Yemen: altri 260 Houthi uccisi, mentre la coalizione sventa attacchi

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 9:16 in Arabia Saudita Yemen

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Con riferimento alla perdurante offensiva nel governatorato yemenita di Ma’rib, la coalizione a guida saudita ha riferito che circa 264 combattenti sciiti sono rimasti uccisi a seguito delle operazioni condotte negli ultimi tre giorni. Nel frattempo, sono state distrutte imbarcazioni cariche di esplosivo al largo delle coste della regione occidentale di Hodeidah.

Entrambe le notizie sono state diffuse dalla coalizione internazionale il 24 ottobre, a tre giorni di distanza dall’annuncio del portavoce dell’alleanza, il colonnello Turki al-Maliki, del 20 ottobre, relativo al lancio di un’operazione a Sana’a, capitale posta tuttora sotto il controllo del gruppo sciita. Stando a quanto affermato il 24 ottobre, le tensioni a Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, non si sono ancora placate. Nelle 72 ore precedenti, la coalizione, la quale coadiuva le forze dell’esercito filogovernativo, ha riferito di aver effettuato 88 operazioni contro obiettivi Houthi. Queste hanno interessato le aree di al-Jawba, nel Sud di Ma’rib, e al-Kassara, ad Ovest, e hanno provocato altresì la distruzione di circa 36 veicoli militari appartenenti ai ribelli.

Negli ultimi sette giorni, le forze guidate da Riad avrebbero effettuato “centinaia di operazioni” anche nei distretti di al-Abadiya e al-Jawiya, provocando la morte e il ferimento di circa 1.500 combattenti Houthi, secondo le stime della coalizione stessa. Anche fonti mediatiche legate al governo hanno dichiarato, il 24 ottobre, che le battaglie a Ma’rib continuano e gli Houthi continuano a registrare ingenti perdite a livello materiale e in termini di vite umane. Da parte sua, il portavoce del gruppo sciita, Yahya Sarea, ha dichiarato all’emittente filo-Houthi al-Masirah: “Se il nemico pensa che i propri aerei da guerra possano limitare l’avanzata delle nostre forze o minare la determinazione dei nostri soldati, si sbaglia”. A detta del portavoce, circa 550 combattenti filogovernativi sono stati uccisi, mentre altri 1200 sono rimasti feriti e 90 fatti prigionieri nel corso delle recenti operazioni. Sarea, tuttavia, non ha fornito un limite temporale.

L’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

Nel frattempo, le restanti regioni yemenite non possono essere considerate esenti da tensioni. Tra gli episodi più recenti, sempre il 24 ottobre, la coalizione ha riferito di aver distrutto un’imbarcazione carica di esplosivi nei pressi dell’isola di Kamaran, situata nel Mar Rosso, di fronte a Saleef, nell’Ovest dello Yemen, in procinto di perpetrare un attacco. Il giorno precedente, il 23 ottobre, altre 4 imbarcazioni sono state distrutte presso le aree occidentali al-Jabbana e al-Hodeidah, nel corso di un’operazione della coalizione a guida saudita, volta a colpire altresì un sito per l’assemblaggio di barche esplosive. In entrambi i casi, per il governo yemenita e per la coalizione, si tratta di tentativi degli Houthi di violare il cessate il fuoco nel governatorato di Hodeidah, minacciando, al contempo, le rotte del commercio marittimo internazionale nello Stretto di Bab al-Mandeb e nel Sud del Mar Rosso. Secondo quanto affermato dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, tali “operazioni terroristiche” condotte dai ribelli sono indice della loro determinazione ad alimentare l’escalation in Yemen, portando avanti progetti iraniani e rimanendo indifferenti di fronte alla “tragedia” a livello umanitario di cui è vittima la popolazione yemenita.

Hodeidah rappresenta un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari destinati ad un popolo vittima di quella che è stata definita, dalle Nazioni Unite, la peggior crisi umanitaria al mondo, derivante dal perdurante conflitto civile. Il governatorato è stato incluso nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di porre fine alle tensioni e di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere a una delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Inoltre, in base al suddetto patto, agli Houthi è stato affidato il controllo della città di Hodeidah, del centro del governatorato e del porto, definito strategico, mentre le forze governative sono stanziate presso gli ingressi meridionali e orientali. Tuttavia, nonostante l’accordo, negli ultimi anni la tregua è stata ripetutamente violata e gli Houthi sono stati più volte accusati di aver perpetrato attacchi e bombardamenti per mezzo di droni, artiglieria pesante, mine e ordigni esplosivi anche in aree residenziali, provocando vittime civili.

Gli sviluppi nel Nord e nell’Ovest dello Yemen si inseriscono nel quadro del conflitto civile yemenita, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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