Etiopia, l’offensiva continua: bombardamenti dell’esercito nel Tigray

Pubblicato il 24 ottobre 2021 alle 19:31 in Africa Etiopia

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L’esercito federale etiope ha condotto, oggi, domenica 24 ottobre, due bombardamenti contro la regione del Tigray, nel quadro dell’offensiva volta a contrastare i gruppi ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), in corso da oltre una settimana.

Secondo quanto specificato da un portavoce del governo, Legesse Tulu, un primo raid ha preso di mira il distretto occidentale di Mai Tsebri e, nello specifico, un centro di addestramento e di comando militare del TPLF, gruppo definito da Adis Abeba “terroristico”. Il secondo, invece, ha colpito la città di Adwa, nel Nord del Tigray, e, in particolare, un impianto di produzione di equipaggiamento militare controllato dal TPLF, secondo quanto affermato dal governo in una nota pubblicata su Facebook. “Posso confermare che c’è stato un attacco aereo di successo a Mai Tsebri, che ha preso di mira il sito di addestramento delle reclute illegali del TPLF e un deposito di artiglieria pesante”, ha affermato Legesse, precisando che i due campi profughi situati nel distretto, Mai Aini e Adi Harush, i quali ospitano migliaia di rifugiati eritrei, non sono stati colpiti.

Da parte sua, il portavoce del TPLF, Getachew Reda, ha riferito di aver verificato con i colleghi che un attacco aereo ha colpito le vicinanze di un ospedale locale a Mai Tsebri, ma, sino ad ora, non sono state registrate vittime. Circa l’attacco ad Adwa, invece, Reda ha affermato di non avere notizie a riguardo e ha aggiunto: “Il governo fa sembrare che tutta la regione del Tigray sia un centro di formazione. Non ha alcun senso, non abbiamo tutti questi centri di formazione”. Ad ogni modo, Reuters ha specificato di non aver potuto verificare le notizie degli attacchi su Mai Tsebri e Adwa, poiché le comunicazioni sono interrotte nella maggior parte del Tigray.

Quanto accaduto il 24 ottobre si colloca nel quadro di una più ampia offensiva lanciata dal governo etiope  l’11 ottobre. Per Adis Abeba si tratta di un’offensiva “finale”, condotta contro le forze della regione settentrionale del Tigray. La capitale regionale, Mekelle, è stata colpita, la prima volta, il 18 ottobre, quando l’aviazione federale etiope ha lanciato due raid aerei, uno dei quali, secondo le Nazioni Unite, avrebbe ucciso 3 bambini. Sebbene le autorità etiopi abbiano dichiarato di aver preso di mira obiettivi ribelli nei loro attacchi aerei, testimoni e fonti locali hanno sottolineato che, invece, i primi due raid avrebbero colpito alcuni punti sensibili della città, tra cui un mercato e un albergo. 

Gli ultimi bombardamenti, invece, sono stati condotti tra il 21 e il 22 ottobre prima su Mekelle, provocando circa 11 feriti, e poi anche su Agbe, tra le località di Hagere Selam e Tembien. A tal proposito, a seguito del bombardamento contro la capitale regionale, le Nazioni Unite hanno riferito che un proprio volo, con a bordo 11 membri del personale umanitario, è stato costretto a dirottare, ritornando ad Addis Abeba. L’Onu ha successivamente annunciato la sospensione dei propri voli bisettimanali verso la regione.

In realtà, l’inizio dell’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray è da far risalire al 4 novembre 2020. Questa è stata lanciata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. A tal proposito, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista di Mekelle.

Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. I ribelli non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione riconquistando la capitale regionale. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti, ad oggi, non si sono ancora arrestati. Questi hanno provocato lo sfollamento di circa due milioni di cittadini, mentre in migliaia risultano aver perso la vita, il che ha destato la preoccupazione della comunità internazionale, mentre le Nazioni Unite hanno messo in guardia dall’esacerbarsi della situazione umanitaria. In tale quadro, il 20 ottobre, un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha affermato che Washington condanna la “continua escalation di violenza che mette in pericolo i civili” nel Tigray.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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