Israele: via libera alla costruzione di 1.300 abitazioni in Cisgiordania

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 10:33 in Israele Palestina

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Israele ha avviato le procedure per costruire più di 1.300 unità abitative negli insediamenti in Cisgiordania. Si tratta del primo annuncio di tal tipo da quando il presidente degli USA, Joe Biden, è entrato in carica, il 20 gennaio. La sua amministrazione ha precedentemente mostrato opposizione a tale pratica.

Secondo quanto affermato, il 24 ottobre, dal Ministero delle Costruzioni e dell’Edilizia di Israele, guidato da Zeev Elkin, sono stati pubblicati i bandi delle gare d’appalto per la vendita di “1.355 abitazioni in Giudea e Samaria”, le quali dovrebbero essere costruite in sette insediamenti, di cui 729 ad Ariel, 346 a Beit El, 102 a Elkana e 96 ad Adam. Tra le altre aree interessate dalle nuove costruzioni vi sono, poi, Geva Binyamin, Immanuel, Karnei Shomron e Betar Illit. Il budget destinato a tale piano ammonta a 224 milioni di shekel, pari all’incirca a 70 milioni di dollari. La maggior parte dei fondi proverrà da un sussidio allo sviluppo, che si applica alle decisioni del governo in merito agli insediamenti, considerati una priorità nazionale.

“Accolgo con favore la promozione di più di 1.000 unità abitative. Continuerò a rafforzare l’insediamento ebraico in Cisgiordania”, ha dichiarato Elkin, evidenziando come le operazioni di costruzione in Cisgiordania siano state interrotte per un lungo periodo. Inoltre, il medesimo Ministero ha affermato che prevede di raddoppiare la popolazione ebraica nella Valle del Giordano entro il 2026. Secondo le statistiche, attualmente vi sono 6.400 “coloni” in tale zona. Nel frattempo, per il 27 ottobre è prevista una riunione del comitato dell’amministrazione civile israeliana in Cisgiordania per approvare eventuali piani relativi alla costruzione di circa 3.100 unità abitative all’interno di insediamenti israeliani e 1.300 in villaggi e città palestinesi dell’area C della Cisgiordania, posta sotto il controllo di Israele. In tal modo, il numero di unità abitative in fase di commercializzazione e pianificazione, annunciate nell’ultima settimana per Gerusalemme e la Cisgiordania, ha raggiunto quota 5955.

In vista di una eventuale approvazione, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, ha affermato che gli Stati Uniti sono “preoccupati” per la mossa, ribadendo che è “fondamentale per Israele e l’Autorità palestinese astenersi da misure unilaterali che rischiano di esacerbare le tensioni e vanificare gli sforzi profusi sinora per negoziati indirizzati a una soluzione a due Stati. Ciò include l’attività di insediamento, nonché la legalizzazione retroattiva degli avamposti di insediamento”. Anche l’inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente, Tor Wennesland, ha espresso preoccupazione per l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, i quali, ai sensi del diritto internazionale, sono da considerarsi illegali, e ostacolano i tentativi di raggiungere la pace nella regione. Dichiarazioni simili sono giunte anche dalla Giordania, mentre il premier palestinese Mohammad Shtayyeh ha affermato che i piani di insediamento israeliani chiedono al mondo e soprattutto agli Stati Uniti di farsi carico delle proprie responsabilità e di sfidare le politiche di “fatto compiuto” adottate sistematicamente da Israele.  

Un’altra recente mossa di Israele a cui è stata rivolta particolare attenzione è la classificazione di sei organizzazioni non governative (ONG) palestinesi come terroristiche. Ciò è avvenuto il 22 ottobre, data in cui il Ministero della Difesa israeliano ha reso noto che tali gruppi della società civile, i quali godono dell’appoggio della comunità internazionale, sono da considerarsi terroristici, in quanto controllati dal Fronte popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP). Tale organizzazione, a sua volta, è stata classificata come terroristica da Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone e dall’Unione Europea. Circa i sei gruppi palestinesi, questi sono la Union of Palestinian Women’s Committees (UPWC), Addameer, Bisan Center for Research and Development, Al-Haq, Defense for Children International – Palestine (DCI-P) e Union Of Agricultural Work Committees (UAWC). A detta di Israele, tali organizzazioni impiegano i fondi umanitari inviati dall’Europa per finanziare le attività del PFLP e far sì che questa possa perseguire i suoi obiettivi, mentre alcuni dei propri membri sono in stretto contatto con il Fronte. Alla luce di ciò, il ministro della Difesa, Benny Gantz, ha esortato i governi e le organizzazioni in tutto il mondo a interrompere i propri contatti con organizzazioni e gruppi che “alimentano le fiamme del terrore”.

Per l’Autorità palestinese, la mossa del 22 ottobre rappresenta un “assalto contro la società civile” e il diritto della popolazione di esprimere la propria opposizione alla “occupazione illegale” e ai crimini di Israele. Da parte loro, in seguito dell’annuncio, le Nazioni Unite, attraverso l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, oltre a esprimere preoccupazione per la decisione israeliana, hanno definito le critiche e le accuse di Israele “vaghe”. Queste, poi, farebbero riferimento ad attività considerate pacifiche. Anche Shawan Jabarin, il direttore di al-Haq, organizzazione storica della Cisgiordania per la difesa dei diritti umani, inclusa nella lista, ha definito le accuse di Israele “assurde”, precisando come si tratti di una mossa politica e non di sicurezza. Parallelamente, organizzazioni internazionali quali Human Rights Watch e Amnesty International hanno messo in luce come la designazione consenta alle autorità israeliane di chiudere gli uffici di queste organizzazioni, confiscare i loro beni e arrestare i dipendenti in Cisgiordania. Washington, invece, ha riferito che avrebbe chiesto chiarimenti al governo di Israele. Quest’ultimo, a sua volta, ha affermato che invierà funzionari della sicurezza per consegnare agli USA “prove convincenti” che dimostrino le accuse contro le organizzazioni palestinesi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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