India: il ministro dell’Interno visita il Kashmir, ucciso un civile

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 17:22 in Asia India

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Alcuni residenti del Kashmir citati da The Straits Times hanno affermato che i militanti locali hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un civile, il 24 ottobre, mentre le autorità hanno rafforzato la sicurezza in tutto il territorio per la visita del ministro dell’Interno indiano, Amit Shah, iniziata il 23 ottobre. Intanto, in base a quanto riferito da Al-Jazeera English, la famiglia della vittima avrebbe definito l’accaduto un “omicidio a sangue freddo” da parte delle forze indiane.

Secondo quanto riferito da The Straits Times, la vittima era un venditore di latte nella valle del Kashmir meridionale ed è stato il dodicesimo civile ucciso da militanti o forze di sicurezza nel mese di ottobre 2021, in un contesto di crescenti attacchi nella regione. La polizia ha riferito che l’uomo è stato colpito nel fuoco incrociato durante “un’operazione militante” vicino a un campo paramilitare della polizia nel villaggio di Zainapora.

Al-Jazeera English ha invece riferito che il civile ucciso era il 19enne Shahid Ahmad Rather, uno studente universitario, che lavorava anche come bracciante per la raccolta delle mele. Il fratello Zubair Ahmad ha dichiarato ad Al Jazeera che Shahid non era tornato a casa negli ultimi quattro giorni perché era iniziata la stagione del raccolto a Shopian. Il fratello ha quindi aggiunto di aver ricevuto una chiamata in cui gli è stato detto che Shahid era stato ucciso dalle forze paramilitari senza motivo mentre stava camminando nei pressi di un loro presidio. Junaid Khan, un portavoce della polizia, ha confermato ad Al Jazeera che le truppe paramilitari sono state “colpite dai militanti” e un civile è stato colpito nel fuoco incrociato.

Intanto, il 23 ottobre Shah è arrivato in Kashmir per la prima volta da quando Nuova Delhi ha annullato la semi-autonomia del Kashmir il 5 agosto 2019. In base a quanto riferito da The Straits Times, a Srinagar, la città principale del Kashmir indiano, sono state innalzate le misure di sicurezza e più cecchini sono stati posizionati sui tetti intorno all’edificio in cui si trova il ministro dell’Interno. La polizia ha poi sequestrato centinaia di moto, mezzi utilizzati dai militanti per condurre attacchi, e intensificato i controlli sui pedoni, tra cui donne e bambini. Il capo di stato maggiore della difesa indiano, il generale Bipin Rawat, ha affermato che il monitoraggio della sicurezza è stato intensificato per contrastare gli attacchi dei ribelli.

La visita arriva in seguito ad una serie di omicidi mirati che hanno colpito principalmente minoranze indù e sikh e lavoratori migranti provenienti da altre parti dell’India. L’ultimo incidente ha portato il numero totale di uccisioni questo mese a 39, tra cui 17 ribelli, 12 civili e 10 soldati indiani. Le autorità di sicurezza del Kashmir hanno attribuito la responsabilità di parte delle uccisioni a Hizbul Mujahideen, un gruppo tradizionalmente formato da combattenti locali, e al Fronte di Resistenza (TRF), ritenuto il ramo locale del gruppo militante Lashkar-e-Taiba che ha sede in Pakistan. La cellula si sarebbe formata dopo che l’India ha revocato la semi-autonomia della regione il 5 agosto 2019. Negli ultimi attacchi, i membri del TFR hanno usato per lo più armi di piccolo calibro come pistole. In una dichiarazione sui social media, il gruppo ha affermato che non stava colpendo le persone sulla base della loro religione, ma aveva come obiettivo solo coloro che lavorano per le autorità indiane.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

In tale contesto, il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Nuova Delhi ha circa 500.000 soldati e paramilitari schierati nel Kashmir per cercare di contenere tale movimento.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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