ad esporsi al contagio. In questa fattispecie rientrerebbero anche le ripetute critiche alle misure di isolamento sociale disposte dagli enti locali, così come la decisione di riaprire esercizi commerciali e attività nei momenti peggiori della crisi. Dall’inizio della pandemia, Bolsonaro ha sabotato le restrizioni proposte dai governatori, affermando che l’economia doveva continuare a muoversi normalmente in modo che i poveri non subissero le difficoltà maggiori. C’è poi il reato ascrivibile a chi infrange le prescrizioni che le autorità adottano per impedire la diffusione delle malattie. Il rapporto della commissione raccoglie numerosi casi in cui il presidente ha infranto l’obbligo della mascherina in riunioni di lavoro e cerimonie ufficiali, oltre alle situazioni in cui ha creato assembramenti o invitato altri a disattendere le misure. Oltre a ciò, Bolsonaro ha insistentemente propagandato l’utilizzo, nella cura del Covid-19, di farmaci i cui effetti non erano supportati da nessuna evidenza scientifica né da raccomandazione delle agenzie sanitarie internazionali. Si parla, ad esempio, di prodotti come la clorochina e l’ivermectina, ripetutamente raccomandati alla popolazione e causa delle dimissioni di almeno due ministri della Sanità, contrari a inserirli nei protocolli sanitari ufficiali. Nel rapporto si sollecita infine di rimuovere tutti i profili di cui Bolsonaro dispone sui social media, perché utilizzati per diffondere “notizie false” sulla pandemia. 

Indipendentemente dal fatto che le accuse vengano confermate o meno, il rapporto potrebbe alimentare le critiche al presidente, i cui indici di approvazione sono crollati prima dell’inizio della sua campagna per le elezioni del 2022. La sua crescente impopolarità è stata determinata anche dalla gestione della pandemia, che in Brasile ha causato un enorme bilancio di vittime, pari a circa 600.000 persone.

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Chiara Gentili

di Redazione

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