Libano: le elezioni parlamentari, un nuovo terreno di scontro

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 15:33 in Libano Medio Oriente

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Il Libano è in attesa di scoprire cosa accadrà domani, martedì 26 ottobre, alla sessione del Parlamento volta a discutere del rifiuto del presidente libanese, Michel Aoun, della recente legge sulle elezioni legislative. Queste, inizialmente previste per l’8 maggio 2022, sono state successivamente calendarizzate per il 27 marzo. Il capo di Stato, però, si è opposto a tale cambiamento.

Risale al 19 ottobre l’approvazione del 27 marzo 2022 come data per le prossime elezioni parlamentari da parte della maggioranza dei deputati di Beirut, riuniti in seduta plenaria. Nel giustificare la propria decisione, i parlamentari hanno fatto riferimento al mese di Ramadan, ritenuto sacro per la comunità musulmana, previsto per aprile, il quale rischierebbe di incidere sulla campagna elettorale in caso di elezioni a maggio. Con lo stesso testo, ai libanesi residenti all’estero è stato concesso di votare per i candidati in corsa nella propria circoscrizione di origine, e non per sei parlamentari che rappresenterebbero la diaspora all’interno di una circoscrizione aggiuntiva, da sommarsi alle quindici locali previste dalla legge del 2017. Non da ultimo, i deputati di Beirut hanno deciso, separatamente, di stabilire una quota da destinare alle donne, tra i 128 rappresentanti eletti.

A pochi giorni da tali cambiamenti, il 22 ottobre, il presidente Aoun ha respinto gli emendamenti proposti. Come spiega il quotidiano libanese L’Orient le Jour, così facendo, il capo dello Stato ha dato il via a una resa dei conti che potrebbe avere ripercussioni sui preparativi, sulla campagna elettorale e probabilmente anche sullo svolgimento delle prossime elezioni legislative. Questo perché gli emendamenti approvati il 19 ottobre sono stati il frutto di un processo iniziato settimane prima, che aveva visto il duo sciita, composto da Hezbollah ed Amal, proporre di tenere elezioni a marzo anziché a maggio. Al contempo, tali partiti si sono opposti alla possibilità per gli emigrati all’estero di recarsi alle urne. Ad ogni modo, la sessione del 19 ottobre è stata definita tesa e la risposta di Aoun non è stata inaspettata.

Nel giustificare la propria mossa, il presidente libanese ha parlato di ragioni “climatiche e “logistiche”, oltre che di “violazioni” contenute nella legge, “in particolare per quanto riguarda la riduzione del termine costituzionale della data delle elezioni legislative”. Il capo di Stato ha fatto riferimento a possibili condizioni climatiche avverse che impedirebbero agli elettori, soprattutto quelli residenti in aree montuose, di recarsi alle urne e al fatto che, anticipando le elezioni, i libanesi all’estero non potrebbero esercitare il proprio diritto di voto. Inoltre, circa 10.685 cittadini che compiranno 21 anni tra il primo e il 30 marzo 2022 non potrebbero votare. Infine, per Aoun, l’eliminazione dei seggi aggiuntivi per gli emigrati è contraria a un diritto garantito dalla legge elettorale attualmente in vigore.

Alla luce di ciò, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, ha convocato per domani, 26 ottobre, una riunione per esaminare la risposta del capo di Stato. “La Camera ha due opzioni, modificare il testo in base alle osservazioni del presidente, oppure attenersi alla versione iniziale del testo”, ha affermato Ziad Baroud, ex ministro dell’Interno. Ai sensi dell’articolo 57 della Costituzione, il Parlamento decide a maggioranza assoluta, ovvero la metà più uno del numero totale dei deputati che compongono la Camera. “La maggioranza richiesta è dunque di 65 deputati su 128”, spiega Baroud, precisando che il calcolo è indipendente dal fatto che nell’attuale Camera vi sono undici seggi vacanti, otto parlamentari si sono dimessi, mentre tre sono deceduti. Se la legge verrà approvata nuovamente, sarà deferita al presidente della Repubblica, il quale non avrà diritto a restituirla nuovamente alla Camera dei rappresentanti. Se trascorrono cinque giorni senza che il presidente la firmi, la legge entra in vigore automaticamente. Secondo alcuni analisti, però, l’adozione forzata della data delle elezioni senza la firma del capo di Stato potrebbe compromettere la trasparenza e l’integrità del processo elettorale e condurre il Paese in un periodo di nuove tensioni politiche.

Fonti politiche libanesi ritengono che le giustificazioni del presidente e il suo ragionamento su logistica e clima siano illogici e riflettano la volontà del genero, il capo del Movimento Patriottico Libero, Gibran Bassil, di cambiare la data delle elezioni per ottenere maggiori consensi, a seguito del calo di popolarità registrata tra la comunità cristiana. Lo stesso articolo, il numero 57, prevede, inoltre, che il capo dello Stato possa chiedere la revisione di una legge previa comunicazione al Consiglio dei ministri. Tuttavia, le riunioni ministeriali del governo guidato da Najib Mikati sono sospese da più di dieci giorni, a seguito delle minacce di dimissioni dei ministri sciiti, nel quadro delle divergenze sorte sul mantenimento del giudice Tarek Bitar a capo delle indagini sull’incidente del porto di Beirut. Michel Aoun ha quindi violato la Costituzione? “Spetta alla Camera decidere su questo punto”, ha risposto Ziad Baroud.

Di fronte a tali controversie, a due anni dallo scoppio delle manifestazioni, iniziate a ottobre 2019, contro la classe politica libanese al potere, l’opposizione vede le imminenti elezioni legislative come un nuovo possibile terreno di scontro contro il sistema, pur rendendosi conto delle ridotte possibilità di apportare un cambiamento in un Paese già vittima di crisi accumulate, prime fra tutte economica, classificata dalla Banca Mondiale tra le possibili peggiori al mondo dal 1850. Non da ultimo, prima della nomina di Mikati a capo dell’esecutivo, il 10 settembre, il Libano è stato caratterizzato da tredici mesi di stallo politico, il che ha ritardato l’adozione di misure economiche e minato la fiducia di Paesi donatori ed enti internazionali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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