Il Kosovo dichiara “persona non grata” due diplomatici russi per ridurre l’influenza di Mosca sui Balcani

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 18:31 in Kosovo Russia Serbia

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Le autorità del Kosovo hanno dichiarato “persona non grata” due diplomatici russi che lavorano presso l’ufficio di Pristina dell’Ambasciata russa in Serbia, Denis Hungersky e Alexei Krivosheev. Mosca, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo e si è sempre schierata a favore di Belgrado, ha definito la mossa “priva di valore legale”.

L’episodio è avvenuto sabato 23 settembre, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Interfax. Attraverso l’espulsione dei due diplomatici, annunciata dalla presidente kosovara, Vjosa Osmani, “Pristina ha coinvolto la Russia nel conflitto con Belgrado”, ha scritto il quotidiano moscovita Kommersant, lunedì 25 ottobre. Nel dettaglio, Osmani ha spiegato che la decisione è stata presa a causa di attività condotte dai diplomatici russi, le quali hanno “influito negativamente sulla sicurezza nazionale e sull’ordine costituzionale” del Paese. Inoltre, la presidente ha chiarito che la mossa era stata concordata, in precedenza, con “i partner Occidentali di Pristina” al fine di ridurre la “dannosa influenza russa, nonché dei suoi Paesi-satelliti, nella regione”. La leader kosovara ha poi continuato, affermando che Mosca è solita intraprendere azioni per “minare i risultati raggiunti” sia dalle autorità di Pristina sia dai partner Occidentali, quali Stati Uniti, NATO e Unione Europea (UE). “Pertanto, continueremo a cooperare con i nostri alleati statunitensi ed europei per evitare che la regione diventi preda delle ambizioni distruttive della Russia”, ha concluso Osmani.

Sebbene la Federazione sia solita adottare “misure simmetriche” per rispondere alle espulsioni diplomatiche straniere, in questo caso non può agire attraverso tali strategie ritorsive perché Mosca, non avendo mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, non dispone di rappresentanti kosovari nel Paese. “Non riconosciamo l’indipendenza del Kosovo, nessuna decisione di Pristina ha valore legale per noi”, hanno annunciato le autorità russe. La risposta concreta è giunta la sera del 23 ottobre, attraverso le parole pronunciate dalla portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione, Maria Zacharova: “L’attacco sferrato dall’amministrazione di Pristina non avrà conseguenze sullo status giuridico dei diplomatici russi espulsi”. Dopo aver definito la mossa una “provocazione”, Zacharova ha spiegato che Hungersky e Krivosheev sono accreditati presso la Missione Onu in Kosovo e, di conseguenza, il ruolo da loro svolto non ha “nulla a che fare con le strutture dell’autoproclamato “Stato” [il Kosovo]”.

Nonostante il messaggio trasmesso dal Dipartimento degli Esteri russo, alcuni media kosovari hanno riferito, lo stesso sabato, che i due diplomatici avevano, de facto, lasciato il Paese. A confermare tali notizie sono state le foto pubblicate dalle emittenti kosovare che mostravano Hungersky e Krivosheev lasciare il Paese con alcuni bagagli. Più tardi, anche il Ministero degli Esteri russo ne ha confermato la veridicità. È in tale quadro che è importante collocare alcune interpretazioni citate da Kommersant. Analisti regionali hanno interpretato la partenza dei due diplomatici russi, a seguito delle imposizioni di Pristina, come un segnale che indicherebbe che che Mosca intenderebbe riconoscere la legittimità del governo kosovaro. Tuttavia, a smentire tali analisti è stata la dichiarazione che Zacharova ha rilasciato, la sera di sabato 23 ottobre, attraverso il suo canale Telegram. La portavoce del Ministero degli Esteri ha condannato le speculazioni sulla questione, definendole “una nuova provocazione” e ha respinto “ogni insinuazione sul presunto cambiamento della posizione russa rispetto al non riconoscimento dell’autoproclamata “Repubblica del Kosovo””.

Tali sviluppi giungono in un momento in cui la Russia sta tentando di incrementare la propria sfera d’influenza sulla Serbia, alla quale ha offerto sostegno diplomatico in numerose occasioni. Mosca ha colto l’occasione a seguito delle recenti tensioni tra Pristina e Belgrado, riacuitesi nei mesi di settembre e ottobre a causa di una controversa disputa sulle targhe, culminata con il dispiegamento di veicoli blindati e di truppe lungo i confini che i due Paesi condividono. Sebbene la crisi sia poi stata risolta, il 30 settembre, grazie ad un accordo mediato dall’Unione Europea, la Russia ha colto l’occasione per riemergere negli affari serbi e per incrementare la propria influenza, soprattutto dopo un periodo di allontanamento nelle relazioni bilaterali tra Mosca e Belgrado.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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