Afghanistan: esplosione contro “veicolo talebano”, almeno 2 civili morti

Pubblicato il 24 ottobre 2021 alle 10:00 in Afghanistan Asia

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Almeno 2 civili, di cui un bambino, hanno perso la vita, a seguito di un’esplosione contro un veicolo appartenente a talebani, nell’Afghanistan orientale. Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno ribadito il proprio sostegno alla popolazione e, in particolare, alla difesa dei diritti di donne e bambini.

L’attacco ha avuto luogo il 23 ottobre nella provincia orientale di Nangarhar. Stando a quanto riportato dai talebani stessi e da fonti mediche, altri 4 individui risultano essere rimasti feriti, mentre non sono state registrate vittime per il gruppo islamista. La notizia è stata confermata anche da un funzionario di un ospedale locale, in condizioni di anonimato, il quale ha riferito che due corpi e quattro civili feriti sono stati trasferiti nella struttura ospedaliera a seguito dell’attentato. Come precisato dal capo della polizia distrettuale, Ismatullah Mubariz, sono stati due i dispositivi fatti esplodere contro un veicolo con a bordo talebani. Sino ad ora, l’attacco non è stato rivendicato, ma la zona colpita è stata più volte testimone di attentati perpetrati da branche dello Stato Islamico contro obiettivi talebani.

Tra gli attacchi più recenti rivendicati dall’organizzazione terroristica si menziona quello del 15 ottobre, condotto contro una moschea sciita a Kandahar. In tal caso, sono state 47 le vittime. In una dichiarazione pubblicata la sera dello stesso 15 ottobre sui social media, il gruppo armato noto come Stato Islamico della Provincia del Khorasan (IS-K), ha affermato che due membri del gruppo hanno dapprima ucciso le guardie di sicurezza che presidiavano l’ingresso della moschea di Fatimiya. Poi, una volta entrati nella moschea, uno degli attentatori si è fatto esplodere sul posto e l’altro ha provato ad addentrarsi nella struttura. Circa una settimana prima, l’8 ottobre, altri 46 civili hanno perso la vita nella moschea sciita della città Nord-orientale di Kunduz, durante la preghiera del venerdì. Anche questo assalto è stato rivendicato dall’affiliata afghana dello Stato Islamico.

In tale quadro, sempre il 23 ottobre, il medesimo gruppo jihadista ha rivendicato l’esplosione contro un traliccio dell’elettricità a Kabul, nel distretto di Shakardara, che, dal 21 ottobre, ha lasciato la capitale al buio. “I soldati del Califfato hanno fatto detonare una bomba su un traliccio dell’elettricità a Kabul”, ha dichiarato l’organizzazione in un comunicato diffuso tramite i suoi canali Telegram. Come evidenziato da più fonti, si sarebbe trattato del primo attacco contro la rete elettrica afgana.

Nel frattempo, a oltre due mesi dall’entrata dei talebani nella capitale afgana, del 15 agosto, la situazione nel Paese risulta essere ancora instabile. In tale quadro, il 23 ottobre, la rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, Deborah Lyons, ha tenuto incontri separati con funzionari dell’Emirato Islamico, durante i quali sono stati discussi una serie di dossier relativi ad aiuti umanitari, diritti umani e governo inclusivo. Nello specifico, Lyons ha incontrato il vice primo ministro, Abdul Salam Hanafi, il ministro degli Esteri ad interim, Amir Khan Muttaqi, e il ministro delle Finanze, Hidayatullah Badri, secondo quanto riferito dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA). Particolare attenzione è stata posta all’esacerbarsi della crisi economica e umanitaria e alle preoccupazioni sul rispetto dei diritti umani. Un portavoce del Ministero degli Esteri, Abdul Qahar Balkhi, ha affermato che l’inviata delle Nazioni Unite ha anche parlato dei problemi del sistema bancario afgano.

A tal proposito, Lyons ha affermato che UNAMA continuerà a fornire aiuti essenziali, mentre è stata evidenziata la necessità di una “governance inclusiva e della protezione dei diritti di tutti gli afgani, donne e uomini”. Anche il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha affermato che le Nazioni Unite resteranno in Afghanistan e continueranno a promuovere e difendere i diritti di donne e ragazze. “Non ci fermeremo finché le ragazze non potranno tornare a scuola e le donne potranno tornare al loro lavoro e partecipare alla vita pubblica”, ha twittato Guterres.

La questione della tutela dei diritti delle donne è stata definita fondamentale altresì dai Paesi dell’Unione Europea, i quali affermano che non riconosceranno l’esecutivo dei talebani se la loro posizione su questo punto non verrà chiarita. Senza un riconoscimento ufficiale, il governo non può accedere agli aiuti finanziari forniti all’Afghanistan dalla comunità internazionale, essenziali per l’economia del Paese. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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