Afghanistan: nuove restrizioni al lavoro per le donne di Kabul

Pubblicato il 24 ottobre 2021 alle 6:32 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno imposto ulteriori restrizioni alle donne che lavorano negli uffici governativi di Kabul, impedendo ad alcune di loro di tornare al lavoro, da lunedì 25 ottobre. 

La notizia è stata riferita il 21 ottobre da Neamatullah Barakzai, incaricato della “sensibilizzazione pubblica” per la municipalità di Kabul. L’uomo ha affermato che “molte dipendenti cittadine” non si recheranno al lavoro a partire da lunedì 25 ottobre, mentre i funzionari preparano un nuovo piano per consentire alle donne di accedere in sicurezza agli uffici governativi. Tuttavia, sono state escluse da questa disposizione le dipendenti impiegate nei settori della sanità e dell’istruzione. In ogni caso, i talebani hanno assicurato che gli stipendi di tutte le donne che lavorano per l’amministrazione continueranno ad essere regolarmente pagati. 

Dalla riconquista dell’Afghanistan, con la presa di Kabul del 15 agosto, i talebani hanno inizialmente dichiarato che avrebbero consentito alle donne maggiore libertà, rispetto al passato, pur rimanendo nel quadro della legge islamica. Tuttavia, continuano a circolare notizie, confermate e non, su una generalizzata mancanza di tutela dei diritti del mondo femminile in Afghanistan. A tale proposito, il 20 ottobre, durante una visita in Russia, il vice primo ministro talebano, Abdul Salam Hanafi, ha assicurato che in tutto il Paese le donne continueranno a lavorare, anche nelle stazioni di polizia e negli uffici dei passaporti. “Stiamo cercando di fornire condizioni di lavoro alle donne nei settori in cui sono necessarie, secondo la legge islamica”, ha affermato il vice premier. 

Già il 24 agosto, il portavoce talebano Zabihullah Mujahid aveva chiesto alle donne afghane che lavoravano di stare in casa, finché non fossero stati messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. Inoltre, senza dare spiegazioni al riguardo, nessuna donna è stata inclusa tra i rappresentanti dell’esecutivo resi noti il 7 settembre e neanche successivamente. Sulla scia di questo atteggiamento, il 17 settembre, i talebani hanno chiuso il Ministero per gli Affari Femminili, sostituendolo con un Ministero per la “Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio”, incaricato di far rispettare la legge islamica. 

Durante il primo governo, dal 1996 al 2001, il gruppo islamista aveva imposto una versione rigorosa della sharia, dalle interpretazioni più estreme. Ciò includeva il divieto per le donne di lavorare fuori casa o di uscire di casa senza un tutore maschio, il mancato accesso all’istruzione per bambine e ragazze, l’obbligo di indossare il burqa (l’abito femminile musulmano che copre sia il corpo sia il volto) e severe punizioni per chiunque avesse violato il codice morale imposto da gruppo militante islamista. Secondo Amnesty International, nel 1996, a una donna di Kabul venne tagliata una falange del pollice per aver indossato lo smalto.

Con il nuovo governo, i talebani avevano promesso grandi cambiamenti rispetto al passato, tra cui l’apertura alle donne e il rispetto dei diritti umani. Tuttavia, i dubbi al riguardo sono numerosi. Al momento il genere femminile è stato escluso dalla vita sociale e politica, le scuole sono state nuovamente divise in maschili e femminili e queste ultime non sono operative, con il risultato di molte giovani afghane che non possono continuare il proprio percorso di studi. Al contrario, le scuole maschili sono state riaperte il 18 settembre. Inoltre, circolano notizie riguardo a presunti omicidi di giovani sportive e minacce di morte contro giudici di sesso femminile

La questione della tutela dei diritti delle donne è stata definita fondamentale dai Paesi dell’Unione Europea, che affermano che non riconosceranno l’esecutivo dei talebani se la loro posizione questo punto non verrà chiarita. Senza un riconoscimento ufficiale, il governo non può accedere agli aiuti finanziari forniti all’Afghanistan dalla comunità internazionale, da cui l’economia del Paese è fortemente dipendente. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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