Arabia Saudita: in che modo Riad intende salvare il pianeta entro il 2060

Pubblicato il 26 ottobre 2021 alle 6:48 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo, ha affermato che intende raggiungere una quota di emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2060. Tale obiettivo verrà raggiunto all’interno di un programma di economia circolare del carbonio, basato su quattro punti, “ridurre, riutilizzare, riciclare e rimuovere”, in linea con il piano di sviluppo del Regno.

A dare l’annuncio è stato, il 23 ottobre, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, all’apertura del Saudi Green Initiative Forum, svoltasi a pochi giorni dall’avvio dei lavori della COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, programmata a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sotto la presidenza del Regno Unito. Secondo quanto affermato dall’erede al trono saudita, Riad si impegnerà altresì a raddoppiare i tagli alle emissioni di carbonio già previsti per il 2030, le quali potrebbero essere ridotte di 278 milioni di tonnellate all’anno, invece delle 130 pianificate.

Al contempo, il principe ha promesso che verranno piantati 450 milioni di alberi e verranno create enormi aree di terra entro il 2030, oltre a ripristinare 8 milioni di ettari di terreni degradati e designare nuovi terreni come aree protette, fino a raggiungere il 20% dei territori totali. A tal proposito, è stato riferito che la prima fase del piano di rimboschimento è stata già avviata. Riad verrà trasformata in una capitale più sostenibile, con almeno il 30% di auto elettriche entro il 2030, ha aggiunto bin Salman, il quale ha sottolineato che il proprio Paese continuerà comunque a svolgere un ruolo guida nel rafforzare la sicurezza e la stabilità dei mercati petroliferi internazionali. Il Regno, che dispone di circa il 17% delle riserve di petrolio conosciute, rifornisce il 10% della domanda mondiale di petrolio. Non da ultimo, il principe ha riferito che il Paese prenderà parte a diverse iniziative quali l’Unione internazionale degli Oceani, l’Alleanza per eliminare i rifiuti di platica in oceani e spiagge, fino alla “Sports for Climate Action” e istituirà un centro internazionale per il turismo sostenibile.

Come riportato da fonti saudite, le iniziative annunciate al Forum del 23 ottobre richiederanno investimenti dal valore di 700 miliardi di riyal, circa 186,61 miliardi di dollari, e contribuiranno non solo allo sviluppo di una “green economy”, ma anche alla creazione di opportunità di lavoro e di investimento per il settore privato, in linea con la Saudi Vision 2030. Si prevede che tali cifre porteranno l’Arabia Saudita in prima linea nella lotta mondiale al riscaldamento globale.

Con il nuovo obiettivo annunciato il 23 ottobre, Riad, firmataria dell’accordo di Parigi, si unisce alla Cina e alla Russia, le quali hanno anch’esse fissato il 2060 come anno entro cui raggiungere emissioni nette pari a zero. Per gli Stati Uniti e l’Unione Europea, invece, il limite è stato stabilito a dieci anni prima, il 2050. Il Regno Saudita, in realtà, già il 27 marzo scorso si era impegnato a ridurre le emissioni di carbonio di più del 4%, attraverso iniziative volte a produrre il 50% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, entro il 2030, piantando altresì 10 miliardi di alberi in un Paese da una natura in gran parte desertica. Gli USA e l’UE, da parte loro, hanno chiesto a Riad di prendere parte a un’iniziativa globale che prevede la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030, rispetto ai valori registrati nel 2020.

In tale quadro, le Nazioni Unite hanno accolto con favore le dichiarazioni di bin Salman del 23 ottobre, definendo quanto previsto “un passo importante vero la protezione dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico”. Anche per il presidente della Cop26, Alok Sharma, tale “annuncio storico” potrebbe dare nuovo impulso alle ambizioni dei diversi Paesi prima della Conferenza. Il principe del Galles, il principe Carlo, nel suo discorso al Forum del 23 ottobre, ha affermato che gli sforzi dell’Arabia Saudita “nella transizione energetica sono di fondamentale importanza”. “Posso solo dire che è enormemente incoraggiante vedere l’impegno a diversificare il proprio mix energetico, riconoscendo i benefici economici, sociali e ambientali forniti dall’energia rinnovabile”, ha aggiunto il principe.

L’Arabia Saudita ha elaborato sette progetti in materia di energia rinnovabile, con cui mira a “nazionalizzare” tale settore, promuoverne il contenuto locale e “consentire la fabbricazione di quanto necessario a produrre energia solare ed eolica”. A tal proposito, l’8 aprile, il principe ereditario ha annunciato l’apertura di una centrale elettrica fotovoltaica, la prima per il Regno, soprannominata Sakaka, mentre tra le prossime centrali ad essere inaugurate vi sarà quella di Dumat al-Jandal, il primo impianto a energia eolica dell’Arabia Saudita. Questo, insieme alla centrale di Sakaka e agli altri progetti annunciati l’8 aprile, avranno una capacità di produzione totale pari a più di 3.600 MW. Ciò significa fornire energia a oltre 600.000 famiglie saudite e ridurre le emissioni di gas serra di circa 7 milioni di tonnellate. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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