Mali: espulso il rappresentante speciale dell’ECOWAS

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 16:20 in Africa Mali

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Il governo di transizione del Mali ha chiesto al rappresentante speciale della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) di lasciare il Paese entro 72 ore. 

La notizia è stata riferita il 25 ottobre dall’agenzia di stampa Reuters, che cita il Ministero degli Esteri del Mali. Secondo tale fonte, il rappresentante speciale dell’ECOWAS, Hamidou Boly, sarebbe stato espulso a causa di “azioni incompatibili con il suo status”. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli a proposito. 

La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale sta facendo pressioni sul Mali affinché rispetti il suo impegno di tenere le elezioni presidenziali e legislative il prossimo febbraio. Nonostante le richieste da parte della comunità internazionale riguardo alla transizione democratica, li 26 settembre, il primo ministro ad interim del Mali, Choguel Maiga, aveva affermato che le elezioni potrebbero essere posticipate di “alcuni mesi”. 

Già il 7 settembre, le 15 nazioni dell’ECOWAS avevano dichiarato di essere preoccupate “per la mancanza di azioni concrete” verso le elezioni, che dovrebbe tenersi entro il 27 febbraio 2022. I vicini Paesi africani avevano concordato, insieme all’esecutivo militare maliano, un periodo di transizione di 18 mesi, che sarebbe dovuto culminare in elezioni presidenziali e legislative. Una prima scadenza doveva essere quella del 31 ottobre, data entro la quale si sarebbe dovuto tenere un referendum costituzionale. Tuttavia, il Mali sembra particolarmente indietro su questa tabella di marcia e ci sono forti dubbi sul fatto che le scadenze possano essere rispettate. 

La crisi politica nel Paese si era cominciata ad aggravare dal 5 giugno 2020, quando gli oppositori dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, avevano lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. 

L’intervento dei militari aveva poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che aveva rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, in una base militare di Kati. Un governo transitorio a maggioranza militare era stato nominato, con a capo anche due rappresentanti politici.

Tuttavia, il 24 maggio, l’esercito aveva arrestato l’ex presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro, Moctar Ouane, i quali avevano presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi, il successivo 27 maggio. L’arresto arrivava a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. In tale occasione, il colonnello a capo dell’esercito, Assimi Goita, aveva dichiarato che le forze armate erano dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito aveva quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando la nomina di primo ministro a Choguel Maiga. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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