Arabia Saudita: richiesti oltre 10 miliardi per un Medio Oriente più “verde”

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 12:46 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita ha ospitato, il 25 ottobre, il summit intitolato “Middle East Green Initiative” volto a raccogliere 39 miliardi di riyal, pari all’incirca a 10,4 miliardi di dollari, per un fondo di investimento e un progetto di energia pulita. Entrambe le iniziative si inseriscono nel quadro degli sforzi profusi per ridurre le emissioni di carbonio a livello regionale.

L’incontro ha visto la presenza di capi di Stato e di governo e di ministri degli Esteri provenienti da trenta Paesi, Italia inclusa. Per Roma, in particolare, è intervenuto il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, il quale ha affermato che l’Italia, in qualità di “Presidenza G20 e come partner del Regno Unito nella CoP 26, svolge un ruolo fondamentale nel guidare il mondo verso la transizione ecologica ed energetica, per combattere e affrontare il cambiamento climatico”. Inoltre, Di Stefano ha fatto riferimento al Recovery Plan adottato, che prevede l’allocazione del 40% delle risorse disponibili per obiettivi specifici, ovvero “la progressiva e completa neutralità climatica della nostra società entro il 2050”, il crescente sviluppo della “economia circolare” e la salvaguardia della natura e della biodiversità.

Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha annunciato due iniziative, a cui il Regno intende contribuire coprendo il 15% del costo totale, pari a 39 miliardi di riyal. Si tratta di un fondo di investimento per soluzioni in materia di economia circolare del carbonio e un’iniziativa globale che contribuisce a produrre energia pulita destinata a oltre 750 milioni di persone in tutto il mondo.

Riad si è poi impegnata a istituire una piattaforma cooperativa per implementare i concetti di Circular Carbon Economy (CCE), stabilire un hub regionale per il cambiamento climatico, sviluppare un centro regionale per la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCUS), un centro regionale per l’allerta tempestiva dei temporali, un centro regionale per lo sviluppo sostenibile della pesca e un programma regionale di cloud seeding. “Questi centri e programmi svolgeranno un ruolo importante nella creazione delle infrastrutture necessarie per proteggere l’ambiente, ridurre le emissioni e aumentare il livello di coordinamento regionale”, ha specificato bon Salman, il quale ha sottolineato che, al momento, vi sono ancora lacune nel sistema regionale di azione per il clima, il che richiede il coordinamento degli sforzi regionali e la condivisione di esperienze e tecnologie.

Come dichiarato dall’erede al trono saudita nel suo discorso, obiettivo del vertice del 25 ottobre è stato “unire le forze e coordinare gli sforzi per proteggere l’ambiente, affrontare i cambiamenti climatici e sviluppare una tabella di marcia per ridurre le emissioni di carbonio nella regione di oltre il 10% del contributo globale”, oltre a “piantare 50 miliardi di alberi”. Il summit si è svolto a pochi giorni dall’avvio dei lavori della COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, programmata a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sotto la presidenza del Regno Unito. Inoltre, il meeting si è tenuto a pochi giorni di distanza dal lancio del forum sulla Saudi Green Initiative, del 23 ottobre. In tale occasione, l’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo, ha affermato che intende raggiungere una quota di emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2060. Inoltre, è stato annunciato che Riad prenderà parte al Global Methane Pledge, un’iniziativa globale che prevede la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030, rispetto ai valori registrati nel 2020.

Il summit del 25 ottobre ha ricevuto il plauso delle Nazioni Unite, oltre che di diversi Paesi a livello internazionale. Per l’Onu, l’iniziativa è indice di un “prezioso impegno” e di “una visione strategica”, il cui obiettivo è allontanare le economie regionali da uno “sviluppo insostenibile”, dirigendole verso un modello “adatto alle sfide del ventunesimo secolo”. Come affermato dalla vicesegretario generale, Amina Mohammed, “è ormai chiaro che l’economia globale si sta dirigendo irreversibilmente verso la profonda decarbonizzazione di tutti i settori, dall’energia, alla manifattura, ai trasporti, ai sistemi alimentari”. “Dobbiamo urgentemente ridurre e stabilizzare le emissioni nette globali di gas serra a zero entro il 2050, tagliando le emissioni globali entro il 2030 del 45%, rispetto ai livelli del 2010”, ha affermato Amina Mohammed, la quale, rivolgendosi a Riad, ha dichiarato: “La tua leadership è più che mai necessaria in questo momento storico”.

Il Regno Saudita, in realtà, già il 27 marzo scorso si era impegnato a ridurre le emissioni di carbonio di più del 4%, attraverso iniziative volte a produrre il 50% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, entro il 2030, piantando altresì 10 miliardi di alberi in un Paese da una natura in gran parte desertica. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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