Israele ed Egitto valutano la costruzione di un nuovo gasdotto

Pubblicato il 24 ottobre 2021 alle 6:38 in Egitto Israele

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Israele sta pensando di costruire un nuovo gasdotto terrestre con l’Egitto al fine di aumentare le esportazioni di gas naturale al suo vicino. La mossa si colloca sulla scia del recente inasprimento delle forniture a livello globale, secondo quanto affermato dal Ministero dell’Energia israeliano in una nota. Si stima che il gasdotto, che collegherà la rete di gas naturale israeliana a quella egiziana attraverso il Nord della penisola del Sinai, costerà circa 200 milioni di dollari e potrebbe essere operativo entro 24 mesi. Ciò è stato rivelato all’agenzia di stampa Reuters da fonti del settore.

Il nuovo gasdotto terrestre, insieme ai piani per la costruzione di un secondo gasdotto sottomarino verso l’Egitto da completare entro pochi anni, consoliderà ulteriormente la posizione di Israele come hub energetico chiave nel Mediterraneo orientale, una porzione di mare che ha inasprito le relazioni diplomatiche tra molti Paesi dell’area negli ultimi anni. Tel Aviv è diventato un fornitore chiave di gas naturale per l’Egitto, soprattutto a partire da gennaio 2020, quando ha avviato la produzione dai suoi giacimenti di gas offshore di Tamar e Leviathan. Circa 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno vengono forniti al Cairo tramite il gasdotto sottomarino che collega Israele alla penisola egiziana del Sinai.

“Israele ed Egitto stanno discutendo di una possibile cooperazione nella fornitura di gas naturale. Una delle opzioni al vaglio, a seguito di una richiesta dell’Egitto per ulteriori forniture di gas naturale, è un gasdotto onshore”, ha affermato il Ministero dell’Energia israeliano. Il gasdotto sarà di proprietà della società di distribuzione nazionale israeliana Israel Natural Gas Lines e il suo percorso è in fase di approvazione da parte delle autorità locali, ha aggiunto il dicastero.

Il nuovo gasdotto consentirà di aumentare le forniture all’Egitto di ulteriori 3-5 miliardi di metri cubi all’anno, secondo quanto hanno affermato le fonti. Alimenteranno la rete elettrica egiziana e andranno altresì ad incrementare le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dall’Egitto verso l’Europa e l’Asia. “Non c’è dubbio che l’Egitto abbia tutte le qualità e le condizioni per diventare un hub globale che concentrerà ulteriori volumi di gas da Israele, Cipro e le regioni circostanti e sarà un punto focale del commercio di gas sia a livello regionale che globale”, ha detto a Reuters Yossi Abu, CEO di Delek Drilling. Un gasdotto terrestre rischia però, più di uno offshore, di essere attaccato dai militanti islamisti che operano nella penisola del Sinai e che hanno tentato, negli ultimi anni, di prendere più volte di mira le infrastrutture del gas nell’area. 

Per quanto riguarda Israele, la sua possibilità di incrementare le esportazioni di gas verso i suoi vicini dipende dalla capacità delle aziende di espandere la produzione. Si prevede che la capacità di esportazione di Israele aumenterà a 8 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2023, dagli attuali 5 miliardi di metri cubi annuali, grazie alla risistemazione delle infrastrutture esistenti e all’espansione del gigantesco giacimento di Leviathan, gestito da Chevron Corp. (CVX.N) e dove Delek Drilling (DEDRp.TA), parte del conglomerato Delek Group (DLEKG.TA), detiene una quota del 45%. La produzione aumenterà ulteriormente quando Energean (ENOG.L) avvierà la produzione dal giacimento di gas Karish/Tanin, previsto per la metà del 2022. Energean prevede inoltre di iniziare a febbraio la perforazione di cinque nuovi pozzi che potrebbero aumentare ulteriormente la produzione nei prossimi anni. “Energean accoglie con favore qualsiasi nuova infrastruttura che colleghi il Mediterraneo orientale con l’Europa”, ha riferito la società a Reuters. 

Infine, va sottolineato che il gasdotto onshore non dovrebbe avere alcun impatto sul piano di Israele e dell’Egitto di costruire un secondo gasdotto sottomarino per rifornire gli impianti GNL egiziani di Idku e Damietta, da dove il carburante può essere riesportato in Europa e in Asia.

Israele possiede grandi quantità di gas naturale nel Mar Mediterraneo, con importanti scoperte a partire dal 2009, ed esporta forniture in Egitto dallo scorso anno attraverso il suo gasdotto sottomarino. Parte di quel gas viene quindi raffinato e inviato in Europa, dove i prezzi del gas sono aumentati vertiginosamente a causa di una crisi dell’offerta e di un’impennata della domanda mentre il mondo sta uscendo dalle restrizioni imposte dalla pandemia. La nuova pipeline potrebbe dunque aumentare la quantità di gas consegnata ai clienti europei negli anni a venire.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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