Sudan: aumenta il bilancio dei morti tra i manifestanti contro il golpe

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 9:06 in Africa Sudan

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Un funzionario del Ministero della Salute del Sudan ha riferito che 7 persone sono state uccise e circa 140 sono rimaste ferite, durante le proteste contro il colpo di Stato militare del 25 ottobre. 

In tale data, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha sciolto il Consiglio Sovrano militare-civile che era stato istituito per guidare il Paese verso una transizione democratica, a seguito della deposizione del sovrano di lunga data, Omar al-Bashir, che risale all’11 aprile 2019. Sempre il 25 ottobre, dopo l’arresto del primo ministro civile, Abdalla Hamdok, e di altri rappresentanti del governo, Burhan ha annunciato l’imposizione dello stato di emergenza in tutto il Paese, prospettando comunque una transizione democratica tramite elezioni, ma non prima di luglio del 2023. Il Ministero dell’Informazione del Sudan, che è ancora fedele al deposto premier Hamdok, ha sottolineato che la Costituzione di transizione conferisce solo al primo ministro il potere di dichiarare lo stato d’emergenza.

Intanto, dall’estero, arrivano le reazioni di rifiuto rispetto alla svolta autoritaria del Paese africano. A seguito di questa nuova crisi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe discutere del Sudan in un incontro a porte chiuse, il 26 ottobre. Il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, ha affermato che Washington sta rivalutando la sua “intera relazione” con Khartoum, a meno che il Paese non ritorni sul “percorso di transizione” verso la democrazia. Inoltre, la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha dichiarato: “Chiediamo l’immediato rilascio del primo ministro e degli altri rappresentanti che sono stati posti agli arresti domiciliari”. 

Intanto, i cittadini sudanesi sono scesi in piazza per manifestare contro il golpe, barricando le strade e scontrandosi con le forze armate del Paese, riportando già un bilancio provvisorio di 7 vittime. La principale coalizione di opposizione, Forces of Freedom and Change (FFC), che aveva promosso ed organizzato le proteste contro al-Bashir e aveva negoziato per la formazione di un Consiglio Sovrano misto militare-civile, ha chiesto alla popolazione di manifestare in modo pacifico. Per esempio, i dipendenti della Banca Centrale hanno annunciato uno sciopero contro la svolta autoritaria. Tuttavia, le piazze rimangono focolaio di possibili scontri violenti e tensioni, soprattutto nella capitale e nella sua città gemella, Omdurman, dove i manifestanti hanno costruito barricate per strada, con il rischio di una risposta molto dura da parte delle forze armate sudanesi, che hanno già usato proiettili veri contro la folla in passato. 

Il Sudan è stato governato per la maggior parte della sua storia post-coloniale, iniziata con l’indipendenza nel 1956, da leader militari che hanno preso il potere tramite colpi di Stato. Inoltre, il Paese era stato inserito nella lista nera del terrorismo degli Stati Uniti sotto Bashir, accusato di aver ospitato Osama bin Laden negli anni ’90 e ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia per crimini di guerra. Dopo trent’anni al potere, le proteste contro l’ex sovrano sudanese erano scoppiate il 19 dicembre 2018 e, in pochi mesi, avevano causato grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni di piazza, l’11 aprile 2019, l’esercito era intervenuto per deporre al-Bashir, e aveva instaurato un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel Fattah Al-Burhan. Questo aveva inizialmente cercato una mediazione con i manifestanti, ma le proteste contro l’esecutivo militare erano continuate senza sosta. 

Nel corso di ulteriori manifestazioni di piazza per chiedere un governo democratico, il 3 giugno del 2019, le forze di sicurezza nazionale hanno utilizzato proiettili veri contro la folla, provocando circa 128 morti, secondo il bilancio fornito dal Comitato dei Medici Sudanesi. Dopo altri scontri e successive negoziazioni, l’accordo di pace che ha garantito un precario equilibrio di potere è stato raggiunto il 17 luglio 2019. A partire dal 2021, le tensioni sono tornate ad aumentare nel Paese. Già prima del colpo di Stato del 25 ottobre, il primo ministro civile aveva riferito di aver sventato un tentato golpe, il 21 settembre, per il quale erano stati accusati un gruppo di lealisti del deposto sovrano al-Bashir. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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