Il colloquio del ministro degli Esteri cinese con i talebani

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 13:02 in Afghanistan Cina

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato il vice premier del governo transitorio afghano guidato dai talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, a Doha, in Qatar, il 25 ottobre. Il dialogo ha rappresentato il primo incontro di alto livello tra Pechino e l’esecutivo a guida talebana.

 Wang ha affermato che, al momento, l’Afghanistan si trova in una fase critica di transizione e ha un’opportunità storica per scegliere il proprio destino, raggiungere la tolleranza e la riconciliazione e promuovere la ricostruzione nazionale. Allo stesso tempo, l’Afghanistan dovrà anche affrontare sfide in campo umanitario, economico, in materia di antiterrorismo e di governance. Per Pechino, il superamento di queste difficoltà richiede maggiore comprensione e sostegno da parte della comunità internazionale. Oltre a questo, Wang ha espresso la speranza che i talebani dimostrino apertura e tolleranza, creino unione tra tutti i gruppi etnici e le fazioni del Paese per realizzare la ricostruzione pacifica, proteggano seriamente i diritti e gli interessi di donne e bambini, perseguano una politica amichevole e di buon vicinato  e agiscano in linea con i desideri dellapopolazione, per realizzare un Paese moderno e conforme alla tendenza dei tempi.

Wang ha affermato che la Cina rispetterà la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan, non intererà nei suoi affari interni e non cercherà mai una sfera di influenza. Di fronte alle difficoltà che sta attraversando il Paese, la Cina ha esortato gli Stati Uniti e l’Occidente a revocare le sanzioni imposte e ha invitato tutte le parti ad impegnarsi con i talebani in Afghanistan in modo razionale e pragmatico. Gli Stati Uniti hanno congelato la maggior parte delle riserve finanziarie del Paese detenute dal governo afghano nel proprio territorio dopo l’ascesa dei talebani. Molti Paesi sono poi riluttanti a legittimare i talebani e istituzioni multilaterali come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale hanno bloccato l’accesso dell’Afghanistan ai finanziamenti per lo sviluppo.  Il 25 ottobre la Cina si è detta disposta a continuare a fornire assistenza materiale umanitaria e a lavorare con la comunità internazionale per aiutare l’Afghanistan ad alleviare le difficoltà, a realizzare la ricostruzione economica e lo sviluppo indipendente. Pechino aveva già annunciato che donerà 200 milioni di yuan, pari a 31,3 milioni di dollari, in aiuti, compresi cibo e vaccini contro il coronavirus, all’Afghanistan.

Infine, Wang Yi ha sottolineato che l’East Turkestan Islamic Movement (ETIM) è un’organizzazione terroristica internazionale elencata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e rappresenta una minaccia reale per la sicurezza nazionale e l’integrità territoriale della Cina, oltre a mettere a repentaglio la stabilità interna e la stabilità a lungo termine dell’Afghanistan. La Cina ha ribadito la richiesta ai talebani di interrompere i loro legami con l’ETIM, gruppo accusato da Pechino di aver perpetrato attacchi nella regione cinese dello Xinjiang, uno snodo fondamentale delle Nuove Vie della Seta. Per Pechino, tra i membri dell’etnia musulmana e turcofona degli uiguri che vivono nello Xinjiang vi sarebbero persone affiliate all’organizzazione. Quest’ultima era stata fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese dello Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi allo Xinjiang.

Prima del loro insediamento ai vertici di Kabul, i talebani  erano stati ricevuti a Tianjin, in Cina, il 28 luglio scorso dallo stesso Wang che aveva ricevuto una delegazione capeggiata da Baradar. Dopo l’annuncio del nuovo governo afghano da parte dei talebani, la Cina aveva affermato che avrebbe mantenuto attive le comunicazioni con le nuove istituzioni ma non si è ancora sbilanciata su un eventuale riconoscimento. Dalla presa di Kabul da parte del gruppo il 15 agosto scorso, però, Pechino ha deciso di lasciare aperta la propria ambasciata a Kabul, diversamente da quanto fatto dalla maggior parte dei Paesi esteri esclusi attori quali la Russia e l’Iran.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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