Georgia: l’ex presidente Saakashvili in gravi condizioni

Pubblicato il 25 ottobre 2021 alle 12:45 in Europa Georgia

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L’ex presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, che al momento si trova in carcere, dove ha iniziato lo sciopero della fame, ha ricevuto una trasfusione di sangue a causa dell’aggravamento delle sue condizioni fisiche.

A riportare la notizia, sabato 23 ottobre, è stata l’agenzia di stampa Interfax, citando le dichiarazioni rilasciate dal medico dell’ex capo di Stato, Nikoloz Kipshidze. Quest’ultimo ha spiegato che, nel corso di controlli ordinari, il personale medico della struttura penitenziaria dove Saakashvili sta scontando la pena ha riscontrato una serie di parametri “negativi”. Di conseguenza, l’uomo è stato sottoposto alla trasfusione sanguinea e, al momento, le sue condizioni sono “stabili”. L’aggravarsi delle sue condizioni fisiche, secondo il medico dell’ex presidente georgiano, potrebbe essere legato allo sciopero della fame, annunciato il primo ottobre. Kipshidze ha affermato che, secondo lui, Saakashvili dovrebbe essere trasferito in un vero e proprio ospedale perché il rischio che le sue condizioni peggiorino è alto e l’ospedale carcerario “non dispone degli strumenti necessari”.  

Saakashvili è stato arrestato il primo ottobre, un giorno dopo il suo ritorno nel Paese del Caucaso, dopo 8 anni di esilio, al fine di supportare il proprio partito Movimento Nazionale Unito (UNM) durante le elezioni municipali. Queste ultime sono state vinte dal partito al governo, Sogno Georgiano, il 2 ottobre. Saakashvili aveva annunciato il suo ritorno, giovedì 30 settembre, attraverso un post su Facebook in cui spiegava che lo scopo del viaggio era “salvare il Paese”, sullo sfondo delle elezioni locali. Il giorno successivo, il primo ottobre, l’uomo ha esortato la popolazione a votare per il partito UNM. Inizialmente, il governo aveva negato che fosse tornato, tuttavia, venerdì, il premier Irakhli Garibashvili ne ha annunciato l’arresto, aggiungendo che il 53enne era stato portato nella penitenziaria della città di Rustavi.

Successivamente, l’8 ottobre, numerosi civili legati al partito di opposizione UNM sono scesi in piazza per manifestare contro il partito al governo e richiedere il rilascio dell’ex presidente. Le proteste sono poi sfociate in scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, le quali hanno posto in stato di fermo tre cittadini.

Saakashvili si era rifugiato in Ucraina perché, nel 2018, l’uomo era stato condannato in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere e per occultamento di prove. Secondo l’ex presidente, i casi giudiziari aperti contro di lui in tale anno avevano “motivazioni politiche”. Stando alle disposizioni della Costituzione georgiana, l’ex capo di Stato non poteva candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali del 2013, poiché si sarebbe trattato del suo terzo mandato. Il medesimo anno, pertanto, Saakashvili lasciò il Paese per rifugiarsi in Ucraina, dove, nel 2014, supportò il movimento ucraino antirusso Euromaidan. Di conseguenza, Kiev concesse all’ex presidente georgiano non solo la cittadinanza ucraina, ma venne anche nominato governatore della regione di Odessa. Nello stesso anno fu privato della cittadinanza georgiana e, nel novembre 2016, anche di quella ucraina: quest’ultima gli è stata poi restituita in seguito, nel maggio 2019.

In tal contesto, è importante ricordare che la Georgia, a partire dal 31 ottobre 2020, è stata colpita da una profonda crisi politica interna causata dalle elezioni parlamentari che sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, l’ormai ex premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato l’oppositore, Nika Melia, leader del partito Movimento Nazionale Unito.  

Bruxelles è intervenuta nella questione attraverso un piano, il documento Danielsson, presentato al Parlamento di Tbilisi il 18 aprile. Numerose trattative, complice il rilascio di Melia del 10 maggio, hanno portato il gruppo UNM a rientrare al Parlamento per partecipare alla vita politica del Paese. Tuttavia, Melia ha dichiarato che il suo partito non avrebbe mai firmato il patto europeo a causa di alcuni punti che non condivide. Nello specifico, l’oppositore ha fatto riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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