Il Libano chiede all’Iraq maggiori quantità di carburante

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 9:32 in Iraq Libano

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Il primo ministro del Libano, Najib Mikati, si è recato in Iraq, il 25 ottobre, per la prima visita ufficiale in un Paese arabo dalla sua nomina, avvenuta il 10 settembre scorso. Tra le personalità incontrate vi è stato il premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, con cui sono state prese in esame questioni economiche, tra cui le forniture di derivati di petrolio da parte di Baghdad.

Mikati è stato accompagnato dal direttore generale della Sicurezza Generale libanese, Abbas Ibrahim, mentre, da parte irachena, vi è stata la partecipazione del ministro del Petrolio, Ihsan Abdul Jabbar. È stato proprio quest’ultimo ad assicurare che l’Iraq “non risparmierà sforzi per aiutare il Libano”, mentre il premier libanese ha ringraziato “il governo, le autorità religiose e il popolo iracheno per il loro sostegno permanente, in particolare nei momenti difficili”, con riferimento soprattutto alla violenta esplosione che, il 4 agosto 2020, ha devastato il porto di Beirut. Ad ogni modo, la richiesta principale rivolta da Mikati all’omologo iracheno ha riguardato un possibile aumento della quantità di combustibile consegnato da Baghdad al Libano, nel quadro di un accordo concluso il 23 luglio scorso, al fine di alleviare la perdurante crisi di elettricità e i problemi di finanziamento del carburante destinato alle centrali della società statale Electricité du Liban (EDL). A tal proposito, i due alti funzionari hanno convenuto che il ministro dell’Energia libanese, Walid Fayad, visiterà Baghdad la prossima settimana per avviare negoziati in questa direzione.

Durante i colloqui del 25 ottobre, Mikati e al-Kadhimi hanno poi sottolineato “la forza delle relazioni” che legano i due Paesi e la necessità di rafforzarle a tutti i livelli. Alla luce di ciò, è stato stabilito di formare un alto comitato congiunto tra i due Paesi, presieduto dai vicepresidenti dei due governi e composto dai ministri della Salute, delle Finanze, dell’Industria, dell’Agricoltura e del Turismo. La missione di questo organismo sarà quella di migliorare i legami di cooperazione e approfondire tutte le problematiche comuni, comprese quelle relative alla circolazione di persone e merci e quella finalizzata al ripristino del gasdotto che collega la città irachena di Kirkuk a Tripoli, nel Nord del Libano. Altro dossier riguarderà la possibile cancellazione dei visti.

Con l’accordo firmato a luglio scorso, Beirut aveva accettato di acquistare, ogni anno, un milione di tonnellate di carburante iracheno, mentre Baghdad si è impegnata a consegnare ogni mese tra le 75.000 e le 85.000 tonnellate del proprio petrolio. Considerato che il tenore di zolfo del combustibile iracheno è troppo alto per le centrali libanesi, il Libano lo scambia con un combustibile compatibile fornito da una società terza. Due consegne sono già state effettuate a settembre e ottobre. L’Iraq ha fornito rispettivamente 85.000 e poi 60.000 tonnellate di carburante, scambiate dalla società emiratina ENOC, vincitrice delle gare indette in Libano. La somma inviata in Libano varia a seconda delle quantità prodotte dall’Iraq e del prezzo del greggio. Ad ogni modo, tale soluzione è considerata un semplice ripiego e il Libano ha recentemente lanciato un’altra gara per acquistare 100 milioni di dollari di carburante aggiuntivo.

Il Libano consuma 12 milioni di litri di carburante al giorno. La Banca Centrale del Libano ha solitamente sovvenzionato l’85% del costo di importazione dei combustibili, coprendo la differenza tra il tasso di cambio ufficiale del dollaro e quello del mercato parallelo. Nel corso del 2020, sono stati stanziati 963 milioni di dollari per importare benzina e 1,075 miliardi per il diesel, secondo i dati ufficiali, ma la Banca continua tuttora a subire un calo delle riserve di valuta estera. 

Motivo per cui, ad oggi, il Libano continua a far fronte a frequenti blackout, oltre a limitazioni giornaliere delle forniture di elettricità, il che costringe la popolazione a fare affidamento su generatori privati alimentati a diesel, anche questa una risorsa in esaurimento. L’apice della crisi di carburante nel Paese mediorientale è stato raggiunto l’11 agosto, con la decisione della Banca centrale di revocare i sussidi sulle importazioni di carburante e di passare ai tassi di mercato, a causa dell’esaurimento delle risorse monetarie in dollari. Il governo allora in carica si è opposto, rifiutandosi di modificare i prezzi di vendita ufficiali, creando una situazione di stallo che ha lasciato gli importatori in un limbo e ha causato il prosciugamento delle forniture in tutto il Paese.

La situazione si è sbloccata il 21 agosto, quando il presidente libanese, Michel Aoun, ha annunciato l’approvazione della proposta del Ministero delle Finanze di chiedere alla Banca centrale l’apertura di un conto provvisorio a copertura dell’importazione di combustibili. In tal modo, il tasso di cambio per il carburante sovvenzionato è rimasto a 8.000 lire per dollaro, invece di 3.900 lire, ma ancora al di sotto di un tasso nel mercato parallelo pari a 20.000 sterline. Lo Stato si è impegnato a pagare la differenza, attraverso il suddetto conto provvisorio che, però, ha erogato fino a un massimo di 225 milioni di dollari, e solo fino a fine settembre 2021. Inoltre, attraverso il bilancio 2022, Beirut dovrà restituire tali fondi alla Banca centrale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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