Gli USA sospendono gli aiuti al Sudan dopo la presa di potere militare

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 14:13 in Sudan USA e Canada

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L’amministrazione del presidente USA, Joe Biden, ha annunciato la sospensione del pacchetto di assistenza al Sudan, dal valore di 700 milioni di dollari, dopo l’arresto dei leader civili, compreso il primo ministro, Abdalla Hamdok, e la presa del potere da parte dei militari nel Paese africano. Washington ha poi sollecitato il ripristino “immediato” del governo legittimo. 

Il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Ned Price, ha dichiarato, davanti ai giornalisti, lunedì 25 ottobre, che gli Stati Uniti rivedranno le loro “intere relazioni” con Khartoum se il Paese non dovesse riprendere il suo “percorso di transizione” verso la democrazia. Dopo il colpo di stato contro il governo di Hamdok, tra la notte del 24 e la mattina del 25 ottobre, l’esercito sudanese ha sciolto l’esecutivo e dichiarato lo stato di emergenza. “Gli Stati Uniti condannano le azioni intraprese durante la notte dalle forze militari del Sudan”, ha detto Price, aggiungendo: “L’arresto di funzionari governativi civili e di altri leader politici, incluso il primo ministro Hamdok, mina la transizione del Paese verso un governo civile democratico”.

Price ha avvertito che i recenti sviluppi influenzeranno i legami bilaterali tra Khartoum e Washington se non verranno invertiti. “Gli Stati Uniti stanno sospendendo il pacchetto da 700 milioni di dollari in stanziamenti per l’assistenza di emergenza dei fondi per il sostegno economico per il Sudan – quei fondi erano infatti destinati a sostenere la transizione democratica del Paese – mentre valutano il prossimo passo da intraprendere”, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato. 

I legami tra gli Stati Uniti e il Sudan si sono ammorbiditi negli ultimi due anni, dopo decenni di tensioni e sfiducia durante il governo dell’ex presidente Omar al-Bashir, deposto nell’aprile 2019. Il 14 dicembre 2020, gli USA hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, dopo 27 anni che il Paese si trovava in tale lista. Inoltre, il 6 gennaio 2021, Khartoum ha firmato gli accordi di Abramo, sotto l’egida di Washington, normalizzando i legami con Israele e diventando il quarto Paese arabo a farlo dopo il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti e il Marocco.

Alla domanda se il colpo di stato dovesse influire sulla decisione di rimuovere il Sudan dall’elenco di Stati sponsor del terrorismo e su altre misure che avevano favorito il riavvicinamento, Price ha risposto: “Potenzialmente, certo. Sarà valutato il nostro intero rapporto con questa entità in Sudan”. L’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, ha incontrato i leader militari e civili sudanesi durante il fine settimana, ma Price ha negato che l’amministrazione statunitense fosse a conoscenza dell’imminente presa militare. “Per essere chiari, non ci è stato dato alcun preavviso”, ha detto. “Chiaramente, un’azione come questa è qualcosa a cui gli Stati Uniti si sarebbero opposti, e infatti ora si oppongono”. Price ha specificato che gli incontri di Feltman con i funzionari sudanesi facevano parte dei suoi regolari viaggi nella regione.

Diversi importanti legislatori statunitensi di vario orientamento hanno descritto l’acquisizione militare del potere in Sudan come un colpo di stato e hanno esortato i golpisti a rilasciare i leader civili. “Condanno con forza qualsiasi tentativo di far fallire la transizione del Sudan verso la democrazia e qualsiasi azione per reprimere coloro che stanno manifestando pacificamente in opposizione a questo presunto colpo di stato”, ha dichiarato, in una nota, il leader della maggioranza democratica alla Camera, Steny Hoyer. Dal canto suo, Gregory Meeks, presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, si è detto “allarmato” dalla situazione in Sudan. “Queste azioni minano la transizione del Sudan verso la democrazia e minacciano i progressi verso la riparazione delle relazioni USA-Sudan”, ha affermato il comitato in un tweet. Jim Risch, repubblicano membro del comitato di politica estera del Senato, ha definito l’acquisizione militare un “profondo tradimento del popolo sudanese”. Anche il Pentagono ha fatto eco alle condanne, dichiarando, tramite il suo portavoce, John Kirby: “Chiediamo alle forze armate di rilasciare e reintegrare incondizionatamente tutti i civili detenuti al fine di consentire alla transizione guidata dai civili di continuare i suoi progressi verso le elezioni, e chiediamo anche alle forze di sicurezza sudanesi di rispettare il diritto del popolo sudanese di protestare pacificamente”.

Nella giornata di lunedì, i cittadini sudanesi sono scesi in piazza per manifestare contro il golpe, barricando le strade e scontrandosi con le forze armate del Paese. Un funzionario del Ministero della Salute del Sudan ha riferito che 7 persone sono state uccise e circa 140 sono rimaste ferite, durante gli scontri. La principale coalizione di opposizione del Paese, Forces of Freedom and Change (FFC), che aveva promosso ed organizzato le proteste contro al-Bashir e aveva negoziato la formazione di un Consiglio Sovrano misto militare-civile, ha chiesto alla popolazione di manifestare in modo pacifico. Tuttavia, le piazze rimangono focolaio di possibili scontri violenti e tensioni, soprattutto nella capitale e nella sua città gemella, Omdurman, dove i manifestanti hanno costruito barricate per strada, con il rischio di una risposta molto dura da parte delle forze armate sudanesi, che hanno già usato proiettili veri contro la folla in passato. 

Il 25 ottobre, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha sciolto il Consiglio Sovrano militare-civile che era stato istituito per guidare il Paese verso una transizione democratica, a seguito dell’arresto del primo ministro civile, Hamdok, e di altri rappresentanti del governo. Burhan ha dunque annunciato l’imposizione dello stato di emergenza in tutto il Paese, prospettando comunque una transizione democratica tramite elezioni, ma non prima di luglio del 2023. Il Ministero dell’Informazione del Sudan, che è ancora fedele al deposto premier Hamdok, ha sottolineato che la Costituzione di transizione conferisce solo al primo ministro il potere di dichiarare lo stato d’emergenza.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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