Herat: notizie di uno scontro tra IS-K e talebani

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 13:04 in Afghanistan Asia

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Secondo quanto riferito dal quotidiano The Arab News, il 24 ottobre, le forze armate dei talebani hanno sostenuto uno scontro a fuoco di tre ore con un gruppo di presunti militanti dell’affiliata afghana dello Stato Islamico, uccidendo 3 di questi. 

Lo scontro sarebbe scoppiato nella città afghana occidentale di Herat e, secondo il comando di polizia locale, i combattenti del nuovo governo talebano avrebbero isolato i militanti in un edificio. Stando al quotidiano The Arab News, i residenti locali hanno riferito di aver sentito armi leggere e pesanti usate nei combattimenti e la polizia ha aggiunto che 3 membri del gruppo affiliato allo Stato Islamico sono stati uccisi e due talebani sono rimasti feriti nello scontro.

Il portavoce del ministero dell’Interno Qari Saeed Khosti, ha pubblicato un post su Twitter in cui ha confermato la notizie e ha riferito che tre membri dello Stato Islamico in questione sarebbero stati coinvolti in “gravi rapimenti” in tutta la provincia di Herat. “Le forze speciali li hanno circondati e hanno iniziato a sparare. Gli uomini sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza”, ha aggiunto. Tali affermazioni potrebbero fare riferimento ad un aumento della presenza militare nella regione occidentale del Paese, sopratutto nella città di Mazar-el-Sharif, collegata ad Herat da un’importante arteria stradale, a seguito di un aumento di fenomeni criminali, tra cui rapimenti.

Tuttavia, altre fonti, tra cui un’agenzia di stampa italiana, riferiscono della morte di almeno 16 persone negli scontri a fuoco avvenuti il 24 ottobre ad Herat, tra cui ci sarebbero anche 7 bambini. Altre fonti ancora, affermano che i combattimenti in questione abbiano coinvolto uomini armati fedeli a Ismail Khan, un comandante delle milizie di Herat anti-talebano. Oppure, un’ulteriore versione fa riferimento ad uno scontro delle forze armate talebane contro una fazione del gruppo stesso, separatasi a settembre dal nucleo originale e guidata dal Mullah Manan Niyazai. 

Inoltre, è importante ricordare che Herat è una città dell’Afghanistan occidentale, nei pressi del confine con l’Iran, che è rinomata per essere una città d’arte e cultura, ma è anche nota per la presenza di un importante gruppo notabile, formato da clerici conservatori. Questi sono soliti vigilare sull’osservanza di rigidi codici islamici e hanno effettivamente controllato per anni alcune zone della città, con il beneplacito delle autorità locali. Tuttavia, a seguito dell’imposizione del nuovo governo dei talebani, tali equilibri potrebbero essersi alterati, con possibilità di scontri e diatribe.

Intanto, tutto l’Afghanistan si trova in una fase particolarmente delicata, a seguito della presa di Kabul da parte dei talebani, il 15 agosto. Al momento, nessun Paese ha riconosciuto il loro governo, con gravi conseguenze sulla tenuta delle finanze e sulla profonda crisi che minaccia la sopravvivenza della popolazione, dopo decenni di violenze. Il 7 settembre, i talebani hanno comunque annunciato un nuovo esecutivo ad interim, con il mullah Mohammad Hassan Akhund come primo ministro e il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del gruppo, come suo vice. In tale contesto, non sono mancati dissidi interni al gruppo, ad aggiungersi agli attacchi continui di rivali, come l’affiliata afghana dello Stato Islamico. 

Lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan (IS-K) è nato nel 2015 nella parte Nord-orientale del Paese. Si ritiene che tale sezione sia stata fondata da ex membri dei talebani pakistani e si sia diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggiore presenza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani. Secondo gli esperti, l’IS-K si è riorganizzato in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta una grave minaccia per la stabilità del Paese e della regione.

Il 15 ottobre, il gruppo ha rivendicato un attentato suicida contro una moschea sciita nella città meridionale di Kandahar, che ha causato almeno 47 morti. L’attacco è avvenuto una settimana dopo un altra esplosione, che ha causato la morte di altri 46 civili nella moschea sciita della città Nord-orientale di Kunduz, durante la preghiera di venerdì 8 ottobre. Anche questo assalto è stato rivendicato dall’affiliata afghana dello Stato Islamico. Al contrario, la responsabilità di un attacco effettuato a Kabul il 3 ottobre, non è stata reclamata. Quest’ultimo aveva preso di mira un’altra moschea in cui erano presenti alcuni funzionari talebani, che avevano partecipato alle celebrazioni funebri della madre del vice ministro dell’attuale governo ad interim, Zabihullah Mujahid. 

Inoltre, il 19 settembre, l’IS-K aveva rivendicato una serie di assalti effettuati nella provincia orientale afghana di Nangarhar, tramite una comunicazione sul canale Telegram dell’agenzia di stampa Amaq. Il messaggio riferiva che 35 membri dei talebani erano stati uccisi e feriti, a seguito degli assalti del 18 e 19 settembre. Tuttavia, i talebani non avevano confermato la notizia. Infine, lo Stato Islamico afghano ha rivendicato anche l’attentato del 26 agosto presso l’aeroporto internazionale di Kabul, effettuato mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione delle truppe straniere dall’Afghanistan. L’attacco suicida ha causato la morte di almeno 175 persone, tra cui 13 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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