Sudan: le prime vittime nelle proteste contro il golpe militare

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 18:57 in Africa Sudan

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In Sudan, gli scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti che protestano contro il colpo di Stato militare hanno già causato le prime 3 vittime. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, i manifestanti hanno costruito barricate nelle strade e si sono sentiti colpi di arma da fuoco durante gli scontri con le forze di sicurezza sudanesi. Inoltre, l’agenzia ha riportato che, secondo il Comitato Centrale dei Medici Sudanesi, 3 persone sono morte a causa di ferite riportate dopo essere stati colpiti dalle forze armate durante le proteste del 25 ottobre. Almeno 80 persone, invece, sono rimaste ferite.

I militari hanno dissolto un governo di transizione che era stato istituito per guidare il Paese verso la democrazia, dopo la deposizione di Omar al-Bashir, che risale all’11 aprile del 2019. Il generale Abdel Fattah al-Burhan, a capo del Consiglio Sovrano che doveva supervisionare l’esecutivo misto civile e militare, ha annunciato lo stato di emergenza in tutto il Paese, sottolineando che le forze armate devono proteggere la sicurezza. “Garantiamo l’impegno delle forze armate a completare la transizione democratica fino alla consegna a un governo civile eletto”, ha affermato, fissando una possibile data per le elezioni a luglio del 2023.

Anche nella città gemella di Khartoum, Omdurman, i manifestanti hanno barricato le strade e cantato a sostegno del governo civile. “Difenderemo la democrazia fino alla fine”, ha riferito un ragazzo di 21 anni. “Burhan non può ingannarci. Questo è un colpo di Stato militare”, ha aggiunto un altro giovane. Il Ministero dell’Informazione, che rappresenta il governo civile, ha invitato i sudanesi ad opporsi al tentativo militare di “bloccare la transizione democratica”. “Alziamo le nostre voci per respingere questo tentativo di colpo di Stato”, si legge in una nota del Ministero.

Il Sudan è stato governato per la maggior parte della sua storia post-coloniale, iniziata con l’indipendenza nel 1956, da leader militari che hanno preso il potere tramite colpi di Stato. Il Paese era stato inserito nella lista nera del terrorismo degli Stati Uniti sotto Bashir, che era stato accusato di aver ospitato Osama bin Laden negli anni ’90 e che risulta, inoltre, ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia per crimini di guerra. 

Le proteste contro l’ex sovrano sudanese erano scoppiate il 19 dicembre 2018 e, in pochi mesi, avevano causato grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni di piazza, l’11 aprile 2019, l’esercito era intervenuto per deporre al-Bashir, e aveva instaurato un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel Fattah Al-Burhan. Questo aveva inizialmente cercato una mediazione con i manifestanti, ma le proteste contro l’esecutivo militare erano continuate senza sosta. 

Nel corso di ulteriori manifestazioni di piazza per chiedere un governo democratico, il 3 giugno del 2019, le forze di sicurezza nazionale hanno utilizzato proiettili veri contro la folla, provocando circa 128 morti, secondo il bilancio fornito dal Comitato dei Medici Sudanesi. Dopo altri scontri e successive negoziazioni, l’accordo di pace che ha garantito un precario equilibrio di potere è stato raggiunto il 17 luglio 2019. A partire dal 2021, le tensioni sono tornate ad aumentare nel Paese. Già prima del colpo di Stato del 25 ottobre, il primo ministro civile aveva riferito di aver sventato un tentato golpe, il 21 settembre, per il quale erano stati accusati un gruppo di lealisti del deposto sovrano al-Bashir. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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