Colloqui di Mosca: si valuta il riconoscimento del governo talebano

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 12:21 in Afghanistan Russia

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L’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha annunciato, lunedì 25 ottobre, che quasi tutti i Paesi che hanno preso parte ai Colloqui di Mosca sull’Afghanistan sono pronti a riconoscere il nuovo esecutivo a guida talebana.

A riportare la notizia, il medesimo lunedì, è stato il quotidiano russo Kommersant, citando quanto dichiarato da Kabulov, nel corso di una conferenza stampa. “La delegazione talebana è giunta con la speranza di ottenere il riconoscimento e il sostegno del nuovo governo ad interim” ha affermato Kabulov, aggiungendo che, tra i 10 Paesi che hanno partecipato ai Colloqui, la maggior parte si è detta pronta a riconoscere il nuovo esecutivo, soprattutto per la “positiva gestione” di alcune questioni. Tra queste, l’inviato speciale russo ha sottolineato la lotta al terrorismo e al traffico di stupefacenti, nonché la necessità di garantire che il territorio dell’Afghanistan non venga utilizzato per lanciare attacchi che minacciano la sicurezza degli Stati vicini. “Si tratta di aspetti chiave”, ha affermato Kabulov, chiarendo che è per tali ragioni che, a margine dei colloqui, i Paesi hanno concordato di “continuare a lavorare in modo congiunto” con il nuovo esecutivo.

L’inviato russo ha poi rivelato che i talebani hanno “reagito positivamente” alla dichiarazione che il presidente russo, Vladimir Putin, aveva rilasciato, il 21 ottobre, durante il Valdai International Discussion Club. In tale occasione, Putin aveva reso nota la possibilità di escludere il movimento talebano dall’elenco delle organizzazioni bandite in Russia, dove erano stati inseriti il 13 febbraio 2003.

I Colloqui di Mosca si sono svolti, mercoledì 20 ottobre, presso la capitale russa alla presenza di rappresentanti di Cina, Pakistan, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Russia. Gli Stati Uniti, anch’essi invitati al Formato, non hanno preso parte ai Colloqui per “motivi logistici”. L’incontro si è altresì concluso con l’adozione di una dichiarazione congiunta in cui i dieci Paesi hanno promesso di rispettare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan. Altrettanto importante è sottolineare che, a margine del multilaterale, le dieci delegazioni hanno affermato di considerare i talebani le nuove autorità afgane, nonostante l’assenza di un riconoscimento ufficiale, e che, di conseguenza, interagiranno con loro.

Per ottenere il riconoscimento internazionale, i talebani devono migliorare il sistema di gestione statale e formare “un governo inclusivo che rifletta adeguatamente gli interessi di tutte le principali forze etnopolitiche del Paese”, si legge nella dichiarazione. “Si tratta di un prerequisito fondamentale per il completamento del processo di riconciliazione nazionale in Afghanistan”, afferma la nota. Un’altra questione chiave che i Paesi membri hanno posto sul tavolo dei negoziati fa riferimento all’adozione di un atteggiamento “moderato e saggio” sia nel campo della politica estera sia interna talebana. Nella dichiarazione, inoltre, si sottolinea quanto sia importante che il nuovo esecutivo stringa “legami amichevoli” con i Paesi vicini” e che “instauri pace duratura, sicurezza e prosperità, nel rispetto dei diritti dei gruppi etnici, di donne e di bambini”.

Commentando i risultati dell’incontro, Zakir Jalaly, rappresentante del Ministero degli Esteri dei talebani, ha affermato che i Colloqui si sono svolti in un’atmosfera “molto positiva” e che tutti i Paesi hanno confermato la loro disponibilità ad avviare un dialogo “da vicino” con il nuovo governo afghano.  “L’Emirato Islamico dell’Afghanistan apprezza e accoglie con favore tale iniziativa della parte russa”, ha affermato Jalaly. Da parte sua, il ministro dell’Informazione e della Cultura dei talebani, Khairullah Khairkhwa, ha dichiarato: “Tutti i rappresentanti hanno convenuto che ci dovrebbe essere pace e stabilità in Afghanistan”, sottolineando che le delegazioni hanno concordato all’unanimità sulla necessità di fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan, che si trova sull’orlo di una crisi umanitaria senza precedenti. Poco dopo, il secondo vice primo ministro del governo talebano, Abdul Salam Hanafi, ha rivelato che il nuovo esecutivo afghano sta facendo del suo meglio per garantire la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini. “Nessuno è perseguitato sulla base di differenze etniche, religiose, linguistiche, di genere o di altro tipo”, ha ribadito Hanafi, il quale ha esortato i partecipanti a riconoscere ufficialmente le nuove autorità. “Se il nuovo governo non sarà né riconosciuto né sostenuto, i gruppi che minacciano la sicurezza dell’Afghanistan rafforzeranno la propria influenza”, ha concluso il secondo vice premier.

I colloqui del 20 ottobre hanno segnato uno degli incontri internazionali più significativi per i talebani, interessati ad ottenere riconoscimento internazionale da quando hanno assunto il controllo dell’Afghanistan, il 15 agosto scorso. Il fatto che la conferenza si sia svolta a Mosca, inoltre, secondo analisti di al-Jazeera, riflette il ruolo chiave svolto dal Cremlino rispetto alle questioni Centro-Asiatiche.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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