Donbass: tensioni tra Kiev e militanti sulla sovranità di una cittadina

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 19:33 in Europa Ucraina

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Media russi hanno riferito, martedì 26 ottobre, che le Forze Armate ucraine di stanza nel Donbass avrebbero preso il controllo di un insediamento nella regione di Donetsk, nell’Ucraina Orientale. Dall’altra parte, Kiev ha contestato tali dichiarazioni, definendole “false”.

L’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha reso noto, il medesimo lunedì, che nella sera del 26 ottobre, i militari ucraini avrebbero tentato di prendere il controllo della cittadina di Staromaryevka, che fa parte dell’insediamento di Granitnensky, situato lungo la linea di contatto. Anche la ministra degli Affari Esteri dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), Natalya Nikonorova, ha dichiarato che le unità delle Forze Armate dell’Ucraina avrebbero tentato, con successo, di riportare la cittadina sotto il proprio controllo. Secondo la rappresentante del suddetto Dipartimento, l’Esercito ucraino avrebbe iniziato le azioni di rappresaglia il giorno prima, lunedì 25 ottobre. Nikanorova ha poi definito “inaccettabili” tali provocazioni perpetrate da Kiev, esortandola a trovare una soluzione diplomatica. Più tardi, il quotidiano russo Lenta ha menzionato quanto reso noto attraverso il canale Telegram locale Donbass Reshaet, con riferimento alle dichiarazioni che sarebbero state rilasciate da un cittadino i cui parenti si troverebbero a Staromaryevka. L’emittente russa, citando le parole dell’uomo, ha riferito che “le Forze Armate ucraine hanno occupato il villaggio”.

Dall’altra parte, il quartier generale delle Joint Forces Operation (JFO) dell’Ucraina ha negato le notizie diffuse dai media russi e dalle autorità della DPR. “Tali informazioni sono false”, ha scritto su Facebook il JFO, aggiungendo che si tratta dell’ennesimo tentativo dei miliziani, supportati dalla Russia, di “screditare e accusare l’Ucraina di violazioni”. Poco dopo, Kiev ha accusato i separatisti di aver violato le misure del cessate il fuoco nell’area di Granitnensky, servendosi di armi vietate dagli Accordi di Minsk. “Le postazioni dell’Esercito ucraino rimangono invariate”, ha sottolineato il quartier generale delle JFO.

Il 9 settembre, a causa dell’incremento delle violazioni del cessate il fuoco, è stata registrata una “riacutizzazione” del conflitto nel Donbass, dove, da una parte, vi sono i militanti separatisti delle autoproclamare Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk , sostenuti militarmente ed economicamente dalla Russia, e dall’altra le Forze Armate dell’Ucraina, le quali tentano di riottenere la sovranità del territorio. In tale occasione, le autorità ucraine avevano dichiarato che i militanti indipendentisti avevano lanciato una serie di bombardamenti a Donetsk, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti avevano rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Il bombardamento del 9 settembre era iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo era stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale aveva aggiunto che, a causa dei raid, erano stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno. Nonostante non fossero stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili erano stati fatti evacuare dall’area. La cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Dall’altra parte, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, aveva rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, aveva dichiarato Basurin.

È importante ricordare che, a partire dal 27 luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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