Thailandia: nasce un nuovo movimento di protesta

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 16:06 in Asia Thailandia

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Dall’inizio di agosto 2021, un gruppo di giovani manifestanti della classe operaia che si fanno chiamare “Thalugaz” ha combattuto a cadenza pressoché giornaliera battaglie di strada notturne a Bangkok con la polizia antisommossa armata di gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti chimici.

Come riferito da The Straits Times il 26 ottobre, i manifestanti si organizzano tramite app di messaggistica, sono armati di fionde, petardi e bombe “ping pong” fatte in casa, che hanno imparato a creare da soli utilizzando manuali trovati online, trasformando le strade in zona di battaglia. Un manifestante 17enne, identificato come Fhong, ha dichiarato: “Ci riuniamo all’incrocio e andiamo per le strade, lanciando bombe da ping pong e loro sparano proiettili di gomma in risposta”.

Thalugaz, che letteralmente significa “distruggere gas lacrimogeni”, è un gruppo di giovani che riunisce adolescenti e ventenni della classe operaia poco organizzato e senza alcuna struttura o strategia formale. I manifestanti di Thalugaz sono determinati a non arrendersi senza combattere.  Il loro approccio combattivo contrasta nettamente con lo stile delle manifestazioni del 2020 guidate da studenti universitari che avevano richiesto cambiamenti nel Paese attraverso discorsi pubblici e spettacoli d’arte politici, adottando una papera di gomma come mascotte.

Mentre le proteste del 2020 si sono concentrate su rivendicazioni di cambiamento costituzionale e riforme politiche di alto livello, i giovani Thalugaz si sono concentrati su richieste di carattere economico e sociale. L’analista politico Somjai Phagaphasvivat, citato da The Straits Times, ha dichiarato: “In un Paese in cui il divario tra ricchi e poveri è così ampio, le azioni politiche sono differenti tra le diverse classi sociali anche se condividono la stessa agenda antigovernativa”. Molti dei giovani manifestanti provengono da famiglie della classe operaia le cui vite sono state sconvolte dal coronavirus, con commercianti ambulanti e piccole imprese costrette ad interrompere il proprio lavoro negli ultimi mesi a causa di rigide misure di blocco. Oltre a sostenere l’onere economico della crisi, i thailandesi più poveri che vivono in alloggi angusti o in baraccopoli hanno anche assistito a tassi più elevati di contagio da coronavirus. Alla luce di questo, non è un caso che il principale campo di battaglia di Thalugaz, sia Din Daeng, un quartiere in cui le abitazioni a basso reddito si annidano tra nuovi ed eleganti condomini vicino alla residenza del premier. Secondo The Straits Times, nonostante i disordini, ci sarebbe una certa simpatia per i manifestanti tra i residenti di Din Daeng sebbene in molti si siano anche lamentati.

Al 26 ottobre, il coronavirus ha causato 18.799 vittime in Thailandia e, mentre il picco della terza ondata è stato raggiunto il 9 agosto scorso per poi diminuire, il tasso di infezione giornaliero al 25 ottobre si è attestato a 8.675 nuovi casi.

Le proteste del 2020 erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. Al loro apice, le manifestazioni hanno attirato decine di migliaia di persone nelle strade di Bangkok. Le loro principali richieste erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro Prayut Chan-o-cha e riforme monarchiche. All’inizio del 2021, il movimento aveva però perso vigore a causa di molti arresti dei suoi leader, delle preoccupazioni e delle restrizioni per il coronavirus, nonché delle controversie sulla sua visione critica della monarchia, facendo emergere divisioni su tattiche, ideologie e richieste. La gestione da parte della polizia di questi raduni in gran parte pacifici è stata criticata da alcuni come pesante, anche se le autorità thailandesi hanno insistito sul fatto che la loro risposta fosse in linea con la legge e gli standard internazionali.  Le proteste thailandesi hanno poi assistito ad un nuovo aumento ad agosto 2021 in quanto i manifestanti che hanno iniziato a chiedere le dimissioni del premier nel 2020 sono tornati in strada con un seguito maggiore di persone insoddisfatte per la gestione della pandemia.

Prayut è salito al potere dal 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.  Gli attacchi alla monarchia, invece, avrebbero dimostrato che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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