Nigeria: attacco contro una moschea, 18 morti

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 13:14 in Africa Nigeria

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Un gruppo di uomini armati, a bordo di motociclette, ha ucciso almeno 18 persone in una moschea nello stato del Niger, nel Nord della Nigeria. Lo hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters, lunedì 25 ottobre, due residenti della zona. Gli aggressori hanno preso d’assalto la comunità di Maza-Kuka, nell’area di Mashegu, intorno alle 5 del mattino. “Sono venuti e sono andati direttamente alla moschea e hanno sparato ai fedeli senza risparmiare nessuno”, ha dichiarato un testimone, Abdulganiyu Hassan, aggiungendo che altre 10 persone sarebbero state rapite. Un secondo residente, Bello Ayuba, ha specificato che almeno 20 persone sono rimaste ferite. Un portavoce della polizia dello stato del Niger, contattato da Reuters, non ha ancora risposto alle richieste di commento.

Banditi armati che effettuano rapine o uccidono per denaro sono ormai diffusi in tutto il Nord-Ovest della Nigeria. I funzionari statali e locali della regione del Niger ritengono inoltre che il gruppo islamista di Boko Haram, legato ad al Qaeda, abbia preso il controllo di varie comunità, offrendo denaro agli abitanti del villaggio e incorporandoli nei loro ranghi per combattere contro il governo.

Mentre in Nigeria i banditi attaccano i villaggi, una delegazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è in visita nel Sahel per discutere delle strategie volte a sostenere la pace e la stabilità a fronte delle atrocità commesse dai gruppi jihadisti. Dopo essere stata in Mali, la delegazione si è recata in Niger, lunedì 25 ottobre, dove ha incontrato il presidente, Mohamed Bazoum, e una serie di funzionari civili e leader militari. L’ambasciatore francese all’Onu, Nicolas de Rivière, ha promesso maggiori aiuti alla stabilizzazione regionale. “Il Consiglio di sicurezza sta trattando molto da vicino, molto attivamente, la situazione nella regione. Sosteniamo la pace e la stabilità nell’area e continueremo a farlo, per cercare di aiutare i Paesi del Sahel, come Mali e Niger, quanto più possibile”, ha dichiarato Rivière.

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel. Numerosi gruppi jihadisti, che collaborano con “banditi” locali, sono operativi in questa regione, andando ad esasperare una serie di conflitti etnici preesistenti. Nello specifico, la situazione nell’area dei tre confini è particolarmente critica a partire dal 2012, quando nel Nord del Mali è scoppiata una rivolta armata guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi erano riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento era riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida di ONU e UE, ha indebolito i militanti.

Tuttavia, la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. Ciononostante, si assiste ad un generale disimpegno dall’area. Dopo una serie di ripensamenti, il 10 giugno, la Francia ha annunciato una riduzione delle operazioni militari francesi nella regione africana del Sahel. A tale proposito, il presidente Emmanuel Macron ha affermato che l’operazione Barkhane, che vede circa 5.100 soldati stanziati nell’area, ha bisogno di una “profonda trasformazione” tramite un ampliamento che veda una maggiore partecipazione di una coalizione internazionale. Inoltre, il 21 agosto, il Ciad ha annunciato che dimezzerà il numero delle truppe schierate al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso, come parte della forza anti-jihadista del G5 Sahel, citando “un ridispiegamento strategico”.

Per quanto riguarda, invece, il ruolo crescente dell’Italia in quest’area dell’Africa, è importante sottolineare che, a marzo del 2021, Roma ha cominciato a partecipare alla “Task Force Takuba”, attiva in Mali da marzo del 2020. Tale operazione può essere inquadrata nel piano francese di diminuire il proprio intervento diretto nella regione, a favore di una collaborazione europea ed internazionale. La nuova Task Force era stata istituita da Parigi e da altri 13 Paesi, in coordinamento con le forze speciali degli eserciti del Mali e del Niger. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Gran Bretagna. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Secondo l’allora ed attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, la partecipazione dell’Italia alla task force internazionale nel Sahel rappresenta “un tassello di un impegno italiano più ampio nella regione”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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